mercoledì, Settembre 22

Rifugiati: Consiglio UE, al via il compromesso Anticipazioni: ecco le decisioni del Consiglio UE di oggi. Discussione e decisioni ancora di facciata

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Un passo avanti sulle promesse. Un passo indietro come Unione. E’ durata solo poche ore la riunione tenutasi ieri a Bruxelles tra i Ministri europei agli Affari Interni. Tra obiezioni e minacce di ricorso alle vie legali alla fine è passata la decisione di ricollocare su tutto il territorio del continente i 120mila rifugiati di cui si parla da mesi. Nonostante si sia deciso di evitare parole come ‘obbligatorio’ o ‘volontario’, il via libera, però, passa a maggioranza, non all’unanimità.

Non una buona premessa per il Consiglio europeo straordinario dei leader Ue che si terrà questa sera. L’agenda è scandita da giorni: i Capi di Stato e di Governo arriveranno a Justus Lipsius alle ore 17.00. Seguirà un breve confronto con il Presidente del Parlamento europeo, e poi dritti al summit. Ciò che è meno chiaro, invece -anche alla luce delle barricate ri-alzate dai Paesi dell’Est– è la forza della decisione finale che uscirà dal Consiglio.

Facciamo un passo indietro. E’ da maggio che l’Europa non riesce a segnare un punto di svolta nella questione dei migranti.  E’ solo a causa dell’escalation di flussi migratori e delle immagini di centinaia di rifugiati respinti, maltrattati o addirittura annegati, che si è arrivati a chiedere un incontro al vertice straordinario prima del normale appuntamento di metà ottobre. Il Presidente del Consiglio Donald Tusk ne ha fatto una bandiera: un po’ per responsabilità e per il ruolo che ricopre; un po’ per smarcarsi dal muro di gomma fatto dal suo Paese, la Polonia, che in queste settimane ha promosso con il gruppo di Visegrad un duro contrasto alla logica dei ricollocamenti. E che il tentativo di Tusk abbia avuto successo lo testimonia il fatto che, alla fine, la Polonia ha rotto il fronte dell’Est, smarcandosi dagli alleati tradizionali e votando insieme alla maggioranza.

E così, che Consiglio sia. Ma per decidere cosa? Si è ragionato molto in questi giorni sull’opportunità di chiedere a gran voce un summit straordinario. E, per dirla tutta, non è che l’insistenza del Presidente Tusk di calendarizzare a tutti i costi questa riunione sia stata vista di buon occhio dai leader Ue. Affrontare la questione dei rifugiati è risuonato certamente come un dovere, ma allo stesso tempo come la peggiore delle trappole: sì, perché dopo il compromesso a ribasso di giugno, e il non accordo di settembre sulle quote, questa volta riunirsi deve per forza di cose voler dire che c’è un qualche consenso.

«Nessuno dovrebbe tirarsi indietro. Occorre porre fine allo scarico di responsabilità e alle accuse reciproche», scrive Tusk nella lettera di invito, sollecitando i leader a ragionare concretamente sull’istituzione di una politica migratoria europea credibile. L’ordine del giorno chiede concretezza sui seguenti punti: aiuti agli Stati membri in prima linea sul fronte dell’accoglienza; la cooperazione con i Balcani occidentali, con la Turchia e con i Paesi confinanti con la Siria; il sostegno al bilancio dell’Alto Commissariato per i rifugiati (UNHCR)e al Programma alimentare mondiale (WFP); l’attuazione delle decisioni sul rimpatrio e sulla riammissione; e, infine, tutti gli sforzi diplomatici necessari per trovare una soluzione al conflitto in Siria.

Un pacchetto apparentemente generoso, ma da cui sono state sfilate le due chiavi di volta della politica migratoria europea: l’obbligatorietà delle quote con tanto di sanzioni annesse verso i Paesi che respingono i rifugiati, e la lista unica dei safe Countries‘, ossia i Paesi sicuri dove poter rimpatriare i migranti economici. La discussione, insomma, sembra essere traslocata dall’obbligatorietà delle quote (che invece in bozza non vengono più definite vincolanti), alla sicurezza delle frontiere e di Schengen. E non sarà certo un caso se negli ultimi giorni la Commissione Ue ha  marcato stretto alcuni Paesi membri, tra cui l’Italia, sul rispetto delle regole per le registrazioni e la raccolta di impronte dei migranti. Al momento, sono queste le uniche procedure di infrazione su cui si può contare.

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