giovedì, Giugno 24

Riforma Costituzionale: Montecitorio chiude il Senato

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Trionfa a Montecitorio Maria Elena Boschi, il Ddl che porta il suo nome è stato approvato con 361 sì e 7 voti contrari accedendo così al rush finale rappresentato dalla definitiva approvazione, che avverrà attraverso un Referendum popolare previsto per il prossimo mese di Ottobre. La riforma costituzionale consta di 41 articoli che comportano evidenti variazioni al canonico sistema del bicameralismo perfetto, basti pensare alla Camera che resterà l’unico organo a poter votare la fiducia. Evidenti modificazioni strutturali caratterizzeranno il Senato che manterrà il suo nome, ma sarà costituito da 95 membri anzi che 315, eletti tra 21 sindaci italiani, uno per ogni regione, e 71 consiglieri-sentori, eletti dai Consigli Regionali con metodo proporzionale. Il Presidente della Camera subentrerà come seconda carica dello Stato, ma il Presidente del Senato resterà l’unico a poter convocare entro 15 giorni la seduta comune in caso di morte o dimissioni del ‘primo inquilino’ del Colle. Scompaiono anche i Senatori a vita quelli già nominati manterranno la loro carica, ma successivamente gli ex Presidenti della Repubblica ed i membri illustri distintisi per meriti scientifici, sociali, artisti e letterali resteranno in attività solo per 7 anni. Le Provincie verranno cancellate dalla Costituzione per agevolarne la chiusura, mentre il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) nato nel 1948 verrà chiuso. Una aula durante il voto non erano presenti diverse fazioni dell’opposizione tra cui il Movimento Cinque Stelle, Sinistra Italiana, e Lega Nord che attraverso il capo gruppo alla Camera Massimiliano Fedigra fa sapere: «La Lega non parteciperà al voto finale sulle riforme. Non saremo complici di Renzi e del suo governo che usa questo testo, per altro incostituzionale, per fare passerella politica». A seguito dell’esito del voto insorge la minoranza dem e Gianni Cuperlo, Roberto Speranza e Sergio Lo Giudice affermano: «Trasformare un confronto sul merito in un plebiscito su una politica, una leadership o una nuova maggioranza di governo troverà l’opposizione ferma di chi, come noi, si è fatto carico del bisogno di completare una transizione aperta da troppo tempo» e concludono: «Sarebbe imperdonabile piegare la Costituzione al vantaggio contingente di una stagione. Su questo principio fonderemo le nostre scelte».

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