mercoledì, Aprile 14

Riforma del Senato, articolo 2: si attende Grasso field_506ffb1d3dbe2

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Continua a Palazzo Madama l’esame del disegno di legge Boschi sulla riforma del Senato. Il Presidente della Camera Alta Pietro Grasso, fra le proteste delle opposizioni, riduce i tempi del dibattito, visti gli oltre cento interventi ancora da ascoltare. La novità è l’avvicinarsi dell’intesa fra maggioranza e minoranza del Partito Democratica, legata all’articolo 2 del ddl, relativo alle nomine dei senatori – l’ala sinistra vorrebbe l’eleggibilità, ma sull’emendabilità del provvedimento deciderà lo stesso Grasso, che ancora non si è pronunciato. Per quanto riguarda le altre riforme, firmato il decreto per il finanziamento della formazione dei docenti nell’ambito della ‘Buona scuola‘. Entreranno in vigore a un anno dalla pubblicazione le misure del ddl penale sul dibattimento a distanza, ma non per i reati di mafia e terrorismo, mentre il Consiglio dei Ministri approva cinque decreti attuativi in materia fiscale. Dalla Germania, dove partecipa a un vertice informale dei Capi di Stato dell’Unione Europea, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiede all’Europa regole solidali e condivise sull’accoglienza migranti e nuove spinte per lo sviluppo economico. Nunzia De Girolamo lascia il Nuovo Centro Destra per tornare in Forza Italia, che a sua volta perde Domenico Auricchio, che vira verso il gruppo Ala di Denis Verdini, mentre va verso la ricostituzione Alleanza Nazionale. L’aggiornamento settimanale dell’Istituto Piepoli per Ansa sulle intenzioni di voto registra una risalita del Pd di mezzo punto percentuale, strappato alla Lega Nord. Stabili gli altri partiti.

Si riavvicinano le fazioni interne al Partito Democratico, dopo le aperture di ieri della maggioranza si cerca con più convinzione un accordo che medi fra le posizioni in merito all’articolo 2 del disegno di legge Boschi, che stabilirà l’eleggibilità o la nomina dei membri del futuro Senato. Ala sinistra del Pd che si è riunita oggi per valutare le prossime mosse, confermando tuttavia l’intenzione di presentare una decina di emendamenti all’articolo 2. Gradite invece le parole del premier Matteo Renzi sul comma 5 dello stesso punto, dove si menzionerebbe la possibilità di scelta per i cittadini. Ma l’attesa è tutta per la pronuncia del presidente del Senato Pietro Grasso, che dovrà valutare l’ammissibilità di emendamenti all’articolo 2 della riforma.

Secondo Pier Luigi Bersani è pace fatta, almeno «se la proposta è quella che ho capito. È venuta fuori un’apertura significativa perché si accetta l’idea che saranno gli elettori a scegliere i senatori. Forse una procedura un po’ bizantina ma va bene. Resta amarezza perché ci siamo arrivati dopo mesi in cui io e Renzi ci siamo parlati solo sui giornali». Anche per Roberto Speranza è «un passo avanti, sono molto cauto e prudente, voglio prima vedere bene i testi, ma finalmente è caduto il totem dell’articolo 2». E se per Bersani la ritrovata unità renderebbe inutile cercare appoggi esterni da parte di Denis Verdini e del suo gruppo, Andrea Marcucci rimarca come «il senatore toscano ha già votato il testo in prima lettura, non vedo perché non dovrebbe rifarlo», trattandosi di riforme costituzionali l’auspicio è che ci sia «il più ampio consenso possibile».

Contestualmente gli esponenti della maggioranza partecipano a tavoli tecnici, sempre per studiare modifiche al ddl Boschi, e trattano con il leghista Roberto Calderoli per convincerlo a non presentare le migliaia di emendamenti annunciati. In Aula riprende l’esame della riforma costituzionale, tra le proteste delle opposizioni contro la decisione di Grasso di «armonizzare i tempi degli interventi, che non potranno superare i 10 minuti», il tutto per abbreviare i tempi. Sono infatti ancora 110 gli iscritti alla discussione, per un totale di quasi 34 ore, in questo modo dovrebbe essere rispettata la conclusione del dibattito stabilita per la giornata di domani dalla conferenza dei capigruppo.

Renzi annuncia su Twitter la firma del decreto sulla carta elettronica dei docenti, dove saranno accreditati 500 euro da destinare alla loro formazione, come previsto dalla riforma della scuola. E dal ministero dell’istruzione parte la circolare che fornisce indicazioni su tempi e modalità tecniche che gli istituti dovranno adottare per chiedere gli insegnanti in più dovuti al potenziamento. «Arriveranno in classe tra la fine di novembre e i primi di dicembre», spiega il sottosegretario Davide Faraone, «grazie a loro sarà possibile ampliare i tempi di apertura delle scuole, rendere flessibili le attività, sperimentare il curriculum dello studente. Non insegnanti tappabuchi, ma docenti pienamente inseriti nella progettualità della scuola».

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