giovedì, Dicembre 2

Rifugiati: ‘Papà, perché non prendiamo l’aereo per l’Europa?’

0
1 2 3


Giorno 6-8: Istanbul-Smirne, un passo indietro

pieter-11

Foto di Pieter Stockmans

La sera successiva Delvan prende le sue chiavette usb con la musica da ballo curda che usava nel suo taxi in Siria. Roliana mostra le mosse di ballo più sensuali. Il nonno Nouri non riesce a godersi lo spettacolo. A volte entra nella stanza durante la pausa. Poi si distanzia per andare a piangere.
La mattina dopo la festa Delvan guarda il telegiornale che parla del vertice Ue-Balcani. I Paesi balcanici registreranno i rifugiati nei campi e limiteranno la loro libertà di movimento. Le immagini dei rifugiati che attraversano il fiume nuotando bruciano nei suoi occhi.
Oltre ai problemi di confine arrivano anche i problemi di soldi.
Come la morte che viene a prendersi una vita, così viene l’uomo che aveva prestato dei soldi a Delvan per richiederglieli. Niente soldi, niente Europa. L’unico rumore nel salotto sono le perline di preghiera che tintinnano nelle mani del nonno Nouri. Una lacrima scende dall’occhio di Delvan. Roliana va da lui e chiede: “Non andiamo in Europa? Quindi non posso andare a scuola. Nella sua mente l’Europa è il paradiso che non arriva mai. “Roliana ti voglio tanto bene”, dice Delvan mentre stringe forte sua figlia. Dopo tante chiamate per prendere in prestito nuovi soldi decidono, comunque, di prendere l’autobus notturno a Smirne e unirsi di nuovo alla carovana dei rifugiati.

 

Giorno 9: Smirne, mare terribile

Quando arrivano nel centro di Smirne, Delvan entra in un negozio di abbigliamento.  I venditori girano gesticolando. I clienti non vengono per comprare gli abiti, ma sono dei rifugiati in cerca di giubbotti di salvataggio.  Molte piccole imprese di abbigliamento hanno cominciato a vendere questi oggetti tanto necessari. Delvan controlla la qualità senza sapere cos’è un buon giubbotto. “questi sono i giubbotti originali!”, urla il venditore. A causa dei cattivi giubbotti comprati lì ci sono già stati dei rifugiati che sono annegati.

pieter-12

Foto di Pieter Stockmans

Delvan trascina un grande sacchetto della spazzatura pieno di giubbotti sull’autobus alla casa di Abu Salah, dove la famiglia aspetta finché la barca partirà la notte successiva. Le bambine provano il giubbotto e giocano col fischietto come se fosse un giocatolo.  Ora diventerà realtà, ma quando Abu Salah arriva a casa dice: “Aspetta ancora due giorni finché il vento forte si calmi. Questo è un altro rinvio, anche se la rete intorno ai rifugiati nei Balcani si chiude e sta per diventare inverno.
Roliana non lo capisce: “Papà, perché non prendiamo l’aereo?”.
Improvvisamente chiama una delle sorelle da Istanbul: “Il nostro capo dice che da ora in poi dobbiamo lavorare nel laboratorio di cucito dalle 8 di mattina fino alle 11 di sera. Quando abbiamo protestato ci ha detto che non avremmo più dovuto ritornare.
Senza lo status o la protezione sociale, i rifugiati in Turchia si buttano nelle mani di malfattori che li strizzano come delle spugne e per il lavoro compiuto danno a loro delle briciole, che devono consegnare ad un altro sfruttatore: il proprietario dell’appartamento che chiede un affitto troppo alto. Roliana fa il gesto di ‘I soldi entrano in tasca, i soldi escono’. L’unica soluzione è la trappola dei contrabbandieri e dei mafiosi, i successivi sfruttatori.
Sperano che in Europa saranno di nuovo uomini e potranno lavorare degnamente per uno stipendio onesto. Le sorelle devono “ritornare al punto d’inizio”, la Siria, per vendere la loro casa e gli ulivi e con i soldi possono venire in Europa.  Delvan e la sua famiglia partiranno questa notte. Nel momento in cui entrano nel taxi, i volontari greci mi dicono: “Non partite! In questo momento il mare è terribile!“. Nonostante ciò andiamo fino all’albergo dove si raccolgono le famiglie per andare alla nave. “Dio dirigerà la nave”, Delvan ride cinicamente. La traversata viene cancellata, infine, dopo un’ora di attesa.

