sabato, Settembre 25

Riforme: vacanze separate in casa Pd riforme

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Proprio nel giorno della direzione Pd con all’ordine del giorno lo spot sulla drammatica questione meridionale, la minoranza Dem, guidata da un ringalluzzito Roberto Speranza, si ribella al diktat di Giorgio Napolitano sulle riforme e presenta 17 emendamenti a Palazzo Madama contro il Senato dei ‘nominati’, per farlo invece eleggere direttamente dai cittadini. Il leghista Roberto Calderoli minaccia di sommergere le riforme raddoppiando gli emendamenti del Carroccio dal mezzo milione di ieri al milione tondo di oggi. Se la Lega offre di più, anche le altre opposizioni (Sel, Fi, M5S) si preparano a dare battaglia. A conti fatti, però, gli emendamenti presentati in commissione Affari Costituzionali sono stati ‘solo’ 513.449. Percorso minato a settembre, dunque, per il ddl Boschi, ma per il momento tutti in vacanza. Rai: Francesco Storace chiede alla nuova dirigenza di motivare il pagamento del canone, visto oggi dagli italiani come «un’odiosa tassa sulla quale far prosperare i privilegi». Mafia Capitale: dopo Nicola Zingaretti, anche l’ex vicesindaco Luigi Nieri (Sel) querela la gola profonda Salvatore Buzzi che ha fatto anche il suo nome. La prevista relazione del ministro dell’Interno Alfano sulla criminalità romana rinviata a settembre. Migranti: per papa Bergoglio respingere i migranti è un «atto di guerra». Gli risponde Matteo Salvini su fb: «Respingere i clandestini un crimine? No, un dovere. Sbaglio?».

Nervi tesi oggi al Nazareno durante la direzione Pd, convocata in fretta e furia dal presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi per cercare di dare un’immediata risposta mediatica all’emergenza Sud, messo in ginocchio da una crisi economica peggiore di quella greca. Il premier assegna al suo partito la responsabilità di affrontare il problema del meridione, ma non fa parola dell’ipotizzato ministero del Mezzogiorno, ribadisce la necessità di «rottamare il piagnisteo», rinvia a settembre il «masterplan per il Sud» e lancia come slogan pubblicitario l’hashtag #zerochiacchiere. Ma è sul tema della riforma costituzionale del Senato che il Pd rischia sul serio la scissione tra renziani e minoranza più o meno bersaniana. E la maggioranza che sostiene il governo Renzi-Alfano-Verdini stavolta potrebbe saltare. A riaprire le ostilità su fine del bicameralismo perfetto ed elettività dei senatori è stato ieri il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, entrato a gamba tesa nel dibattito per sponsorizzare le ‘sue’ riforme, anche a costo di travalicare non solo le competenze a lui spettanti ma, soprattutto, quelle del suo successore al Quirinale Sergio Mattarella. Una specie di ‘golpetto agostano’ quello attuato da Re Giorgio dalle colonne del ‘Corriere della Sera’. Incoraggiato dal suo protettore politico, anche il premier, durante la conferenza stampa di ieri, ha lanciato la sfida ai ‘rossi’ dando appuntamento al voto sulla riforma per vedere chi «avrà i numeri» a Palazzo Madama.

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