sabato, Settembre 25

Riforme senza se e senza ma Il Governo spinge sulle riforme: Jobs Act in discussione al Senato da martedì 2 dicembre

0

Il Premier Matteo Renzi è intervenuto all’inaugurazione dell’anno accademico della scuola della GdF, con un discorso focalizzato sul contrasto dell’evasione fiscale, che rappresenta una priorità per il nostro Paese. I numeri dell’evasione stimata sono impressionanti, ha sottolineato Renzi: 91 mld, che corrispondono a «qualcosa come sei punti di PIL». Per affrontare il problema, ha detto, «bisogna cambiare approccio verso il cittadino che si deve sentire moralmente accompagnato e il pubblico non è solo controllore ma diventa il consulente. Per chi sbaglia non ci sono scappatoie, va stangato ma le norme vanno rese più semplici, la semplicità è presupposto per il contrasto alla criminalità». «È frustrante» ha proseguito il Premier «sentirsi dire che l’Italia è il Paese dove le cose non si possono fare, da anni i primi ministri assicurano la lotta all’evasione che va fatta e non detta. Ma saremo credibili se si parte dall’idea che l’Italia non è spacciata, non è in mano ai furbi o di chi dice ‘tanto non ce la facciamo’». «Noi» ha aggiunto «ce la stiamo mettendo tutta ma è convinzione che solo con l’adempimento con onore e disciplina di tutti e ciascuno, partendo da chi ha incarichi di Governo fino al cittadino comune vero eroe della quotidianità, riusciremo a cambiare il Paese. (…) Non ci sfuggono i problemi e anche le difficoltà che derivano da malintesi ma noi siamo orgogliosi del vostro impegno quotidiano faticoso». Poi Renzi è passato al tema delle riforme: «Non basta cambiare la Costituzione (e lo stiamo facendo), non basta cambiare la legge elettorale (e lo stiamo facendo dopo anni di melina, pantano e sabbie mobili). La prima vera riforma è quella della Scuola». Ma non ha trascurato un breve cenno al Jobs Act: «Al termine della riforma avremo meno alibi e non meno diritti».

Intanto il disegno di legge delega prevista dal Jobs Act è approdato oggi alla Commissione Lavoro del Senato, dove la maggioranza ha votato in maniera compatta il testo approvato dalla Camera appena due giorni fa dando mandato al relatore Pietro Ichino di presentarla in Aula martedì 2 dicembre. Tempi serrati fortissimamente voluti dalla maggioranza per far sì che già a gennaio siano in vigore i decreti attuativi della riforma del lavoro. Non stupisce, dunque, la soddisfazione espressa da alcuni esponenti del Governo in merito al voto della Commissione. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha dichiarato: «I Jobs Act sono un segno che l’Italia cambia passo. I tempi dell’approvazione definitiva saranno rapidi, perché a gennaio devono essere pronti i primi decreti legislativi». Anche il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha parlato dei tempi del provvedimento, confermando che entro fine anno saranno messi a punto in particolare il contratto a tutele crescenti e la riforma dell’ASPI, con l’introduzione di tutele uniformi e legate alla storia contributiva di ciascun lavoratore. Il calendario della discussione al Senato, ha precisato il ministro, non è ancora stato fissato e il ricorso al voto di fiducia rappresenta solo un’ipotesi.

La parola, però, passerà ora all’Aula dove il Governo Renzi dovrà fare i conti con le spaccature interne al PD. In Ottobre, l’approvazione in Senato del Jobs Act fu preceduta da non poche tensioni nel partito di maggioranza relativa: un gruppo di senatori esplicitò in un documento il proprio dissenso contro il provvedimento, ma poi lo votò per disciplina di partito; i soli a non prendere parte al voto furono Corradino Mineo, Felice Casson e Lucrezia Ricchiuti. Nell’ultimo mese il livello dello scontro all’interno del PD è salito di livello e l’entità della fronda è molto cresciuta: un documento molto simile a quello presentato in ottobre è stato firmato da poco meno di 30 senatori dell’“area Bersani”. A questi potrebbero unirsi i 6 senatori vicini a Pippo Civati, che ancora non hanno fatto conoscere la loro posizione. Insomma, qualche nube all’orizzonte potrebbe addensarsi sul Jobs Act, al punto da rendere inutile la vittoria renziana di martedì scorso alla Camera. Non è peregrino pensare che, qualora lo scenario diventasse critico e l’approvazione della riforma del lavoro rischiasse di slittare, il Governo prenderebbe in seria considerazione l’ipotesi del voto di fiducia.

