lunedì, Giugno 14

Riforma della Giustizia: anche Gratteri arranca Nicola Gratteri intervistato da Lilli Gruber mostra chiaramente come mettere le mani in questo ginepraio sarà davvero improbo

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In una lunga intervista dalla signora Lilli Gruber il noto Magistrato Nicola Gratteri ha, a mio parere, fatto capire perché, nella realtà dei fatti, una riforma seria della Magistratura sia a dir poco difficile.
Sorvolo sulle critiche allusive alle idee della Ministro Marta Cartabia. Finora circolano commissioni, bozze, documenti vari, tutti difficilmente ottenibili da chi non sia ‘dentro’ al sistema, per cui io aspetto di vederli quei documenti, magari di capirli, anche se sono scritti in linguaggio criptico, e intanto parlo solo di alcune cose affiorate nell’intervista. Ricordando, però, e non posso non farlo, che la frase con la quale Cartabia, sia pure utilizzando una frase di Giovanni Falcone, ha legato l’efficienza, nel senso della rapidità, all’indipendenza. Come se Falcone fosse Gesù Cristo, ipse dixit … anche lui poteva sbagliare, no? E quindi usarlo è solo strumentale: è il nome, o è un modo per dire: vedete, si può cambiare anche quello … , no? Certo, dicendo, naturalmente non in modo esplicito e quindi con una allusione velenosa, che se tu stai stravaccato su una poltrona a incassare lo stipendio e non fare nulla, tanto nessuno ti può fare nulla a sua volta, diventi una casta (parola di moda, che significa tutt’altro) e quindi devi essere ‘decastato’, che in linguaggio politico si traduce in ‘mazzolato’.

Ciò premesso vediamo su che cosa Gratteri non mi ha convinto. Innanzitutto, che l’efficienza della Giustizia dipenda assolutamente dal CSM, o meglio dalla sua nonpoliticizzazione‘, per cui è lì che si deve agire. Posso accettarlo, anche se non mi pare così semplice la cosa. Se un giudice vuole fare bene il suo mestiere può farlo, e lui, e non ha mancato Gratteri di ripeterlo dieci volte, ne è un esempio luminoso e odiato. Quindi si può, pur odiandosi. Ma considerare che la mancanza di pensiero etico politico dei giudici sia lo strumento per la efficienza, mi pare stravagante. Certo, la politicizzazione in senso partitico no, non va. Ma se quella c’è e c’è stata, cerchiamo di dircelo chiaro, è colpa anche (anche non solo, diciamo al 50%?) del ceto politico di questo Paese, il peggiore del mondo. Che, non per caso, ha cominciato a mettere seriamente le mani in pasta da quando è iniziata tangentopoli e Silvio Berlusconi discuteva con Mubarak delle sue nipoti, da portarsi in visita al Quirinale dove vorrebbe risiedere i prossimi sette anni.
C’era in quella trasmissione anche Paolo Mieli, col suo solito viso allegro e giulivo, che ‘sghignazzava’ sulla pretesa di Gratteri di diventare Procuratore a Milano, perché tanto è già tutto deciso: da chi, da lui, dalla signora Annalisa Chirico o da chi? Politica, cioè, politicante, partitica.
Ma, non si può impedire, anzi, si dovrebbe insistere perché lo faccia, ad un giudice di avere etica e pensiero politico, non partitico. Pretendere chesi mostri di non averne è il solito modo infame di essere ipocriti all’italiana, come scrive il mio amico Della Pergola.
Trovare una soluzione non è facile, anche perché, diciamoci la verità, passa per la coscienza delle persone, dall’anima, dal cervello, dall’onestà intellettuale che, non a caso, è ben altra cosa dalla ‘o-ne-stà-o-ne-stà’. Ma la proposta di un sorteggio, un’ipotesi grillina assolutamente sballata e insultante, non ha senso. Intanto perché non ‘premia’ l’onestà, la carriera, la capacità e quindi disincentiva ad averne. Ma poi perchè si verificherebbe quel fenomeno che si è verificato altrove in situazioni analoghe: finalmente, per caso ci sei, adesso o mai più. Credetemi, è peggio dell’attuale sistema. Secondo me basterebbe impedire ai giudici di presentarsi in quantodiuna parte, e obbligare (forse incostituzionale, ma necessario) a sciogliere le correnti, anche a livello di ANM.
Ma Gratteri, come accennavo, diceva anche altro. E in particolare che, posto che lui è uno bravo assai e che ha fatto un’aula bunker in quattro mesi e vengono dall’estero a vederla e complimentarsi con lui: primo, se ci sai fare, sono cavoli, secondo, se ci sai fare ti fregano. Questo è il senso del suo discorso per come l’ho capito io.

 

Ha detto ad un certo punto una frase terribile, secondo me, terribilissima: una frase che se fossi io nella Procura di Catanzaro, me ne andrei domattina, anzi, ieri mattina. Parlando deipentiti‘, giustamente sottolineava non pentiti ma ‘collaboratori’, appunto, ha detto che dopo quattro giorni di interrogatori di non so chi da parte dei suoi sostituti, quattro giorni senza risultati, è arrivato lui e con due domande ben poste ha capito che il pentito non stava dicendo tutto, e quindi gli ha negato i relativi benefici. Due cose inammissibili. Se i suoi sostituti non sono capaci, la colpa è sua e solo sua: a un dirigente compete il compito gravoso di insegnare il mestiere ai diretti e indiretti ‘dipendenti’. In altre parole, li ha pubblicamente insultati questo non si fa. Ma poi, chi è lui per dire che il pentito non è pentito? Non voglio entrare nei meandri della legge in materia, ma se un giudice, nel caso un PM, può decidere da solo in pratica della vita di un uomo, così non va. Neanche il re Sole faceva una cosa del genere. E figuriamoci se i PM fossero nominati dai politicanti! Gratteri, che dice?

Ma poi, tra le sghignazzate di Mieli, ha detto che lui, fuori dalle correnti ha fatto la domanda per la Procura di Milano. Bene, giusto, bravo, bis, è un suo diritto, forse sarebbe un ottimo procuratore. Ma. Uno: perché dirlo in quel modo allusivo e sardonico? Se ha motivi di temere che non lo sivoglia‘, dica chi, come, perché e quando. Altrimenti taccia.
Ma poi, se lui dedica la gran parte del suo intervento a discettare del suo amore per l’antimafia, della sua lotta eroica, alla sua vita sacrificata, al viaggio di nozze di tre giorni, per amore (parole sue testuali) del lavoro, del servizio, per orgoglio del proprio lavoro. Perché vuole andare a Milano ora?

Insomma, mettere le mani in questo ginepraio non è e non sarà cosa né facile né indolore. Ma ciò che più importa è che le premesse per soluzioni ragionevoli e affidabili non le vedo, né nella capacità del CSM, né dei politicanti, né nel Governo, che, tra le tante cose che fa, una pervicacemente non ne fa: lanciare concorsi annuali per numeri predefiniti di Magistrati, per raddoppiarne in pochi anni il numero complessivo.
E invece non ha difficoltà o intralci a nominare il capo della ‘cybersecurity’: oscura cosa in inglese per renderla ancora più oscura.
Limpidezza, signori, limpidezza.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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