martedì, Giugno 15

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L’annuncite del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha contagiato ormai l’intero arco costituzionale. Tutti a ripetere come un mantra che bisogna fare in fretta ad approvare le Riforme per far ripartire l’economia e diminuire la disoccupazione. Jobs Act, Pubblica Amministrazione, spesa pubblica, ordinamento giudiziario, ordini professionali, burocrazia. Ma intanto il parlamento è rimasto bloccato per mesi (ferie escluse) dall’elezione in seduta comune dei membri di nomina politica di Corte Costituzionale e CSM.

Alle 19 di oggi gli ‘onorevoli’ Erano ancora impegnati nella seconda chiama della decima votazione. Uno squallido teatrino utile solo alla spartizione di poltrone che rende bene l’idea di quanto la Casta, e il governo Renzi supportato dal Patto del Nazareno in particolare, ci tenga al benessere degli italiani. A proposito i nomi usciti dalle urne di Montecitorio, prodotti della logica spartitoria tra partiti, dovrebbero essere (ma il condizionale è d’obbligo) quelli di Donato Bruno e Luciano Violante alla Consulta (il primo in quota Forza Italia dopo che Berlusconi ha dato il suo assenso via sms, il secondo è uomo del Pd e di Napolitano). Per quanto riguarda il CSM, le cinque caselle mancanti saranno riempite secondo manuale Cencelli da Teresa Bene (Pd), Renato Balduzzi (Sc), Nicola Colaianni (M5S, ma ben visto in ambienti Democratici) e dai forzisti Elisabetta Maria Casellati e Luigi Vitali, quest’ultimo definito «impresentabile» dal grillino Luigi Di Maio perché «imputato in due procedimenti penali». Un inquisito in più nelle Istituzioni.

Riforme, sciopero fiscale minacciato da Veneto e Lombardia contro i previsti tagli alla Sanità, polemica sulle ferie da tagliare ai magistrati, direzione nazionale NCD, presentazione di Atreju 2014 (la manifestazione dei giovani di Fd’I), ritrovato attivismo di Berlusconi per prepararsi ad elezioni anticipate non più tabù. Questi gli altri argomenti del giorno. Intanto, mentre il protagonista della Rimborsopoli emiliana, Stefano Bonaccini, si sta riprendendo da un malore e il Pd si prepara alla Direzione nazionale di domani, oggi tocca all’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, tarpare le ali alla narrazione renziana: il Pil italiano crollerà dello 0,4% nel 2014. La previsione più catastrofica giunta finora, persino peggio dei dati forniti dalle agenzie di rating Moody’s e Standard&Poor’s.

Un lunedì 15 settembre che non si era aperto nel migliore dei modi per un Renzi il cui gradimento è in picchiata nei sondaggi. Dopo un fine settimana passato alla Fiera del Levante di Bari ad attaccare l’Europa dei tecnocrati (pur facendo parte dell’Europa e accettando tutte le regole imposte dagli ultraliberisti di Bruxelles), il premier ha pensato bene di aprire l’anno scolastico all’Istituto comprensivo ‘Padre Pino Puglisi’, nel quartiere Brancaccio di Palermo. Qui però ha subito la contestazione di un gruppo di disoccupati e insegnanti precari, imbufaliti per la ‘non riforma’ della scuola. Restando in tema, il segretario della Lega Matteo Salvini denuncia su twitter l’episodio di «alunni che cantano schierati inno di Mameli per la Boschi. Siamo alla farsa!».

Nonostante l’entusiasmo dei ‘figli della lupa 2.0’, il governo del rottamatore è nei guai. Stamane sul ‘Corriere della Sera’ il ‘nunzio’ Ernesto Galli della Loggia dava voce allo scontento dei Poteri Forti. Renzi «faccia i nomi dei gufi e dei rosiconi» che bloccherebbero l’azione illuminata dell’Esecutivo, scrive della Loggia che poi lancia l’ultimatum all’inquilino di Palazzo Chigi: «Deve smettere di intrattenere il Paese, deve parlargli: che è cosa diversa». Fiducia terminata da parte del nostro disastrato capitalismo di relazione? O quello dell’editorialista di via Solferino è solo un avvertimento? Dall’altra parte della barricata, il sindacato dei metalmeccanici FIOM, è il segretario Maurizio Landini a ricordare il rischio di «migliaia di licenziamenti» nei prossimi mesi, altro che nuovi posti di lavoro col Jobs Act. Per Landini «il Paese è in ginocchio» e andrà sempre peggio se Renzi non riuscirà (o non vorrà) modificare i vincoli da usura imposti dagli eurocrati.

Il Jobs Act è arrivato in commissione Lavoro a Palazzo Madama. Ma per ora non contiene nulla che faccia solo pensare ad un intervento per favorire l’occupazione. Anzi, siccome nel ddl non si accenna al superamento dell’articolo 18 e a nuove regole per favorire i licenziamenti, il relatore Maurizio Sacconi di Ncd, da sempre terrore dei lavoratori in nome di un liberismo selvaggio mascherato da riformismo, sta pensando bene di presentare un emendamento ad hoc. Rincara la dose il piddino Francesco Boccia per il quale «l’articolo 18 è un feticcio e va superato». Attacco bipartisan ai (pochi) diritti dei lavoratori pur di ottenere un margine di flessibilità sugli accordi di Maastricht dai falchi rigoristi nordeuropei.

Sul fronte delle politiche sociali è degno di nota lo scontro, divenuto ormai una guerra personale, tra il senatore di Ncd, Carlo Giovanardi, e la marijuana (ma non alle altre droghe; lecite e illecite). Il paladino della ‘war on drugs’ si è scagliato contro la trasmissione di Rai3 Presa Diretta il cui conduttore, Riccardo Iacona, sarebbe stato l’artefice di «una vergognosa operazione di faziosità, disinformazione, menzogne e tesi unilaterali a spese dei contribuenti» al solo scopo di promuovere l’azione «delle multinazionali che intendono moltiplicare i loro profitti sulla commercializzazione della cannabis». Tutto un altro film, quello visto da Giovanardi, rispetto ad un servizio di approfondimento apparso equilibrato, finalmente degno di un Servizio Pubblico. Guardare per credere. Dalla parte opposta rispetto all’universo giovanardeo si situa il Governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Omosessuale dichiarato, Crocetta dichiara a ‘La Zanzara’ su Radio24 che «mi piacerebbe adottare un bambino. Prima non mi sentivo pronto, ora si. Ma lo adotterei come single, non come coppia».

 

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