lunedì, Maggio 16

Riforma del catasto e lotta di classe La morale dell’intera vicenda è che non si tocchi ciò che ‘Dio’ ha dato ai ricchi, e non si discuta il liberismo in economia e nella società, che è il vero atto di guerra mondiale verso chiunque pretenda di correggere le disuguaglianze

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Presi dall’atroce copertura quotidiana di immagini e parole relative all’invasione armata della Russia di Putin all’Ucraina, vorrei discutere un tema che per gli italiani è di interesse centrale nelle loro vite. Mi riferisco al tema della casa, vecchio bene rifugio in un Paese dove la proprietà della stessa è di quasi tutta la popolazione, 92%. Tutto bene dunque? Non proprio se si pensa che però solo il 6% ha meno di 35 anni. Vuol dire che la casa, come quasi tutto, ce l’hanno persone adulte o anziane, mentre oggi con poco lavoro retribuito male, con costi immobiliari altissimi, bassa dotazione di beni collettivi e scarse detassazioni per i giovani, coloro che nelle retoriche sono il nostro domani, il futuro come piace dire ad ogni retorico piè sospinto, la situazione non è allegra.

Ma nel contempo, siamo anche il Paese che ha una capitalizzazione di risparmi di oltre 4 mila miliardi di euro. Sembra una bella cosa, in realtà sono tutti soldi che non circolano, moneta che resta ferma, investimenti che non si fanno mentre si attendono varie prebende di uno Stato dei bonus su tutto. E la casa pare proprio il Sacro Graal da non toccare, perché si dice, è un bene primario. E parliamo allora della casa nel senso della rivalutazione degli estimi catastali. «Stop ai valori sulla casa che non hanno senso. Serve trasparenza, nessuno pagherà più tasse», così parlò Draghi nel question time alla Camera l’8 marzo scorso a proposito della paventata riforma del valore catastale delle unità immobiliari i cui indici sono bloccati da decenni. Si vorrebbe dunque ad una disciplina che risale al 1939!, sì avete letto bene, 83 anni fa quando l’Italia era fascista ed era espressione di un mondo che non esiste più.

Il tema degli immobili è tra quelli centrali inserito nel disegno di legge di delega fiscale finalizzata ‘solo’ ad un’operazione di trasparenza da concludersi nel 2026 per verificare che i valori del catasto degli oltre 76 milioni di immobili censiti in Italia vengano aggiornati, con altri 1,2 milioni ma per altri anche 2 milioni di immobili fantasma già individuati dall’agenzia delle entrate. La difesa dell’esistente si è levata subito. Ciò che inquieta rispetto a quella che dovrebbe essere una doverosa quanto urgentissima rivalutazione degli estimi catastali sta nell’art. 6 della delega, dove nero su bianco è scritto che «le informazioni non (NON) dovranno essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né per finalità fiscali». Ci mancherebbe pure che si porta a compimento un’operazione simile per introdurre un nuovo sistema di calcolo della ricchezza immobiliare comprensibile da tutti. Per cui un immobile in centro in qualsiasi città paga oggi quattro soldi da decenni rispetto ai valori che in proporzione sono più significativi nelle periferie o negli immobili di minor pregio. Valori che vengano almeno rivalutati ai correnti prezzi di mercato. Capitalistico, il mercato, non comunista! Questa riforma dei valori catastali si rende urgente perché parte del pacchetto di cosiddette riforme che ‘ci chiede l’Europa’. E se ce lo chiedono da Bruxelles vuol dire che il tema una sua centralità non rinviabile. L’ultima volta è avvenuto con le raccomandazioni Ue del 2019. Apriti cielo, tanto è bastato per le destre unite e trasversalità varie a difesa di interessi i cui valori appaiono oggi ridicoli.

