giovedì, Luglio 29

Riforma della magistratura, tra ritardi e accuse false

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A distanza di circa un mese torniamo a parlare della Riforma della Magistratura e della Giustizia in generale, che non ha compiuto grandi passi in avanti, anzi. Dalle dichiarazioni del Premier alle reticenze dei magistrati si è passati ad un clima accusatorio in pieno stile aula forense. Una settimana fa il presidente dell’Associazione magistrati Rodolfo Sabelli non è stato certamente tenero nel rivolgersi a Renzi ( e al mondo politico in generale) ribadendo che «le riforme sono lontane da quella rivoluzione che, secondo facili slogan, dovrebbe restituire alla giustizia piena efficienza e decoro, si uniscono a dichiarazioni che associano i ritardi della giustizia a una presunta scarsa produttività dei magistrati».  

Secondo Sabelli «si rischia di retrocedere, a piccoli passi, in una progressiva erosione del ruolo della giurisdizione, con riforme condotte in assenza di un progetto organico con strumenti normativi impropri e con soluzioni inefficaci, accompagnate da slogan che ne dissimulano l’inutilità. Eppure non mancherebbero i segnali positivi». Il dibattito pubblico sulla riforma, ha aggiunto il presidente dell’Anm «si immiserisce in polemiche deprimenti su ferie e sospensione feriale dei termini e sulla presunta chiusura estiva dei tribunali; un dibattito purtroppo generato da una norma suggerita da esigenze di propaganda e da cedimenti di sapore demagogico piuttosto che da realtà volontà di riforma».  

Questo dovrebbe essere il terreno per una discussione tra le parti. Oltre queste dichiarazioni velenose, la questione riforma rimane ancora in un cassetto o alla mercé di qualche «patto di scambio» .“La problematica delle ferie dei magistrati credo che non sia assolutamente importante, mi sembra battere su un tasto per distrarre l’attenzione su quello che è il discorso contro la cosiddetta “casta”. Un modo sbagliato per analizzare il problema vero che è capire se funziona o meno”. Per Vito Lo Monaco, presidente del Centro Studi Pio La Torre , la strada intrapresa è decisamente sterile, e soprattutto sta focalizzando l’attenzione pubblica su argomenti di superficie. Anche Mauro Volpi, professore di Diritto Pubblico Comparato all’Università di Perugia, e vice presidente del Centro Studi Crumbria  sottolinea che “non è sicuramente questo il problema. Durante le ferie la maggioranza dei magistrati lavora, devono scrivere le sentenze e hanno dei termini entro i quali vanno depositate. Quali sono le cause dei ritardi? Sono molteplici, ma quella fondamentale sta nel numero assolutamente enorme di cause e nell’altissima litigiosità che caratterizza il nostro paese. Anche qui le statistiche del Consiglio europeo dicono che siamo il Paese più litigioso dopo la Russia. Si fa causa per qualsiasi cosa e si arriva, molto spesso, alla Corte di Cassazione e questo provoca un intasamento terribile; le cause in entrata sono superiori a quelle che si riescono a smaltire, anche se ripeto che l’indice di produttività dei magistrati è abbastanza alto”.

Continuiamo a dibattere su ipotesi e annunci, ma di concreto e reale ancora non si può parlare. “L’onestà intellettuale impone di essere oggettivi, a prescindere dalla propria scelta politica, bisogna partire dalle cose concrete. Credo che sia necessario iniziare dalla riforma costituzionale della giustizia, anche il Titolo IV andrebbe cambiato, non la Magistratura ma la giustizia in sé, che è un bene fondamentale per la nostra società”. Luca Vittorio Raiola, Avvocato e studioso della Fondazione Magna Carta, componente del Comitato promotore della Riforma della Giustizia, aggiunge che “anche con questo Governo si è ripresentato il problema dello scontro tra politica e magistratura, è un argomento che puntualmente si ripresenta quando si deve riformare il sistema. Il perno ha due difficoltà: da un lato problemi endogeni, cioè una maggioranza (che poi non è tale) che ogni giorno deve contrattare, l’eterno problema della politica italiana, l’eterna contrattazione su tutto. Poi c’è un problema esogeno, delle categorie che si sentono toccate, in questo caso quella dei magistrati, che si ribellano ogni qualvolta si parla di riforma”.

