sabato, Ottobre 23

Riforme: vacanze separate in casa Pd riforme

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Ma, stavolta, la minoranza Dem non ha piegato la testa. Prima, la notizia che 28 senatori ribelli presenteranno oggi una serie di emendamenti ‘pesanti’ alla riforma targata Boschi. Poi, l’intervento diretto di Pier Luigi Bersani giovedì sera alla trasmissione di La7 In Onda. «Neanche nel Pci», ricorda l’ex segretario, «si chiedeva la disciplina sui temi costituzionali. È offensivo dire che la minoranza vuole fermare le riforme. Se Renzi vuole discutere, l’accordo si trova subito. Sennò…». Oggi, infine, la dichiarazione di guerra al renzismo pronunciata da Roberto Speranza per il quale «il fatto nuovo è una legge elettorale in cui si arriva, purtroppo, ad un Camera dominata da un solo partito e fatta prevalentemente di nominati. Con quella legge elettorale li’», conclude il leader in pectore degli ammutinati del Pd, «c’è bisogno di un Senato in cui si restituisca la parola ai cittadini per scegliere i senatori». Più chiaro di così.

Come se non bastasse, a mettere i bastoni tra le ruote a Matteo sulle riforme ci si mettono pure gli alleati centristi. «Molte delle cose contenute nell’articolo del Presidente Napolitano sono condivisibili sia in senso positivo, sia per evitare una crisi di sistema», commenta sornione Fabrizio Cicchitto che poi alza la posta del ‘ricatto’ alfaniano alludendo a due ipotesi politiche per Ap, ovvero «la conversione della coalizione di governo in una alleanza politico-elettorale, oppure la scelta di andar da soli alle prossime elezioni». Renzi è avvisato.

Sempre caldo anche il tema Rai. L’immagine del pranzo conviviale di ieri in un ristorante dei Parioli tra il dg Antonio Campo Dall’Orto e la Presidente embedded Monica Maggioni, la dice tutta su quali siano le intenzioni di controllo militare sull’informazione pubblica da parte degli uomini del patto del Nazareno. E, infatti, il forzista Paolo Romani questa mattina se ne andava in giro con un sorriso a 64 denti. «Ci ha fatto piacere eleggere due persone che rappresentano la nostra area nel consiglio di amministrazione», ha detto Romani, «ma ancora di più abbiamo gradito che democratici e governo abbiano avuto la sensibilità di parlare con noi della presidenza del servizio pubblico. Ho condiviso in pieno la scelta di Monica Maggioni, una professionista seria e preparata», nonché molto berlusconiana, ma anche renziana. Degna di nota la posizione ‘nazionalista’ del leader della Destra Francesco Storace che, loda sì sperticatamente e senza un apparente motivo la ‘banda Maggioni-Dall’Orto’, ma chiede loro di «motivare il canone Rai non come un’odiosa tassa sulla quale far prosperare i privilegi di un carrozzone e dei suoi abitanti, ma come un pagamento sopportato di una tassa che serve per offrire al Paese un reale servizio pubblico» che non prenda ordini da Berlino e dalle banche.

Copertura mediatica totalmente schierata in favore del Potere che non riesce, però, a bloccare il fango che tracima dall’inchiesta Mafia Capitale. «Sulle vicende romane l’imbarazzo del governo è palese, tant’è che la relazione del ministro Alfano è stata rinviata a fine agosto», riassume alla perfezione la situazione romana il senatore di FI Maurizio Gasparri. Ormai tutti sanno, infatti, che Salvatore Buzzi, re delle coop e braccio sinistro di Massimo Carminati, sta vuotando il sacco nello storico carcere sardo di Badu e Carros (dove il cutoliano Pasquale Barra squartò il dandy milanese Francis Turatello). Secondo Buzzi anche l’ex sindaco Luigi Nieri, da poco dimissionario, gli avrebbe chiesto «assunzioni immediate, del costo di circa 100-120mila euro, fatte in una logica di scambio in ragione della qualità pubblica rivestita dal vicesindaco». Accuse alle quali il politico vendoliano risponde oggi con una classica querela per diffamazione. «Siamo di fronte a una meschina strategia difensiva che ha chiaramente l’obiettivo di colpire la parte sana della città», si difende Nieri usando lo schema oliato dei ‘politici tutti innocenti’, «nel tentativo di apparire vittima di un sistema e non uno dei principali protagonisti di una storia di corruzione e criminalità». L’importante per Nieri, adesso, è convincere i magistrati della sua innocenza. Come lo sarà anche per gli altri ‘nominati’ da Buzzi, come ad esempio Maurizio Pucci (attuale assessore ai Lavori Pubblici nella giunta Marino).

 

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