Il tema della ricchezza e della sua rivalutazione fa il paio con le difese storiche dei soliti: dagli evasori fiscali, ai profittatori di varia risma, ai no tax, e no qualsiasi cosa preveda lo schema di far pagare qualcosa a chi guadagna di più, a chi evade le tasse, a chi sottrae risorse allo Stato in varie forme, che difende gli interessi legali o criminali dei concessionari balneari. Gente che paga in media qualcosa come 2 mila l’euro all’anno (anno!), ad uno Stato dormiente e distratto che mai ha avuto a che dire, dopo essersi rubati coste e mari che erano pubblici. Questo il Paese che amano in molti, soprattutto a destra, dove pagare qualcosa in più nella dittatura del ‘no tasse mai’ del regime neo liberistasignifica difendere interessi promiscui di milioni di elettori. Poi è lo stesso Paese che ha servizi e cure inadeguate perché non ci sono abbastanza risorse per sostenere i costi dello Stato a cui tutti, compresi gli evasori di varia risma, urlano di dargli qualcosa. Questa la destra, o le destre come preferisce il collega Ricolfi che bacchetta chiunque affermi non esservi tre destre che vogliono cose diverse. Non cogliendo la differenza tra tattica e strategia, per cui si dicono cose declinandole in modo diverso ma poi quando si vota in Commissioni o nei due rami del Parlamento è raro trovare posizioni divergenti. Coprendo così parti diverse di un elettorato composito scarso riguardo a valori di civismo, solidarietà, prono solo ai propri interessi personali.

Allora mettiamo alcuni elementi in fila. Innanzi tutto il valore della casa, nello stesso Paese dove molti non trovano case in fitto con l’esistenza di doppie e triple abitazioni o non dichiarate, o sfitte oppure per l’appunto rubricate ad altre voci immobiliari, dai costi bassissimi come tassazione. Il patrimonio immobiliare contribuisce al gettito fiscale per appena lo 0,4%. Ciò che fa la destra è di mettere insieme i possessori di mono-abitazione con quella dei grandi proprietari. Che dovrebbero pagare con tutta evidenza costi molto diversi, ma tenendoli insieme si forma un blocco anti-tasse. C’è poi il dato che citavo, oltre 2 milioni di abitazioni fantasma perché non dichiarate e dunque estranee ad alcuna forma di tassazione, tra cui tante case “rurali” o “depositi d’acqua” che poi per magia “ri-nascono” ville con piscine. Per non dire dei miliardi di piccoli o grandi abusi edilizi, una specialità del nostro paese. Dunque il tecnocrate legalitario Draghi intendeva mettervi mano in modo da regolarizzare abusi con evidenza illegali. E questo stava per far saltare il governo. Poiché come noto il catasto è il servizio con cui lo Stato registra e classifica i beni immobili e dunque svecchiarlo doverosamente dopo oltre 8 decenni significa riuscire a scovare e magari a far pagare i tanti che producono evasione fiscale, che non ha uguali in Europa e nel mondo cosiddetto occidentale. Dunque una ricognizione aggiornata senza, almeno oggi, aggravi per chi ne approfitta da decenni sarebbe una misura di banale equità. La cui consapevolezza non scalfisce forze che si nascondono dietro il paravento sbrindellato di un liberismo a difesa di segmenti arretrati come le rendite immobiliari o lo scandalo dei concessionari balneari. Difatti la parola d’ordine a destra è la solita, con i fascio leghisti in prima linea ‘no a nuove tasse’. Parola magica, le tasse, quelle che in questi decenni costituisce il mantra divino di qualsiasi destra al mondo che colpevolizza una sinistra, dove ancora esiste per quanto slavata e sbiadita, la quale viene accusata di voler far pagare di più i suoi cittadini, mentre le destre sono per una detassazione quasi generalizzata. Poi che le risorse pubbliche siano sempre di meno rispetto ad una platea di popolazione che accresce la domanda di sostegno o ristoro statale è il segno di quella crisi fiscale dello Stato, come recitava una ricerca profetica già negli anni ’70. Vero che il carico e la pressione fiscale debbano incidere poco sulle vite delle persone, ma non lì dove come da noi vi è un’evasione stimata, e dunque anche più alta nella realtà, di 130-150 miliardi di euro all’anno! Roba inesistente in altri Paesi. E noi continuiamo con un deficit permanente dello Stato ed un debito pubblico tra i più ampi del pianeta. A sostegno degli indigenti resta la miseria del bonus affitti per le famiglie in affitto a basso reddito e le decine di migliaia sottoposte a procedura di sfratto per morosità. Se poi a tutto ciò si aggiunge che il tanto strombazzato superbonus per la riqualificazione energetica degli immobili residenziali è consistito in una spesa enorme di 20 miliardi di euro per ristrutturare appena l’1% del patrimonio immobiliare per un miglioramento magari anche reale di case ville ed abitazioni private, si coglie bene, in chi non è pregiudizialmente ideologico, la politica che si nasconde dietro questo ingente trasferimento considerevole di risorse verso i più ricchi o i già abbienti.Riassunto: la Lega ha definito la richiesta forte del governo come un fatto gravissimo, mentre Fratelli d’Italia ha esplicitamente chiamato alla rivolta, a cui sono abituati per formazione, fiscale. Mentre ciò che resta del partito personale berlusconiano si proporrebbe per una oscura mediazione, sempre a partire da un’intoccabilità di prebende ed interessi largamente rappresentativa del suo elettorato.