Il rapporto di “amore e odio” tra politica e magistratura si è intensificato nel tempo, quando l’una (la magistratura) ha dovuto supplire alle mancanze dell’altra (la politica). “Si dice che c’è stata un supplenza della magistratura nei confronti della politica – afferma Volpi – questo è in parte vero ma non voluto dalla maggioranza dei magistrati, è la stessa politica che l’ha incentivata. Quando sento, anche l’attuale Presidente del Consiglio, dire che, poiché è garantista, non può togliere una persona da una carica, o non proporlo per una carica finché non ha avuto una condanna definitiva in sede giudiziaria. Questo è un tipico esempio di richiesta di supplenza alla magistratura. La politica deve saper adottare provvedimenti anche se non c’è necessariamente un reato o un illecito – continua il Professore – Se una persona ha dei rapporti discutibili, la politica dovrebbe intervenire indipendentemente da questioni giudiziarie che è un terreno distinto da quello politico. Bisognerebbe ricostruire un’etica della politica”.

Anche Lo Monaco segue la stessa linea di pensiero, tirando fuori il “principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura come prevista dalla Costituzione”.  Da questo “si stabilisce anche che la magistratura è intervenuta a causa della carenza della politica, pensando di potersi sostituire alla politica, questo è un grave errore”. Raiola aggiunge che: “la magistratura ha colmato un vuoto lasciato dalla politica, sia per quanto riguarda la repressione del terrorismo ma anche per quanto riguarda l’interpretazione legislativa. Molto spesso, specie quando eravamo in una fase di democrazia così detta consociativa, le leggi erano scritte in maniera volutamente ambigua ed oscura, scaricando sulla magistratura l’onere di diventare una sorte di arbitro dei conflitti sociali. Il giudice dovrebbe applicare la legge, ma in quel caso diventava qualcosa di più di un mero applicatore”.

Dall’altra parte comunque “una riforma costituzionale della giustizia è necessaria – continua Raiola – penso alla separazione della carriera, alla separazione del CSM, all’Alta Corte di Disciplina, introdurre il principio della responsabilità civile della magistratura in Costituzione, disciplinata da legge ordinaria. Sono tutte azioni giuste e necessarie, poi se entriamo nel merito delle leggi ordinarie si dovrebbe riformare il falso in bilancio, la prescrizione, la riforma dell’ ordinamento giudiziario”. Volpi entra nello specifico, “sono stati presentati alcuni disegni di legge che seguiranno una via più o meno lunga,  poiché vi sono divisioni all’interno dello stesso Governo. Dicono che hanno reintrodotto il Falso in bilancio, non è vero – continua – C’è un disegno di legge che ne prevede una reintroduzione abbastanza timida, poi il reato di auto riciclaggio, e la questione della prescrizione. Si prevede che i termini della prescrizione s’interrompano dopo una condanna di primo grado, questo lo ritengo fondamentale. Però c’è una limitazione, riguarderebbe solo quei processi, in cui al momento dell’entrata in vigore della legge, ci sia già stata la condanna di primo grado, per quelli futuri no e non si capisce il perché. Sembra quasi di capire che per i processi che sono ancora in corso si voglia chiudere un occhio, e intanto la prescrizione continua a decorrere”.

Vito Lo Monaco porta l’attenzione su una questione decisamente politica, “se ancora si discute su come deve essere definito l’autoriciclaggio, è chiaro che c’è qualche resistenza. Il motivo per cui c’è questa difficoltà è perché, se abbiamo un Governo che deve essere appoggiato da chi ha difeso da sempre la depenalizzazione del falso in bilancio o reati finanziari, è chiaro che risulta difficile fare una riforma in questo senso. Questo è il problema politico di questo Paese”.

 

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