sabato, Luglio 24

Riforme sotto l'albero La strada delle riforme torna a farsi molto accidentata: quale lunga vigilia si annuncia per Renzi?

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Ieri sera è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale in Commissione Affari Costituzionali del Senato: da un rapido calcolo gli emendamenti presentati hanno raggiunto la grottesca cifra di 12.000. Stasera, invece, scade il termine per la presentazione degli emendamenti del relatore del provvedimento, Anna Finocchiaro. Visto che gli emendamenti del relatore hanno la priorità sugli altri, il numero complessivo potrebbe ridursi anche drasticamente: gli emendamenti di Finocchiaro faranno decadere le proposte di modifica relative alle parti dell’Italicum che essi vanno a cambiare. Andranno tuttavia ad aggiungersi al già cospicuo numero di emendamenti i sub-emendamenti alle proposte di Finocchiaro, che dovrebbero essere numerosi anche dalle file del PD, a conferma del permanere delle spaccature nel partito del Premier Matteo Renzi. Ma non si tratta dell’unica brutta notizia: il secondo partito che ha presentato il più alto numero di emendamenti all’Italicum approvato dalla Camera è FI con ben 1650.
A questi segnali non molto incoraggianti per il Governo al Senato, si aggiungono quelli provenienti sia ieri che oggi dalla Camera sulla riforma costituzionale. Ieri l’Esecutivo era stato battuto in Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio sull’emendamento presentato dal deputato della minoranza PD Giuseppe Lauricella che fissa a 100 il numero di componenti del futuro Senato, che sarà composto unicamente dai rappresentanti territoriali, senza senatori a vita di nomina presidenziale. Decisivo il voto di Maurizio Bianconi, frondista di FI, e quelli di alcuni esponenti PD: Bindi, D’Attorre, Agostini, Lattuca, Meloni, Pollastrini, Cuperlo, Lauricella. Andrea Giorgis. Intervistata oggi sull’accaduto da Rainews24, Rosy Bindi ha dichiarato: «Io sono per fare le riforme e per farle in fretta, ma vanno fatte bene. E siamo vicini a farle bene. (…) Le riforme vanno fatte insieme, con tutti. Non mi posso sentir dire che ho votato con Grillo e con Salvini, perché potrei rispondere meglio con loro che con Verdini, ma voglio dire che la costituzione la cambio anche con M5S e Lega». Un affondo, quello di Bindi che punta il dito implicitamente contro il Patto del Nazareno, del quale proprio Denis Verdini è stato uno dei principali fautori. A stretto giro la replica del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio : «Se la minoranza del Pd vuole andare a votare lo dica. Noi vogliamo continuare e arrivare fino al 2018». «Gli incidenti parlamentari possono anche capitare» ha proseguito «ma quello che è successo ieri non esiste. C’è un accordo, il governo è impegnato ad andare avanti con il programma, basta segnali di vecchia politica». Ma, come si diceva, le divisioni interne al PD non sono l’unica gatta da pelare per Renzi. Critiche al premier sono piovute anche dall’odierno Mattinale, la nota quotidiana redatta dallo staff del gruppo FI alla Camera «Noi diciamo e lo ribadiamo con forza: prima elezione del nuovo Presidente della Repubblica, poi la riforma della legge elettorale e quella del Senato. (…) Cosa dice Matteo Renzi? Vuole anche in questo caso fuggire dalla realtà e rifugiarsi negli annunci e nelle minacce?»

Con parole del genere, che esprimono a lettere cubitali il dissenso nel campo dell’altro contraente del Patto del Nazareno, la strada delle riforme proposte dal Governo torna a farsi nuovamente in salita e minaccia di rendere amaro il Natale a Renzi.

