domenica, Ottobre 24

Riforme e insulti field_506ffbaa4a8d4

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La stretta finale sulle Riforme comincia. Martedì 12 aprile si vota alla Camera in presumibilmente certa ultima lettura per le riforme Istituzionali e costituzionali, che concludono così il proprio percorso parlamentare. In questo modo Matteo Renzi, Presidente del Consiglio, si gioca la partita fondamentale, subito incardinata già dal proprio insediamento. Le opposizioni, Lega, Sinistra Italiana, M5S, FI, Fdi, avevano chiesto di rinviare di una settimana. Sia per effettuare l’ennesima Mozione di sfiducia, questa volta al Senato, nei confronti del Governo che per non sovrapporre il tema con quello del Referendum sulle trivellazioni che si terrà il 17 aprile. Iniziata la discussione generale, contingentata, martedì tocca alle dichiarazioni di voto che non hanno limiti di tempo complessivi. Tra battaglia ed ostruzionismo ad oltranza, e con un unico voto ‘in blocco’ previsto, l’unica possibilità di rallentare l’approvazione del Ddl Boschi è quella di iscrivere a parlare tutti i propri deputati, con seduta fiume e voto finale che slitta, ma al massimo di un giorno. Poi toccherà, presumibilmente ad ottobre, al referendum su quanto infine partorito dalle Camere. Nel frattempo il Presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, afferma nettamente la necessità di recarsi alle urne nell’imminente referendum: «Si deve votare, ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino».Parole in netta controtendenza rispetto al caldo invito all’astensione di Renzi, e tutta la vicenda si complica.

Sulla ‘barca degli insulti’ continua a navigare Matteo Salvini, che in evidente crisi d’astinenza ha colto al volo l’esternazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che parlava di come le ‘frontiere aperte’ avessero favorito i vini italiani. E non a caso lo faceva alla importante ‘Vinitaly’, fiera enogastronomica di Verona. Ma appena sente parlare di frontiere il leader leghista (e non solo) si imbizzarrisce, quindi lo attacca: «Mattarella al Vinitaly: ‘Il destino dell’Italia è legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino’. Come a dire avanti tutti, in Italia può entrare chiunque… Se lo ha detto da sobrio, un solo commento: complice e VENDUTO» la maiuscola di ‘venduto’ è sua, via facebook . Mattarella aveva in realtà semplicemente rilevato come «Da prodotto antico a chiave di modernità, il vino italiano, col suo successo nell’export, conferma come il destino dell’Italia sia legato al superamento delle frontiere e non al loro ripristino». Ma come rinunciare al piacere dell’insulto, e soprattutto per quale motivo ripensarci e scusarsi. Figuriamoci, anzi rilancia: «Il Presidente degli italiani, che tale non mi sembra, prima di parlare di frontiere e confini aperti dovrebbe difendere la sua gente ed il lavoro della sua gente. Non mi riconosco in lui». E vai.

Beppe Grillo, di suo, risponde a qualche ennesima marginale polemica parareligiosa sulla sua ripartita tournée teatrale, esaminando la situazione della nostra ‘povera’ sinistra: «Quanto son cambiati i comunisti: li lasci soli un attimo nel deserto di memoria e ideali che stanno attraversando e si mettono ad adorare il vitello d’oro di un altro. Non hanno più neanche il genio di farsene uno loro. Vabbè, ci sta: perdonali, Signore, perché non sanno quello che fanno… o da dove vengono… o chi sono… o dove vanno…» concludendo abbastanza scontatamente che devono andare dove di solito li manda, cioè… Insomma anche in questo caso per ora niente di nuovo sotto il sole. Intanto, però, si appresta ad incassare probabilmente molto dal crescere del clima torrido della politica italiana, sempre più ingarellata tra riforme e insulti. Anche se pure dalle sue parti ci si interroga su quanto cavalcare troppo  l’onda dell’’insurrezione’ popolare possa essere elettoralmente pericoloso ed a rischio di pericolosi contraccolpi.

I tre personaggi di punta della nostra politica, fra riforme e insulti ricordano quelli di Jerome K. Jerome, i ‘Tre uomini in barca (per non parlar del cane)’. Nel nostro caso il ‘cane’, absit iniuria verbis, è rappresentato dal simpatico caratterista Guido Bertolaso, che proprio quasi come un cane in chiesa si affanna a ribadirsi candidato al Campidoglio, passando di gaffe in gaffe. L’ultima il nuovo riferimento alla gravidanza di  Giorgia Meloni: «Adesso se invece vogliamo sfruttare questa sua bellissima vicenda per farne campagna elettorale, per cercare di portare un po’ di voti dalla propria parte…». A parte il traballante italiano, nel suo caso l’unica riforma che gli conviene è defilarsi il prima possibile, per salvare quel tanto di faccia che rimane. Con davanti quasi due mesi sino al voto amministrativo del 5 giugno noi dovremmo certo rinunciare a motivi di divertimento, ma lui ci guadagna di sicuro. Intanto la barca (o la nave) va, forse più alla Federico Fellini che alla Orietta Berti, ma per tutti noi che pure vi siamo a bordo le inquietudini crescono.

 

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