lunedì, Maggio 10

Riforme costituzionali: lavorare con lentezza field_506ffb1d3dbe2

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Il Premier Matteo Renzi ha annunciato durante la conferenza stampa svoltasi a Palazzo Chigi: «Questa mattina firmiamo 24 contratti di sviluppo, per 1,4 miliardi di euro di investimenti e 25 mila posti di lavoro tra creati o salvaguardati, l’80% al Sud. Il Governo prova a dare un messaggio concreto di investimento sul Paese a partire dalla politica industriale». Di questi 1,4 miliardi, ha precisato Renzi, 44% sarà destinato a imprese controllate da gruppi esteri. A quest’ultimo riguardo, il Premier ha aggiunto di aver sentito «qualche giorno fa commentatori lamentarsi perché un’importante azienda è stata acquisita da un grande gruppo internazionale, che peraltro è qui: sono gli stessi che lamentavano la scarsità di investimenti stranieri in Italia».

Dopo la firma dei contratti, il Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha sottolineato che i 24 contratti di sviluppo «vengono finanziati per 700 milioni con investimenti pubblici, le cui risorse derivano in gran parte dai fondi comunitari: vengono spesi tutti i fondi disponibili». Ciò rappresenta, ha proseguito il ministro, «un segnale di cosa si può fare con il contributo dello strumento della politica industriale per sostenere le imprese italiane e anche quelle straniere – e ce ne sono tante – che vogliono investire in Italia».

Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha presentato il programma del semestre italiano di presidenza UE davanti al Parlamento di Strasburgo. Nel suo articolato discorso, il ministro ha dato ampio risalto alla priorità delle riforme e alla necessità di «rafforzare gli incentivi a realizzarle». Riprendendo il mantra più volte ripetuto dal Governo Renzi in questi mesi in Italia e in Europa, Padoan ha specificato che l’obiettivo non è quello di cambiare le regole, ma far sì che «le regole siano applicate e interpretate al meglio». «La UE» ha detto il Ministro dell’Economia «è stata in grado di creare un modo per affrontare la crisi; quei Paesi che hanno avuto aiuti ora stanno tornando sui mercati ed è una buona notizia, ma è possibile ora considerare come può essere migliorato l’apparato di risposta alla crisi». A tale riguardo, ha proseguito, «l‘uso della flessibilità all’interno delle regole è un punto di partenza», nella misura in cui rappresenta «parte di una strategia che combina consolidamento con riforme per rafforzare la crescita». Tuttavia, ha avvertito Padoan, un Paese «ha bisogno di uno, due, tre anni per vedere i frutti»; ciò significa che occorre «usare le regole avendo in mente una prospettiva di lungo termine».

Nel suo discorso alla Cerimonia del Ventaglio, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato anche delle riforme, difendendo l’operato del Governo: «non c’è stata improvvisazione né improvvida frettolosità», ha detto; e ha poi proseguito, tanto più che «è stato recepito un gran numero di sollecitazioni critiche e di emendamenti». Il progetto di revisione della seconda parte della Costituzione, ha aggiunto Napolitano, costituisce «un impegno di cui il Governo Renzi si è fatto iniziatore, su mandato dello stesso Parlamento espressosi con le mozioni approvate a schiacciante maggioranza dalla Camera e dal Senato il 29 maggio 2013 e l’orizzonte, fu fin dall’inizio quello della ricerca di un’ampia convergenza politica in Parlamento. (…)Ricercare le più ampie convergenze in Parlamento su leggi di revisione costituzionale significa dialogare e cercare intese, anche attraverso inevitabili mediazioni tra forze schierate su opposte posizioni politiche e in competizione tra loro nell’arena elettorale». Il Presidente ha quindi esortato i partiti a non esasperare i toni, evocando scenari antidemocratici: «Per serietà e senso della misura nei messaggi che dal Parlamento si proiettano verso i cittadini, non si agitino spettri di insidie e macchinazioni autoritarie. Né si miri a determinare in questo modo un nuovo nulla di fatto in materia di revisioni costituzionali». Non meno nette le posizioni espresse nei confronti della legge elettorale, destinata a essere ridiscuss«con la massima attenzione per criteri ispiratori e verifiche di costituzionalità che possono indurre a concordare significative modifiche». Poi, rivolto esplicitamente alla stampa parlamentare, Napolitano ha invitato a non lanciarsi in “premature e poco fondate previsioni” in merito alla sua ulteriore permanenza al Quirinale: «Vorrei potervi dissuadere dal gioco sterile delle ipotesi sull’ulteriore svolgimento delle mie funzioni di presidente, partendo dalle motivazioni e dalle condizioni dell’accettazione della mia rielezione, un anno e diversi mesi fa, a capo dello Stato. Ho sentito qui citare l’espressione che usai in proposito già nel messaggio al Parlamento il 22 aprile e in occasioni successive». Le due parti più sentite del discorso presidenziale hanno però riguardato la disoccupazione giovanile e alcuni fatti della cronaca di questi giorni. Sul lavoro Napolitano ha detto che «ogni proposta da sostenere in sede europea, così come ogni ulteriore azione di governo a livello nazionale, non può assumere come urgenza e priorità che l’obiettivo categorico di una crescita dell’occupazione, in particolare quella giovanile, perché solo quella può essere la cartina di tornasole nell’effettiva ripresa dell’economia italiana ed europea». Su alcuni dei recenti fatti di cronaca il Presidente ha espresso profondo orrore per le «stragi di disperati, adulti, donne, bambini, nei nostri mari»; sentimento non dissimile da quello che suscitano davanti ai «tanti incolpevoli e inermi uccisi nei bombardamenti su Gaza in una spirale di uso indiscriminato della forza di cui è innegabilmente parte il fittissimo lancio di missili su Israele». Concludendo il suo intervento, Napolitano ha sottolineato come non ci sia «ancora tra noi una percezione consapevole delle dimensioni di fenomeni che configurano ormai una crisi complessiva e pericolosissima della comunità internazionale, e del tentativo di fondare un nuovo ordine mondiale multipolare dopo la rottura dei vecchi insostenibili e precari equilibri».