pieter-15

Foto di Pieter Stockmans

 

Giorno 10: Smirne, Il giorno della Morte

La mattina successiva apro il mio portatile e vedo le notizie sul ‘Giorno della Morte’. Quattro gommoni sono affondanti nel mar Egeo. Una ONG britannica sulle isole greche scrive: «Qui ci sono decine di bambini mezzo morti, da mettere a testa in giù e far uscire l’acqua dai loro polmoni piccoli», Fortunatamente la famiglia è salva nella casa del contrabbandiere. Ariana arriva lentamente dal letto con la testa arruffata. Roliana gioca nel cortile. Rokan si prende cura del neonato Nouri. Delvan guarda i video del suo villaggio in Siria, oggi un Paese fantasma, che i suoi figli vedono ancora soltanto su uno smartphone. La moglie di Abu Salah prepara un pasto delizioso.

pieter-10

Foto di Pieter Stockmans

Viviamo e mangiamo nella casa del contrabbandiere da giorni. Era tanto squallida quanto quella di un rifugiato. Per il rifugiato che ‘consegna’ alla mafia riceve soltanto una sciocchezza. Quella notte intravedo di sfuggita la mafia invisibile, che ha costruito un impero con gli yacht ed i gommoni. I rifugiati aspettano nella hall gelida e scura dell’albergo ‘di raccolta’. Roliana e Ariano dormono sopra i giubbotti di salvataggio.  Fuori nella strada i contrabbandieri camminano avanti e indietro. Diversi uomini sono arrabbiati con loro perché non ci sono abbastanza rifugiati da riempire lo yacht. Per questo yacht la mafia potrebbe estorcere ancora più di 125.000 euro ai rifugiati impoveriti.  Se ci fossero stati abbastanza rifugiati, la barca sarebbe partita come previsto, anche se il vento fosse stato forte come quello che aveva ucciso ieri. Anche se uno yacht è più sicuro di un gommone, quando è stipato di gente si può capovolgere nel mare mosso.

 

Giorno 11: Smirne, game over?

Oggi dobbiamo partire o cerchiamo un altro contrabbandiere”, mi dice Delvan a bassa voce. Ed effettivamente, dopo l’ennesimo giorno di attesa partono, ma c’è qualcosa che non quadra.  Improvvisamente, sulla piazza al porto di Smirne, Delvan viene separato dalla sua famiglia e i contrabbandieri li mettono in due taxi separati.  L’ultima cosa che mi ha chiesto Ariana era: “Posso guardare Barbie sul tuo cellulare?. I contrabbandieri mi portano in una casa da tè annebbiata dal fumo. Giocano a carte come giocano con delle vite umane. Dopo tre tazze di caffè, Abu Salah arriva nella casa da tè. Porta con sè Delvan, senza gli altri.

Durante un controllo la Polizia ha visto i giubbotti di salvataggio nel bagagliaio”, dice Delvan. “Dopo la visita in Turchia della cancelliera tedesca Angela Merkel all’inizio di ottobre, la Polizia turca riceve dei soldi dall’Europa per fermare i rifugiati”, dice Abu Salah. Dall’altra parte la Polizia riceve la tangente dalla mafia per far passare i rifugiati.   Il risultato finale è una via di mezzo.
Se l’Europa organizzasse una traversata sicura per i rifugiati, che arrivano in ogni caso, l’impero della mafia subirebbe una vera e propria sconfitta. Ma i leader europei vogliono dichiarare la Turchia un ‘Paese sicuro’ per poterci rimandare i rifugiati.  L’Europa usa la bacchetta magica giuridica per dare un nome ad una situazione che è in realtà completamente diversa, e crea così una miniera d’oro per la mafia.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->