mercoledì, Aprile 21

Rifugiati, reietti, respinti Quando cercano di tornare in Patria non hanno più nulla, spesso nemmeno le terre che avevano

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rifugiati myanmar

Bangkok – La questione, scura e spesso drammatica, dei profughi dislocati lungo i confini tra Myanmar e Thailandia campeggia da decenni, con scarsi tentativi di soluzione: i rifugiati che vivono da lungo tempo nei campi di accoglienza, reietti da tutti, nel momento in cui una apparente stasi nei combattimenti lo consentisse, in realtà, non riescono a far ritorno nella madrepatria senza che vi siano vessazioni di ogni sorta e spesso accade che al ritorno nella terra di origine, tutto sia stato depredato da altri, comprese case e terreni da coltivare.

I rifugiati residenti sulla sezione thailandese dei confini col Myanmar hanno incontrato difficoltà estreme nel loro tentativo di tornare a casa, con molti di essi forzati a ritornare verso i campi profughi in territorio thailandese. Un esempio, in tal senso, è Saw Lamu. Dopo aver vissuto al campo profughi di Ban Don Yang nel Distretto Sangkhlaburi di Kanchanaburi, Thailandia, è recentemente tornato nella sua città natale pieno di speranze per potervisi re-insediare. Sfortunatamente, però, ha incontrato tutte le difficoltà del mondo soprattutto per due tipi di necessità: un posto dove stare e un lavoro. «Sono nato a Kayin Shinhtami nel territorio metropolitano di  Yay Phyu. Gli ostacoli principali nel ritornare verso la mia città di origine sono stati nel trovare una domiciliazione ed una attività lavorativa. Se non si hanno questi due fattori, non si ha alcuna possibilità di sopravvivere. Sarebbe una buona cosa se avessimo un luogo dove stare con alcune forme di supporto così come era stato promesso dai Ministeri del Myanmar. Tutti i rifugiati vogliono tornare a casa».

Saw Lamu e tutta la gente proveniente dal suo villaggio hanno abbandonato le proprie case a causa dei violenti scontri ed hanno trovato rifugio nei campi di accoglienza per profughi in Thailandia. Ma la vita, in quelle condizioni ed in quei luoghi non è affatto facile, i racconti di Saw Lamu sono esattamente sovrapponibili a quelli di tanti rifugiati provenienti anche da altre località della sua Nazione, sottoposti a pressioni e violenze di ogni genere, per sfuggire alle quali ci si avventura anche in condizioni chiaramente estreme come quello dei campi di accoglienza per profughi. «In precedenza ci venivano consegnate zanzariere e coperte. Adesso ci viene fornito solo cibo. Possiamo tornare liberamente in direzione del Myanmar ma se volessimo lasciare il campo profughi per cercare un lavoro in territorio thailandese, lo possiamo fare solo in segreto».

Allo stato attuale, vi sono due campi profughi collocati nei pressi della Regione Thaninthayi, a Ban Don Yang e Tham Hin, che attualmente ospita circa 10.000 rifugiati. I profughi provenienti dalla Regione di Thaninthayi hanno lasciato le loro case negli Anni ’80. Alcuni di loro che son tornati, hanno trovato che altri si erano impossessati delle loro terre.

Nel villaggio Kayzutaw nel Distretto Dawei lo scorso 28 Luglio, Saw Harvey, Ministro della Regione Thaninthayi, ha affermato di aver bisogno di un anno per preparare un ambiente sicuro per vivere secondo canoni insiti nei programmi di riabilitazione per i rifugiati di ritorno nelle proprie terre di origine. Ogni famiglia –secondo i piani- dovrebbe aver diritto a cinque acri di terre da coltivare, in supporto a tutto ciò un gruppo di sostegno proveniente dalla Norvegia ha proposto di sostenere ed assistere all’intero processo riabilitativo. «Le persone che vivono nei campi profughi non fanno ritorno solo per un pasto. Essi devono esser certi che l’intero ambiente sia vivibile, oppure potrebbero solo trovare difficoltà nel tornare nei campi», ha aggiunto Thant Zin, uno dei coordinatori del Gruppo Sviluppo del Dawei. Il Consiglio nazionale Thailandese per la Pace e l’Ordine inizialmente ha affermato che entrambe le Nazioni potrebbero lavorare congiuntamente per il rimpatrio dei rifugiati.

Più di 130.000 rifugiati del Myanmar vivono oggi nei campi profughi nei territori di pertinenza della Thailandia. Molti hanno sostato nei campi profughi per decenni ed un’intera generazione è nata e vissuto all’interno di quei campi. Per anni, è stata considerata misura insicura il ritorno nelle zone di conflitto dalle quali erano fuggiti. Il Capo del Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, il generale Prayuth Chan-ocha ha affermato che consentire il ritorno dei rifugiati nella propria terra è uno dei temi sottoposti a discussione durante il suo recente incontro con il Capo delle Forze Armate del Myanmar il generale Anziano Min Aung Hlaing lo scorso 4 Luglio a Bangkok.

La maggior parte dei rifugiati che permangono in Thailandia son fuggiti dal Myanmar a causa di conflitti interni decennali e per i violenti combattimenti che si sono a lungo verificati per quei motivi. I circa 130.000 rifugiati sono parte dei 51.2 milioni di rifugiati nel Mondo, secondo il Report Trend Globali reso noto dall’Alto Commissariato per i Rifugiati presso le nazioni Unite UNHCR nel mese di Giugno scorso. Mentre la situazione tra Thailandia e Myanmar appare abbastanza tranquilla –al netto delle difficoltà gravi appena descritte per la strada del ritorno in Madrepatria dei cittadini del Myanmar- ovunque nel Mondo, il numero dei rifugiati continua a salire. Tra il 2012 ed il 2013, secondo l’UNHCR, il numero totale s’è accresciuto di altri sei milioni.

Il piano di reimpatrio dei rifugiati è parte del risultato di un accordo tra la giunta militare in Thailandia, che ha preso il potere lo scorso 22 maggio e l’Esercito del Myanmar, che ancor oggi detiene il vero potere nel paese, con il 25 per cento dei seggi detenuti in Parlamento raggiunti con proprie voti autonomi. Se il processo –che potrebbe prender piede in un anno- avrà successo, si potrebbe dire che si tratta di un obbiettivo raggiunto di notevole rilievo.

Un ufficiale della Unione Nazionale Karen Brigata Numero 4 negli uffici della base di Myeik-Dawei ha affermato che  sono in corso approfondite discussioni con gli altri gruppi armati etnici per fornire anch’essi programmi di assistenza ai profughi. Per quel che è stato riferito, alcuni partiti, compresi i gruppi di sostegno ed assistenza, stanno portando avanti ricerche sui programmi di riabilitazione per profughi in molte aree della regione come Myitta, Pulaw, Botpyin e Mengaw.

 

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