La lenta illustrazione al Senato dei 7.800 emendamenti al DDL del Governo è proseguita anche oggi. Sul tema è intervenuto anche Renzi, che ha dichiarato: «Le immagini di qualcuno che vuole bloccare, fermare, ostruire il cammino delle riforme sono le immagini di chi pensa che si possa continuare così com’è. Per cambiare l’Italia bisogna fare le riforme e le faremo. Il Governo è impegnato a testa alta e viso aperto per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati». L’evidente timore del premier è che la discussione degli emendamenti vada molto per le lunghe, facendo slittare a settembre il voto finale del Senato sul DDL. Le maggiori insidie per il Governo potrebbero arrivare dal voto segreto, che consentirebbe ai franchi tiratori di impallinare il provvedimento: già ieri sono state presentate diverse richieste in merito da parte del M5S, di SEL e dei frondisti del PD; ad ogni modo, la decisione finale sul voto segreto spetterà al Presidente Pietro Grasso. Riguardo i tempi di discussione richiesti dagli emendamenti, il capogruppo PLuigi Zanda ha dichiarato che «con questo ritmo il provvedimento non potrebbe essere completato nel suo esame nemmeno entro il 2014, la fine di quest’anno». Per cercare di comprimere i tempi la conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso che a partire da lunedì 28 saranno adottate sedute a oltranza (dalle 9 a mezzanotte). L’obiettivo, ha precisato Zanda, è approvare il testo prima di ferragosto. L’annuncio delle sedute a oltranza è stato accolto dall’Aula da boati di disapprovazione, e il Presidente Grasso ha faticato non poco a riportare ordine tra i banchi. Il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti (PD) ha escluso recisamente l’ipotesi di uno slittamento del voto finale «Vogliono rinviare tutto a settembre, far chiudere l’Aula ad agosto con la riforma a metà strada. Lo impediremo con tutte le nostre forze. L’ostruzionismo è legittimo, ma è altrettanto legittimo, nel pieno e rigoroso rispetto dei regolamenti e delle procedure parlamentari, usare gli strumenti che consentono di arrivare al voto in tempi ragionevoli. Se le cose continuassero così la ghigliottina non sarebbe uno scandalo. In ogni caso valuteremo prima altri interventi, ad esempio un’attenta valutazione degli emendamenti da bocciare, in modo da farne decadere altri a catena e ridurre il numero delle votazioni».

Con 395 voti favorevoli e 138 contrari, la Camera ha dato via libera all’arresto di Giancarlo Galan. Dopo che l’Aula ha respinto con 289 voti la richiesta di FI di rinviare la decisione sull’ex governatore del Veneto coinvolto nel caso MOSE, il presidente della Giunta per le Autorizzazioni, Ignazio La Russa, ha ribadito la necessità del rinvio di una settimana per permettere una “riflessione pacata” slegata dalle condizioni di salute di Galan; «se ci fosse un rinvio di una settimana» ha aggiunto la Russa «lui cercherebbe anche se in condizioni disagevoli, con le stampelle, l’ambulanza, di essere presente». L’istanza dell’ex Ministro della Difesa, tuttavia, non è stata accolta dal Presidente della Camera Laura Boldrini: «Quanto dovevamo dire e approfondire l’abbiamo fatto, passerei alle repliche». A quel punti, FI ha chiesto e ottenuto il voto segreto, magari sperando in una defaillance della maggioranza; un’eventualità che, tuttavia, non si è verificata. Ricoverato da qualche settimana presso l’ospedale di Este per problemi cardiaci, l’ex governatore del Veneto è stato dimesso in maniera del tutto inattesa dai medici della struttura. Galan è ora nella sua casa di Cinto Euganeo, da dove ha chiamato i carabinieri, per capire cosa succede dopo che la Camera si è pronunciata per il suo arresto. Intanto, gli avvocati di Galan, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, hanno annunciato che presenteranno un‘istanza di arresti domiciliari, motivata dalle gravi condizioni di salute del loro assistito.

 

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