martedì, Novembre 30

Rigenerare il Rio Grande, l’alternativa al muro di Trump

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Rigenerare il Rio Grande, questa potrebbe essere l’alternativa alla costruzione del muro al confine tra USA e Messico che il Presidente Donald Trump vorrebbe costruire per bloccare l’immigrazione clandestina. La proposta è di Gabriel Diaz Montemayor, assistente di Architettura all’Università Austin, in Texas, studioso di pianificazione urbana e design ambientale, proposta avanzata dalle colonne di ‘The Conversation.

Gli Stati Uniti e il Messico hanno condiviso il loro attuale confine internazionale per quasi 170 anni. Oggi cooperano a più livelli su questioni che interessano la regione di confine. La decisione di Trump di costruire  un muro  minaccia molte iniziative di cooperazione in atto tra i due Paese, così come l’ambiente naturale condiviso.

Montemayor ha  lavorato con le comunità locali di entrambi i Paesi per ripristinare gli ambienti urbani e naturali deteriorati, e, forte di questa esperienza, ritiene di individuare nel recupero e nella rivitalizzazione del fiume un grande potenziale per l’infrastruttura verde, progetti che utilizzino sistemi naturali dal vivo per offrire vantaggi alle persone e all’ambiente locale. Questo approccio può contribuire ad attenuare l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, ripristinare i terreni e gli habitat e rigenerare le comunità vegetali, animali e umane.

L’operazione sarebbe un’occasione per il Messico e gli Stati Uniti di lavorare insieme su una scala molto più ampia. Invece di spendere miliardi di dollari su una parete di confine, preferire l’alternativa di rigenerare il Rio Grande, che occupa  più della metà del confine -dal Colorado fino al Golfo del Messico-, per dare vita ad un parco binazionale che valorizzi lo spettacolare paesaggio condiviso. Una proposta, per altro, sulla quale le comunità locali sono già attive da anni, e sulla quale anche la politica aveva provato a lavorare. Rigenerare il Rio Grande, come altri fiumi americani, è un impegno sulla quale la società civile è al lavoro non da oggi.

Oggi il volume del fiume si sta riducendo, causa i cambiamenti climatici e le deviazioni idriche per l’agricoltura e gli usi domestici. A ciò si aggiunga che l’acqua è inquinata da fertilizzanti e acque di scarico e ha perso almeno sette specie di pesci nativi. Ripristinarlo comporterebbe enormi benefici per la fauna selvatica, l’agricoltura, la ricreazione e le comunità di entrambi i Paesi.

Messico e Stati Uniti hanno firmato numerosi accordi che regolano la frontiera, a partire  dal Trattato di Guadalupe Hidalgo nel 1848. Nel 1944 crearono la Commissione internazionale delle frontiere e delle acque per gestire le risorse idriche, la qualità dell’acqua e il controllo delle inondazioni nella regione confinante.
Le questioni ambientali che interessano le comunità al confine includono il dumping delle acque reflue, l’inquinamento agro-chimico e le inondazioni. La perdita di habitat ripariano -le verdi zone verdeggianti lungo le rive del fiume- ha ridotto l’ombra e il raffreddamento naturale del fiume.

Consapevoli di questi problemi, gli Stati Uniti e il Messico hanno istituito la Commissione per la cooperazione in materia di ambiente a margine dell’Accordo per il libero scambio nordamericano (NAFTA). Questa organizzazione finanzia programmi ambientali proposti dalle comunità locali e dai governi all’interno di una striscia di 400 chilometri lungo il confine. Il programma U.S.-Mexico Border 2020, dell’Agenzia americana per la protezione dell’ambiente, prevede anche sovvenzioni incentrate sulle questioni ambientali negli Stati Uniti e in Messico.  Progetti per affrontare problemi come le inondazioni e la mancanza di spazio pubblico accessibile e di alta qualità che mirano a migliorare i sistemi infrastrutturali urbani e la qualità dell’acqua. Per esempio, un programma pilota per la creazione di stagni per la prevenzione delle inondazioni a Nogales, in Messico, città gemella di Nogales in Arizona. Altri progetti simili riguardano reti di spazi verdi collegati per raccogliere le acque piovane. Con progetti di questo genere si possono avere risultati positivi dal punto di vista ambientale sia per le città americane che messicane.

