sabato, ottobre 20

Riforma della giustizia appesa ad un filo Pressing radicale su Palazzo Chigi. Ok di Orlando, si attende il sì di Gentiloni

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Tra qualche mese saremo chiamati a decidere quali senatori e quali deputati mandare in Parlamento.  Un po’ tutti sono impegnati a far promesse di futuri bengodi. L’esperienza del recente passato dovrebbe, potrebbe, insegnare qualche cosa, ma non e’ detto. Non e’ vero che la storia sia maestra di vita.

Qui limitiamoci a osservare e ad annotare che nessuno dei concorrenti a un posto al desco partitocratico fa anche un accenno, nei suoi programmi, alla madre di tutte le emergenze, al problema di tutti i problemi: la giustizia e la sua appendice più drammatica e urgente: il carcere. Semplicemente, ignorano, deliberatamente, la questione. E’ altro che interessa.

Cosi continuano a languire, nonostante lodevoli e apprezzabili propositi del ministro della Giustizia, riforme necessarie per velocizzare i processi, smaltire gli arretrati spaventosi, rendere più rispondenti alle esigenze della società legislazioni obsolete e farraginose, rendere più vivibili carceri sovraffollate di poveri cristi che non dovrebbero essere detenute. Questioni che qui abbiamo denunciato mille volte e al lettore ben note.

Annotiamo, su questo fronte, l’unica novita’. Dalla mezzanotte riparte il Satyagraha di alcuni dirigenti del Partito Radicale, rivolto al Presidente del Consiglio Gentiloni. Rita Bernardini, Deborah Cianfanelli e altri militanti del partito di Marco Pannella danno atto al ministro della Giustizia Orlando di aver trasmesso da tempo al capo del governo Paolo GentiIoni i decreti attuativi della riforma dell`ordinamento penitenziario; al tempo stesso riprendono l’iniziativa nonviolente «rivolta all’approvazione da parte del consiglio dei Ministri di una riforma sempre più necessaria e urgente per le condizioni in cui versano le carceri del nostro Paese, a partire dalla salute dei detenuti sempre più vittime di abbandono sanitario spesso a causa di irresponsabili decisioni dei giudici di sorveglianza, come testimonia la vicenda di Marcello Dell`Utri, più che mai rappresentativa dei tantissimi casi di detenuti che in carcere non sono adeguatamente curati persino quando sono affetti da malattie gravissime».

Il ministro della Giustizia Orlando fa sapere, intervistato da ‘Repubblica‘ che i testi dei quattro decreti «sono da settimane a Palazzo Chigi in attesa di essere approvati in Consiglio dei ministri». Secondo  le intenzioni, daranno corpo alle nuove norme riguardanti le misure di sicurezza, le pene alternative, la giustizia riparativa e l’ordinamento dei carceri per adulti e di quelli per minori.

L’approvazione di palazzo Chigi non è sufficiente. Per concludere l’iter entro la fine della legislatura, pena l’azzeramento di tutta la riforma, occorre un ulteriore passaggio nelle commissioni Giustizia parlamentari, a cui farà seguito la definitiva deliberazione del governo. Di qui l’allarme e la ‘pressione’ dei radicali:  se i decreti delegati non troveranno posto nell’ordine del giorno del prossimo Cdm che si dovrebbe tenere il 22 o il 23 dicembre (il governo si è mostrato particolarmente sensibile all’opposizione di alcune sigle sindacali di polizia penitenziaria), andrà in fumo la riforma messa a punto da decine di esperti riuniti per mesi  attorno a tavoli di lavoro ad hoc.

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