sabato, Aprile 17

Riforme: 85 milioni di volte Calderoli riforme

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Sulla riforma del Senato la minoranza Pd si piega come previsto alla volontà del presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi e, per salvare la faccia, esulta con Pier Luigi Bersani che parla di «successo Pd» senza «bisogno di Verdini» dopo l’accordo raggiunto nella notte sull’elettività dei nuovi senatori. Quale sarà la contropartita (politica?) promessa ai bersaniani? Risponde la senatrice ora renziana Laura Puppato: «Alla fine la questione dell’elezione diretta dei senatori è servita alla minoranza del mio partito solo per forzare la mano e ottenere una rappresentanza al governo». La minoranza, intanto, si prepara a ritirare i 17 emendamenti agli articoli 1 e 2 del ddl Boschi fingendo, per ora, di mantenerli, e consentendo che la maggioranza Renzi-Alfano-Verdini, a nome di Anna Finocchiaro, ne presenti solo 3. Ma il rischio di pasticcio costituzionale resta altissimo a detta delle opposizioni. Corradino Mineo, Walter Tocci e Massimo Mucchetti voteranno comunque No. Sel presenta 61mila emendamenti, Forza Italia ‘solo’ 1173, la Lega, invece, come promesso da Roberto Calderoli, circa 85 milioni, un vero record per costringere il governo a ‘trattare’ sulle competenze da assegnare a Senato e Regioni. Paola Taverna del M5S, riferendosi alla presunta compravendita di parlamentari, parla di «mercato del pesce in corso al Senato». 210, per la cronaca, le proposte di modifica grilline. Anche Renato Brunetta denuncia la «campagna acquisti indecente» e chiede all’odiato magistrato Henry John Woodcock di «metterci il naso». E l’altro forzista Paolo Romani avanza l’ipotesi corruzione. Il governo vorrebbe chiudere entro il 15 ottobre, ma adesso la palla passa nelle mani di Pietro Grasso che, «spiazzato» dall’iniziativa di Calderoli, dovrà decidere sull’ammissibilità degli emendamenti e sui tempi della discussione. La sensazione diffusa, comunque, è di una immensa presa in giro dei politici nei confronti degli italiani.

Voto finale della Camera sul ddl di riforma del processo penale che contiene anche la delega ‘in bianco’ al governo sul cosiddetto bavaglio alle intercettazioni. Il testo passa a Palazzo Madama tra le veementi proteste dell’opposizione pentastellata (ma anche di Sel e Lega; FI si astiene) che parla di «uno dei provvedimenti più pericolosi degli ultimi trent’anni» e si appella a giornalisti e magistrati. Beppe Grillo denuncia su twitter: «Han fatto peggio di Berlusconi distruggendo il diritto di cronaca. Solo M5S contrario».

Fedele Confalonieri fa visita a Marcello Dell’Utri nel carcere di Parma e riferisce che l’amico di Berlusconi e Mangano, condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, «si sente un sequestrato» perché, dopo la sentenza che ha scagionato lo ‘sbirro’ Bruno Contrada, «è cambiato tutto».

Quando mancavano pochi minuti alla scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti al ddl Boschi, il colpo di scena, neanche troppo inatteso, lo ha messo a segno la Lega Nord. La delegazione del Carroccio, capitanata da Roberto Calderoli, ha depositato in Senato la cifra astronomica di 82.730.460 proposte di modifica (poi lievitate a 85mln), stavolta in dvd e non su carta, altrimenti si sarebbe dovuta abbattere metà della foresta amazzonica. Un record nella storia dell’Italia parlamentare che ha lo scopo di bloccare l’iter di approvazione della riforma costituzionale del Senato e costringere l’Esecutivo a scendere a patti. Calderoli, per la verità, lo aveva promesso ed è stato di parola. È lui stesso, dopo aver confermato di averlo fatto «per salvare la Costituzione»,  a parlare ironicamente di numeri da «guinness» e a confermare di aver segnalato le sue intenzioni bellicose, senza peraltro venir contattato da nessun membro della maggioranza. Maggioranza che adesso, per bocca del capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, accusa gli uomini del Carroccio di voler «bloccare il Paese».

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