Il Premier, da Ankara, risponde a distanza ai detrattori delle riforme e rilancia: «La riforma costituzionale andrà in Aula a gennaio e rispetterà i termini previsti». Prima di partire per la missione in Turchia, Renzi aveva twittato su Mafia Capitale: «Su 50 mila carcerati, solo 257 per corruzione. Non è serio. Non basta lo sdegno: regole più dure domani in Consiglio dei Ministri».

Proprio Mafia capitale ha fornito il motivo di altri scontri alla Camera, dove’era all’o.d.g. un dibattito sulla maxi inchiesta di Roma.Una bagarre proseguita, nonostante le numerose sospensioni disposte dal Presidente di turno, anche quando è stato comunicato il rinvio in commissione della legge sul conflitto d’interessi.

Nuovo pesante attacco di Beppe Grillo contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, reo di aver rotto ieri, all’Accademia dei Lincei, il prolungato silenzio su Mafia Capitale. Il presidente ha parlato di una crisi che da anni segna il nostro Paese e che «ha segnato un grave decadimento della politica, contribuendo in modo decisivo a un più generale degrado dei comportamenti sociali, a una più diffusa perdita dei valori che nell’Italia repubblicana erano stati condivisi e operanti per decenni». Decisamente poco gradito all’ex comico genovese è però risultato l’affondo di Napolitano contro l’anti-politica dilagante che minaccia di «degenerare in patologia eversiva».

«Lo confesso, sono un eversore, mi faccio schifo, Napolitano ha ragione» ha scritto Grillo sul suo blog «pago le tasse, non rubo, denuncio il malaffare, non mi faccio i cazzi miei e nessuno ha ancora cercato di comprarmi». «I delinquenti stanno tracimando» prosegue l’ex comico «vivono tra noi, nelle istituzioni, nelle banche, nei partiti, nei media, nelle partecipate. A chi ruberanno quando gli onesti saranno assoluta minoranza? Si mangeranno tra di loro, ma la colpa sarà degli eversori, delle persone che si ostinano a rimanere oneste. Dare il buon esempio in questo Paese è l’atto più eversivo possibile. Se non sei ricattabile sei un individuo pericoloso, un eversore appunto». Quindi conclude: «Mi viene spontanea una domanda al Presidente: ma lei mentre la Repubblica affondava nel fango, lei dov’era? Su Marte? È in politica, quella buona si intende, dal dopoguerra e in Parlamento dal 1953. Non si sente un minimo responsabile di quello che è successo?»

Tralasciando alcuni passaggi  -come quello finale-  retoricamente forzati, anche il testo di Grillo solleva un interrogativo sul quale potrebbe essere utile fermarsi a ragionare: ma non sarà che quando il Presidente parla di anti-politica non si riferisca al M5S? Nessuno sano di mente, infatti, potrebbe mettere in dubbio che il MoVimento rappresenta una forza (partitica o meno ha poca importanza) organizzata che incide (nel bene o nel male, anche questo ha poca importanza) nella politica a livello locale e a livello nazionale. Da questa constatazione sorge un’ulteriore interrogativo: non sarebbe il caso che il M5S cominciasse ad emanciparsi dalla tattica di costruire la propria unità e, in qualche misura, la propria identità andando a caccia di nemici esterni o interni? Qualcuno, esagerando, potrebbe pensare a strane somiglianze con i metodi di Stalin. Qualcun altro, come il sottoscritto, potrebbe trovarci singolari attinenze con la strategia messa in campo diverse volte da Renzi.

Forza Nuova ha organizzato a Milano per il 20 dicembre un convegno sull’Europa, cui ha invitato anche i partiti italiani che hanno espresso posizioni critiche sulla UE alle ultime europee, tra questi la Lega Nord, il M5S e FI. Hanno confermato la loro presenza i greci di Alba dorata, i tedeschi del NPD, gli spagnoli di Democracia Nacional, gli svedesi di Svenkarnas Parti e British National Party. Alla lista, in pratica, mancano solo i nazisti dell’Illinois di bluesbrotheriana memoria.

 

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