Montemayor richiama l’esperienza da lui stesso condotta in Messico, a Hermosillo,   per la creazione di un piano di corridoi verdi. I corridoi verdi in genere corrono lungo vie navigabili  per assorbire le acque piovane e fornire spazi per lo svago. La città sta lanciando un piano strategico che acquisisce  questi concetti. Altra esperienza  è quella dello Stato di Tamaulipas che prevede una crescita della produzione di petrolio e gas determinata dalle recenti riforme energetiche in Messico. Il piano propone di sfruttare la costruzione di infrastrutture per i campi produttivi di petrolio e gas includendo stagni di  filtrazione e corridoi verdi, che serviranno come spazi pubblici di alta qualità e ridurranno i rischi di alluvione. Altresì è prevista la creazione di zone naturali e aree ricreative sul versante messicano del fiume, che rispecchieranno le aree esistenti sul lato americano.
Esperienze di questo tipo, sostiene il docente, se pianificati su larga scala, lungo tutto il tratto del fiume, condurrebbero ad uno sviluppo ecologico della regione.
Un piano che potrebbe integrare strade, parchi, industrie, città, insenature, altri corsi d’acqua affluenti, terreni agricoli lungo tutto  l’intero percorso del Rio Grande.

Un possibile punto di partenza potrebbe essere quello di ripristinare i canali esistenti lungo il fiume da Ciudad Juarez, in Messico a El Paso, in Texas. Ricreare l’habitat naturale su entrambi i lati del fiume potrebbe raffreddare e pulire l’aria e fornire spazi pubblici attraenti.

Ma perché fermarsi lì? Mentre il Rio Grande avanza nel Golfo del Messico, tocca paesaggi incredibilmente preziosi, bellissimi e lontani, tra cui Big Bend National Park, in Texas, e il Cañon de Santa Elena , e Maderas del Carmen in Messico. Viaggiare lungo questo percorso potrebbe diventare un viaggio simile all’escursione del sentiero appalachiano, con l’opportunità di vedere  aree naturali e fauna selvatica acquisendo sapere da due delle colture più ricche del mondo.
Insieme queste aree formano un vasto parco naturale potenzialmente binazionale che potrebbe essere gestito in modo cooperativo, proprio come il Parco della pace internazionale di Waterton-Glacier sul confine tra Stati Uniti e Canada.
  Quando i funzionari del Texas hanno proposto di creare Big Bend National Park, negli anni Trenta, hanno immaginato un parco internazionale. Nel 1944, il Presidente Franklin Roosevelt scrisse al Presidente messicano Manuel Avila Camacho che «Non credo che questa impresa», la creazione del Big Bend National Park, «sarà completa fin tanto che l’area del parco di questa regione su entrami i lati del Rio Grande non costituirà un grande parco internazionale». Le discussioni sono cadute negli anni Cinquanta, poi ripresero negli anni ’80 a livello di base, ma sono state affondate da discussioni sulla sicurezza delle frontiere e sull’immigrazione dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001.

Non si sa  se il Congresso stanzierà i fondi necessari per la costruzione del muro voluto da Trump -1,6 miliardi di dollari. In ogni caso, costruire un muro sul tratto di un fiume abitato con i rischi di alluvione che vi sono è un obiettivo  non dei più lungimiranti. Come hanno sottolineato gli esperti, è più efficace dotare la Polizia di confine delle tecnologia adatte  che costruire una barriera. Ripristinare l’habitat fluviale potrebbe migliorare la sicurezza delle frontiere favorendo un flusso d’acqua più alto e costante. Rendere più sano il Rio Grande favorirebbe anche il lavoro degli agricoltori e dei produttori di energia su entrambi i lati del confine.

Il confine impone una divisione artificiale in una regione che gli esseri umani hanno accettato come un’entità unificata per centinaia di anni  -il sud-ovest spagnolo, conclude Gabriel Diaz Montemayor, «questo vasto spartiacque condiviso dovrebbe ricordarci che siamo fragili in isolamento, ma potenti quando ci incontriamo».

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