giovedì, Ottobre 21

Riformare l'economia della Libia field_506ffb1d3dbe2

0

ibk

Si allarga mese dopo mese la frattura in seno alla Libia post-Gheddafi, Paese ingovernabile e prossimo al collasso. La Libia è uno Stato debole, diviso tra la necessità di effettuare riforme in grado di dare una struttura a un’economia di rendita e l’impossibilità di portarle a compimento per via dei grandi problemi che si sta trovando ad affrontare. L’assenza di sicurezza e stabilità nel Paese, l’opera di boicottaggio del dialogo parlamentare portato avanti dalle milizie e dai loro referenti politici e il blocco alla produzione e all’esportazione di petrolio che nella seconda metà del 2013 ha minimizzato gli introiti legati alle risorse energetiche stanno paralizzando il Paese, mettendo a rischio il processo di democratizzazione iniziato con le elezioni del Premier Ali Zeidan nella scorsa estate.

La presenza di un’importante rendita energetica e l’appoggio delle potenze internazionali sembravano fornire solide basi per una rapida ripartenza della Libia dopo la guerra civile che aveva portato alla caduta di Gheddafi. Il nuovo Governo libico avrebbe dovuto concentrarsi sulla necessità di ristrutturare un’economia eccessivamente dipendente dall’approvvigionamento energetico, priva di un settore industriale produttivo e autonomo.

Una missione condotta dal Fondo Monetario Internazionale a inizio del 2013 nel Paese libico mise in luce al contempo i punti di forza e le debolezze dell’economia tripolina. Dopo il crollo economico verificatosi nei mesi della guerra civile, la Libia mise insieme una crescita dai numeri eccezionali, che fece aumentare l’ottimismo riguardante la possibile ripresa del Paese. La ricchezza prodotta dalla ripresa delle esportazioni energetiche, dall’aumento dell’investimento nella ricostruzione del Paese e dalla spesa privata sembrarono creare spazio per riforme atte a trasformare l’economia, rendendola più competitiva e capace di diffondere maggiormente il benessere nella società. L’alta dipendenza dallo sfruttamento petrolifero – prima del crollo produttivo degli ultimi mesi, il settore garantiva il 60% del PIL e il 95% degli introiti – esponeva ed espone ancora il Paese al rischio di shock legati alla variazione dei prezzi del greggio o al disordine che si sta verificando in questi giorni.

Due sono i sostanziali problemi dell’economia libica, entrambi assai diffusi in Nord Africa e nel Medio Oriente: l’elevata spesa in sussidi su beni di prima necessità e sui costi dell’energia, una vera zavorra per i bilanci statali; l’assenza di uno sviluppo industriale che svincoli il Paese dalla necessità di importazione di beni di primaria importanza e garantisca la creazione di più posti di lavoro. L’assenza di provvedimenti che possano garantire un bilanciamento sotto questi punti di vista rischia di avere un effetto depressivo per l’economia sul medio e lungo termine, proponendo in futuro problemi che i Paesi vicini stanno sperimentando al presente.

Un report del Fondo Monetario Internazionale reso pubblico nel corso del 2013 ha indicato alcuni dei passaggi fondamentali da compiere per definire al meglio i principali nodi da sciogliere per riformare con efficacia il settore finanziario libico e renderlo più forte in prospettiva. Primo passo sarà la definizione di una politica fiscale “chiara e solida”, in grado di garantire stabilità fiscale, di sopperire meglio ai costi dello sviluppo e della costruzione delle infrastrutture e all’accumulo di risparmi per le future generazioni. «Obiettivo chiave per il quadro macro-fiscale della Libia» è scritto nel report «sembra essere quello di controllare la stabilità macroeconomica mentre si bilancia la necessità di investire internamente e si contengono le restrizioni di capitale, incrementando la crescita del settore privato e di quello non legato agli idrocarburi».

La definizione di un programma macroeconomico e macrofiscale ampio e ben definito è un passaggio fondamentale per orientare nella maniera più adeguata le strategie economiche sul medio termine, scrivono gli esperti del Fondo Monetario. «Il Governo dovrà adottare, nel medio termine, un programma macrofiscale, e un’associata disciplina fiscale, che sia in grado di assicurare sia gli obiettivi di stabilizzazione che di risparmio. Data la ricchezza di idrocarburi della Libia, il suo livello di sviluppo e l’ampia necessità di infrastrutture e di ricostruzioni, la missione ritiene che il Governo debba adottare un programma di lavoro che combini obiettivi di stabilizzazione per assicurare stabilità macroeconomica e obiettivi di risparmio per assicurare equità intergenerazionale».

Il Ministro dell’Economia libico, Mustafa Abufunas, ha intanto reso nota la creazione di una nuova autorità regolamentatrice del settore finanziario – non di quello bancario – che dovrà proteggere la trasparenza dei mercati libici e ed elaborare norme di governance in grado di proteggere gli interessi di chi decide di investire in Libia. «Questo corpo regolamentatore rappresenta un’aggiunta molto importante per l’economia libica» ha affermato il Ministro Abufunas «e per la creazione di un’economia basata su fondamenta solide».  

Permane intanto l’incertezza sulla ripresa della produzione e dell’esportazione di petrolio nel Paese, attualmente ostaggio di una serie di rivendicazioni portate avanti da milizie, ribelli separatisti in lotta con l’autorità centrale, lavoratori che cercano di ottenere maggiori concessioni dal Governo. Il Ministero delle Risorse Energetiche ha fatto sapere negli scorsi giorni che nel mese di dicembre è leggermente tornata a salire la quantità di barili di petrolio prodotti quotidianamente, tornati a 250mila contro i 220mila del mese precedente. L’aumento è probabilmente legato alla ripresa del funzionamento degli impianti di Sarir e Messla. Il livello di produzione rimane comunque ben distante dal milione e quattrocentomila barili al giorno esportati nel luglio scorso.

«Il blocco delle esportazioni è costato alla Libia oltre 10 miliardi di dollari americani» ha affermato durante una conferenza stampa Mustafa Abufunas, sostenendo inoltre che qualora non venisse sbloccata la situazione nell’Est del Paese c’è il rischio che le ripercussioni sul budget nazionale diventino sensibili. Una combinazione di riforme economiche e stabilizzazione della situazione di sicurezza sono indispensabili per porre fine alla caduta della Libia nel baratro dell’ingovernabilità. La speranza odierna è che già nei primi mesi del 2014 si possano avvertire gli effetti di un cambio di rotta.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->