mercoledì, Luglio 28

Riforma della Scuola: istruzione per l'uso La Giannini al Meeting mentre Renzi parla alla Festa dell'Unità nazionale

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Nel messaggio inviato per l’apertura della Festa dell’Unità nazionale che comincerà domani a Bologna, il premier Matteo Renzi ha dato ampio risalto all’enorme responsabilità che grava sul Governo, soprattutto dopo l’eclatante successo del PD alle Europee: «il carico di un mandato, di una missione quasi, da più di 11 milioni di elettori». Proprio la FdU, scrive Renzi, rappresenta«l’occasione per preparare una stagione di governo che sarà difficile e appassionante, perché stiamo cambiando l’Italia»; un cambiamento che il Governo sta portando avanti giorno dopo giorno: «con le riforme istituzionali, il Senato e il titolo V, assieme a quelle economiche, sul lavoro, la pubblica amministrazione, la giustizia civile, la scuola, la cultura.». Non scevro da enfasi, il premier ha poi sottolineato il ruolo si assoluta preminenza svolto dal PD in quest’azione di cambiamento, al punto che in Europa il partito venga «talvolta indicato come modello dai nostri partner socialisti, come in passato facevamo noi con il New Labour britannico o la Neue Mitte tedesca».

Concludendo il suo messaggio, Renzi ha fatto un rapido riferimento alle sorti di “L‘Unità”: «Abbiamo scelto di chiamare le nostre Feste dell’Unità, per dire che questa è casa nostra, una casa aperta, e che il giornale fondato da Antonio Gramsci tornerà a vivere, a creare dibattito, a sferzare e sferzarci, come ha fatto in tutti questi anni e come fa “Europa”, più giovane, ma vitale. Tutti noi siamo chiamati a uno sforzo di sobrietà, di rigore, di trasparenza. È quello che abbiamo cominciato a fare, con determinazione, con le iscrizioni, il fundraising».Parole che faranno probabilmente storcere il naso a più di qualche militante, non per tanto sibillino raffronto tra “L’Unità” ed “Europa”, quanto piuttosto per i termini abbastanza vaghi con cui segretario del PD ha parlato di una soluzione per la gloriosa testata fondata da Gramsci.

Dal palco del meeting di CL a Rimini, il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha parlato lungamente di Scuola e del pacchetto di riforme che saranno varate dal fatidico Consiglio dei Ministri del 29 agosto. Uno dei punti principali del programma del Governo, ha riferito il ministro, è «eliminare il precariato nella scuola». Nobile proposito sul quale Giannini non ha fornito dettagli, maha solo dichiarato che per le supplenze vige «un meccanismo perverso che ci trasciniamo da decenni che non ci consente di lavorare se non con l’organico di diritto e quindi di riempirlo attraverso le graduatorie»: un meccanismo che va rivisto a fondo, perché già all’inizio dell’anno si ha perfetta cognizione dei posti da coprire stabilmente. Per venire a capo dell’annosa questione, occorre «ragionare in termini di organico funzionale e non di organico di diritto. È l’uovo di Colombo che chi lavora nella Scuola conosce da tempo, ma che nessun Governo ha avuto il coraggio di affrontare direttamente perché significa prendere coscienza che le supplenze non fanno bene né a chi le fa, né a chi le riceve». Altri punti sui quali il Governo interverrà riguardano l’incremento della professionalità del personale docente, attraverso l’aggiornamento continuo e l’accrescimento delle competenze nella progettazione didattica, migliorando l’offerta formativa e potenziando l’uso delle nuove tecnologie. Giannini ha aggiunto che il cardine di questa rivoluzione copernicana della didattica scolastica sarà il principio secondo cui «chi fa di più prende più soldi».

A quest’ultimo riguardo, come seguendo un copione che sembrerebbe già scritto, la replica dei sindacati non ha tardato ad arrivare. Il leader di FLC-CGIL, Mimmo Pantaleo, ha dichiarato: «Se rispondono a verità le indiscrezioni di un intervento sugli scatti e di un tentativo di introdurre elementi di meritocrazia al di fuori di un sistema contrattuale per noi è inaccettabile». Anche il segretario di CISL Scuola,Francesco Scrima, ha commentato le parole del ministro Giannini: «Quando si punta sul lavoro e sulla professionalità bisogna pensare che lo strumento per valorizzare l’impegno è il contratto di lavoro, bisogna quindi puntare al rinnovo del contratto, bloccato da 8 anni». Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario di UIL Scuola, Massimo Di Menna, secondo il quale l’impegno sul rinnovo del contratto costituisce una discriminante essenziale per valutare la positività o meno della riforma della Scuola proposta dal Governo.

Durante il CdM di venerdì saranno presentate linee-guida operative della riforma e nei primi giorni di settembre avrà inizio la consultazione delle forze politiche e delle parti sociali; alla fine del confronto, che dovrebbe durare circa 2 mesi, l’Esecutivo elaborerà una sintesi e procederà con i provvedimenti che attueranno la riforma a partire dal prossimo anno scolastico.

 

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