Fuori dal Parlamento, il clima si fa sempre più caldo, con la CGIL e la FIOM che continuano a battere sul tamburo di guerra, dicendosi pronte ad aprire anche un fronte giuridico contro il DDL del Governo: i due sindacati hanno fatto comunicato che, nel caso il Jobs Act venisse approvato, ricorreranno alla Corte di Giustizia della UE sulla base della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. «Metteremo in campo qualsiasi iniziativa giuridica nei confronti dell’Europa» ha dichiarato il leader FIOM Maurizio Landini «perché quelle regole sono contro la Carta dei diritti europei, la Carta di Nizza. Stiamo valutando come procedere. Vogliamo che le leggi e le costituzioni vadano rispettate. Non ci fermiamo davanti a un provvedimento sbagliato voluto dal governo e votato dal Parlamento».

Cogliendo i movimenti in atto nel mondo sindacale e nel PD, il leader di SEL Nichi Vendola ha lanciato un’iniziativa che potrebbe sfociare anche nella nascita di un nuovo soggetto politico. L’iniziativa, che si chiamerà “Human Factor” (nome pericolosamente simile a quello di un noto talentshow), è costituita da una serie di incontri che si terranno a Milano dal 23 al 25 gennaio e, nelle intenzioni degli organizzatori, vorrebbe essere una risposta la risposta di sinistra alla Leopolda. «Quello che ci proponiamo» ha detto Vendola «è di creare un momento di riflessione per creare una Federazione della sinistra per battere Renzi e la sua deriva a destra».

Curiosa affermazione ai microfoni di “Radio Anch’io” da parte del Ministro degli Interni Angelino Alfano: dopo aver annunciato che porterà in Consiglio dei Ministri la proposta per una nuova legge sul terrorismo internazionale, ha detto che «l‘Italia è un paese accogliente ma stanco. Con l’eccesso di accoglienza si alimenta il razzismo. Se non si vuole un’Italia xenofoba e che vota Lega, non possiamo accogliere tutti». Più che una dichiarazione, un sillogismo uscito col buco. Il leader dell’NCD ha fatto riferimento anche alle proproste che stanno agitando il centrodestra in questi giorni, in particolare sull’ipotesi della leadership affidata al segretario della Lega Nord Matteo Salvini: «Io non posso mettere indietro le lancette del mio orologio politico e rientrare in Forza Italia. Io guardo da fuori e loro se la giochino da dentro. Se FI intende andare appresso a Salvini e a trascinamento di Salvini i suoi voti andranno alla destra estrema oppure a noi. (…) Non è possibile immaginare un centrodestra guidato dalla destra estrema, non sarebbe un centrodestra, in Europa e nel mondo non esiste un centrodestra così». «La scelta della leadership» ha aggiunto «deve avvenire da parte della gente, con le primarie. Non può esserci un sorteggio, né il lancio della monetina, né può scegliere uno solo per tutti gli altri». «Noi» ha proseguito «siamo dentro il PPE, siamo stati ammessi e siamo contenti di questo. Dentro questo governo facciamo cose tipiche del centrodestra. Abbiamo realizzato l’abolizione dell’articolo 18, dato mezzo miliardo alle famiglie, voluto la detassazione totale delle assunzioni, lottiamo per la responsabilità civile dei magistrati e per combattere l’occupazione abusiva delle case. Facciamo insomma fino in fondo il nostro mestiere, realizzando obiettivi tipici del centrodestra». Oparole molto nette che hanno suscitato la reazione stizzita degli esponenti della Lega. In un tweet, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha scritto: «Alfano: ‘La Lega è un partito di estrema destra’. Cazzate: la Lega è un partito di successo, con idee concrete e uomini liberi e capaci». La controreplica del ministro Alfano è stata di alto profilo: su facebook ha risposto a Maroni «La verità ti fa male, lo so»; e ha aggiunto «Siete con Marine Le Pen proponete di uscire dall’Europa, di tornare alla lira, di impedire la libera circolazione tra europei. Che cos’é questa? (…) Ah, una cosa non avete di destra: non credete nella Patria».

Sul blog di Beppe Grillo è stata avviata la procedura di espulsione di Massimo Artini e Paola Pinna, rei di aver violato il «codice di comportamento sulla restituzione di parte dello stipendio». Accusa da cui Pinna e Artini si difendono sulle loro pagine facebook. A fianco dei due colleghi si è schierata anche anche la deputata 5Stelle Patrizia Terzoni. Senza entrare nel merito della vicenda e senza voler prendere le parti di nessuno, sorge una domanda, magari poco documentata, da parte di chi scrive: non si potrebbe cercare di fare a meno di utilizzare metodi in odore di Inquisizione spagnola o di maccartismo?

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->