giovedì, Dicembre 2

Rifugiati: ‘Papà, perché non prendiamo l’aereo per l’Europa?’

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Giorno 12: Smirne-Kuşadası, affacciati a Samo

Papà, sei in carcere?”, chiede Roliana quando Delvan parla al telefono con sua moglie e suoi figli. Loro sono riusciti ad andare con l’altro taxi fino ad un albergo a Kuşadası. Oggi Delvan ci prova di nuovo, e questa volta lo accompagno. Masha’Allah, là dobbiamo attraversare“, dice quando vediamo il mare all’orizzonte, dopo un’ora di viaggio e i contorni dell’isola greca Samo appaiono nella nebbia. Questo è il divario che ancora nel 2015 intimorisce la gente, anche se abbiamo trovato già da tanto tempo i mezzi per arrivare sani e salvi dall’altra parte.

Il tassista passa nervosamente per le vecchie strade di Kuşadası. Deve evitare la Polizia. Arrivati all’albergo, un albergo a tre stelle sul mare, lancia fuori i bagagli e parte più veloce della luce. Nella hall Roliana e Ariana abbracciano fortemente il loro padre. I rifugiati fanno il check-in come ospiti normali. I contrabbandieri pagano il costo con i soldi che hanno ricevuto dai rifugiati.

 

Giorno 13-14: Kuşadası-Smirne, non appena sul posto

I rifugiati siriani nell’albergo si scambiano delle storie. Da dove vengono e dove vanno. “Anche ad un mio amico dicevano che avrebbe preso uno yacht, ma alla fine era un gommone!”, dice un uomo. Sulla spiaggia i componenti della famiglia non si sentono più dei rifugiati, ma una famiglia in vacanza al mare.  Eppure conservano un segreto in silenzio: Delvan guarda i video dei neonati annegati mentre Rokan bacia il neonato Nouri, quasi soffocandolo per amore. Pulisce la stanza dell’albergo come se fosse già casa sua. Ma appena i rifugiati cominciano a sognare un po’, sono costretti a confrontarsi nuovamente con l’incubo che stanno vivendo. “Dovete partire immediatamente per un altro albergo”, dice uno dei contrabbandieri, mentre bussa forte sulla porta.
Nel secondo albergo, piccolo e sporco, sembra che non ci siano stati più ospiti da anni.  Questi alberghi ricevono un percentuale dai contrabbandieri?

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Foto di Pieter Stockmans

Se non partiamo domani, torno ad Istanbul!”, urla Rokan dal balcone. Giù sulla terrazza dell’albergo i contrabbandieri si circondano di mistero mentre chiamano gesticolando per consegnare ‘il pacco’.  Improvvisamente scoppia il panico. Discussioni intense, taxi davanti all’albergo, i rifugiati che partono con tutti i loro bagagli. I bambini corrono piangendo dietro a loro padre senza capire cosa sta succedendo. Più tardi viene fuori che c’è stata una discussione tra un paio di famiglie di rifugiati ed i contrabbandieri. Senza rifugiati niente yacht per la Grecia.

Dopo settimane di procedere senza procedere si trovano dentro ad una vecchia Opel con altre nove persone, in partenza di nuovo per Smirne.  Sono tentati di tornare di nuovo ad Istanbul. Come l’Europa è una sirena che chiama, lo è anche la loro ‘casa’ in Istanbul. Una casa che li lasci tranquilli per un paio di giorni, ma dove poi vengono messi davanti alla dura realtà.  E poi all’improvviso ti penti di non aver tenuto duro. La vecchia casa in Siria è stata distrutta, la nuova casa non esiste ancora.  Ciò che resta è un sogno. Ma anche questo sogno può diventare un incubo: In Belgio i rifugiati dormivano per strada perché il nostro Paese non vuole registrare tutte le richieste di asilo giorno per giorno.

Abu Salah promette a loro di metterli di nuovo quella notte su un’altra barca.  A mezzanotte, però, quando il tassista ha appena chiuso il bagagliaio e vuole partire per il punto di ritrovo a Smirne, chiama: “La barca parte solo domani. Come ci fosse qualcuno a cui piaccia da due settimane portare questa famiglia alla disperazione.  Roliana comincia a piangere e butta per terra il suo giubbotto. Rokan batte i piedi per terra, stanca provata. Anche Delvan si arrabbia: “Che mettano la Grecia in quel posto. Portami un bicchiere d’acqua, deve prendere una medicina. Ahimè, l’Europa non è il nostro destino. E comunque vogliono andare via da quel mondo perverso dove sono costretti ad accontentarsi di avere l’opportunità di rischiare la vita.