Naturalmente è arrivata anche la solita indignata presa di posizione di Confedilizia, perché non ci si fa mai mancare nel nostro cialtronesco Paese il solito che si alza e spara parole su cui è meglio non commentare secondo cui “è avvilente dover parlare di tasse (bugiardo, non sono tasse, sarebbe il dovuto per chi ha immobili di maggior valore magari nei centri storici delle nostre citta e paga miserie) mentre le bombe uccidono persone inermi a pochi chilometri da noi”. Dinanzi a tanta sapienza ci sarebbe da dire ad uno così: che c’azzecca! Dunque non di deve parlare di nulla, in modo omertoso, perché c’è una guerra. Poi dice che l’intelligenza non è un bene primario che scarseggia, molto più dell’oro!

La morale dell’intera vicenda è chiara. Non si tocchi ciò che ‘Dio’ ha dato ai ricchi, e non si discuta questo liberismo in economia e nella società, che è il vero atto di guerra mondiale verso chiunque pretenda di correggere molto, troppo timidamente almeno un poco delle immani disuguaglianze del pianeta, di cui lo scandalo fiscale italiano costituisce uno dei caposaldi la cui inevitabilità è pari al suo arbitrio. Certo se ci fosse uno Stato ed un Fisco serio potremmo dirci più vicini ai paesi industrializzati più civili. Tutto si iscrive in quella che opportunamente il raffinato sociologo torinese Luciano Gallino chiamava una ‘nuova lotta di classe’ che le élite ed i ricchi, globali e locali, hanno scatenato negli ultimi decenni nel mondo. Contro la svolta social-democratica seguìta alla fine del secondo conflitto mondiale che andava sotto il nome di Welfare State, ovvero lo Stato che aiuta ed integra povertà e disuguaglianze. A proposito della quale val la pena di ricordare che «la disuguaglianza non è economica o tecnologica: è ideologica e politica… mercato e concorrenza, il profitto e il salario, il capitale e il debito, i lavoratori qualificati e non, i soggetti nazionali e gli stranieri, i paradisi fiscali e la competitività non esistono in quanto tali. Sono categorie sociali e storiche che dipendono interamente dal sistema legale, fiscale, dell’istruzione e politico che si sceglie di istituire… scelte che rimandano prima di tutto alla concezione che ogni società si forma della giustizia sociale e dell’economia giusta» come sottolinea giustamente Thomas Piketty nel suo ultimo importante affresco storico ‘Capitale e ideologia’ (p. 20). Questo il tema centrale, tra condizioni materiali dell’esistenza e derive psicologiche e culturali su ciò che è considerato giusto o meno in una società. Che poi diventi immorale lo aveva già detto Adam Smith, per non dire di Karl Marx. Il resto è ideologia dei cosiddetti pragmatici. I più pericolosi…

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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