 

Giorno 15-16: Smirne, partenza

Ancora quel maledetto quartiere di contrabbandieri. Lalottacontro i trafficanti si potrebbe organizzare molto facilmente in questo posto: fare un raid nei bar.  Ma gli agenti di Polizia girano tranquillamente e non arrestano nessuno. Davanti agli uffici e alle agenzie di viaggio i rifugiati si sono messi sopra i sacchetti neri con i quali trascinano i loro giubbotti di salvataggio e le ultime cose che possiedono. Ma sono solo i costosissimi contrabbandieri a poter offrire loro i loro servizi poiché i rifugiati non possono viaggiare senza visto.
Col poco coraggio che gli resta, Delvan cerca disperatamente di trovare un accordo all’ultimo minuto. La sua famiglia viene tranquillizzata dalla prima famiglia ospitante dalla quale sono dovuti partire due settimane fa. Rokan prepara un pasto delizioso, mentre Roliana e Ariana preparano delle ciotole di frutta. La normalità di questa scena è in forte contrasto con l’anormalità del viaggio che stanno per fare. Per diventare di nuovo una famiglia normale.

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Foto di Pieter Stockmans

Improvvisamente chiama il contrabbandiere. “Oggi potete partire col gommone. Venite ora al punto di ritrovo. Rokan è arrabbiato: “Ogni giorno ci dice ‘domani’, ma nel momento in cui stiamo lavando i nostri vestiti ci dice che è ora! Abbiamo aspettato uno yacht per due settimane, per poi dover decidere in un paio di minuti se vogliamo prendere un gommone?”.  Ed è così che i rifugiati oltrepassano la linea fatale, perché sono disperati ed esausti.  Nelle immagini dei rifugiati traumatizzati a Lesbo Delvan trova solo cose positive: “Loro almeno sono arrivati. Tutto il mondo parte per la Grecia e noi siamo qui a girare a vuoto.

Nella casa da tè, il punto di ritrovo dei rifugiati, Roliana guarda stupita i bambini sporchi a piedi nudi dei rifugiati. In mezzo a tutta questa follia i contrabbandieri ridono e giocano a kicker. Un medicante turco viene a chiedere l’elemosina ai rifugiati che hanno appena dato i loro risparmi guadagnati faticosamente ai contrabbandieri.  All’improvviso va tutto veloce. Percorrono velocemente un labirinto di vicoli fino ad un furgone che viene riempito con i rifugiati. “Cosa stiamo facendo? E’ questa la decisione giusta?”, dice lo sguardo disperato negli occhi di Rokan. Andranno a galleggiare in un gommone piccolo sul mare profondo, in balia della forza della natura. Appena riempito il furgoncino, scompaiono nella penombra. I bambini mi guardano dalla finestra. Alle 18:30 il ‘pacco’ è stato spedito.

 

Giorno 17: Smirne-Leso, finalmente arrivati

Solo alle 06:57 arriva il messaggio su WhatsApp. Sento la voce di Roliana: “Siamo in Grecia!.
Più tardi Delvan mi racconta della traversata: “Abbiamo ballonzolato per ore sulle onde alte con il motore rotto. Tre volte sono stato sicuro di morire. I bambini sono sotto shock.  Fortunatamente uno dei rifugiati è riuscito a far funzionare di nuovo il motore. Ora hanno raggiunto gli altri 347.362 rifugiati e migranti che sono arrivati a Lesbo nel 2015.  Ad ottobre sono arrivati 125.000, il doppio di agosto.  Il maltempo non fa paura ai contrabbandieri, e neanche ai rifugiati.
Proprio nei giorni che sono a Lesbo, i traghetti greci fanno sciopero. Il sindacato protesta contro i risparmi.  La famiglia siriana è arrivata in mezzo alle due crisi più grandi dell’Europa: la crisi economica e la crisi dei rifugiati. “Il destino” avrebbe detto Delvan. Senza l’afflusso dei rifugiati ad Atene ed un afflusso costante dalla Turchia a Lesbo si verifica una congestione. E quando il traghetto parte di nuovo dopo due giorni, contemporaneamente 10.000 rifugiati cominciano il loro viaggio attraverso l’Europa. Una carovana che causerà alla famiglia il prossimo trauma.

 

Tradotto da Lily Uytterhoeven e Elena Cardin 

Tutte le foto sono di Pieter Stockmans

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