sabato, Ottobre 23

Riforma costituzionale, Lo Moro sconfessa Boschi field_506ffb1d3dbe2

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«Uno schiaffo al Paese reale e alla tutela dell’agroalimentare made in Italy», controbattono i deputati del MoVimento 5 Stelle della commissione Agricoltura. «Ancora una volta il premier all’impegno concreto per risolvere le problematiche del settore preferisce la fiera delle vanità di Expo Milano 2015. Anzi, il Governo da lui guidato ha vessato gli operatori del settore con provvedimenti come l’introduzione dell’Imu agricola, di cui chiediamo l’abolizione senza limitarsi all’ennesimo spot mediatico. Senza contare che sulla scena globale resta tuttora inerme davanti alle decisioni della Comunità Internazionale». Una critica va anche a Coldiretti: «Siamo interdetti davanti alla posizione ambigua, oggi accoglie in pompa magna Renzi, nei giorni scorsi protestava insieme con gli agricoltori a Bruxelles contro l’uso del latte in polvere».

Ieri l’incontro tra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sul problema dei lavoratori rimasti senza occupazione nel 2011, toccati dalla legge Fornero e non ricollocati nel mercato del lavoro anche se prossimi alla pensione, oggi il sit in al ministero dell’Economia e della Finanza guidato dal leader della Lega Nord Matteo Salvini. «Speriamo sia l’ultima volta che vengo. Sono pacifico e non violento, però se davvero Renzi rimanda tutto al 2018 questo palazzo lo tiriamo giù a testate», spiega il segretario del Carroccio. Ragione della manifestazione è la volontà di cancellare la discussa legge Fornero: «Chiediamo un impegno concreto nei tempi. Siamo disponibili a votare anche la legge Damiano senza le penalizzazioni, siamo pronti a votare anche una legge del Pd per superare una legge che ha rovinato milioni di italiani. 40 anni di lavoro bastano per andare in pensione». Protesta che va avanti «a oltranza, siamo insoddisfatti per le mancate risposte. Abbiamo incontrato l’ultima volta il sottosegretario Enrico Morando, da allora non è cambiato nulla».

Nel pomeriggio lo spostamento a Montecitorio e palazzo Madama, «l’occupazione si trasferisce alla Camera e al Senato, perché durante tutta la mattinata né Renzi né nessun ministro si è degnato di trovare dieci minuti per dare una risposta». Anche un pentastellato tra i manifestanti in via XX Settembre, si tratta di Sergio Puglia della commissione Lavoro del Senato, che spiega che «oggi si viene qui per far capire al Governo che ci sono cittadini che stanno soffrendo, a cui da un giorno all’altro è stato tolto il diritto di andare a riposo dopo una vita di lavoro». Sulla stessa linea anche Sinistra, Ecologia e Libertà: «Quella fatta dal Governo nei confronti degli esodati è un’iniziativa indecente che tiene conto solo dell’aspetto economico e di bilancio e non della vita vera delle persone. Togliere soldi dal fondo esodati è un’operazione di iniquità sociale che non si doveva fare», affermano Marisa Nicchi e Antonio Placido dal presidio organizzato dai sindacati. «Poletti e Padoan ne devono rispondere in Parlamento, il Governo ripristini il fondo e trovi nuove risorse per chiudere questa brutta pagina».

Solo «avanzamenti marginali» nel sostegno al reddito da parte del governo Renzi, che «non si è discostato in misura sostanziale dai predecessori confermando la tradizionale disattenzione della politica nei confronti delle fasce più deboli». La Caritas, nel suo rapporto 2015, valuta così l’operato dell’esecutivo. Anche se la povertà assoluta ha smesso di crescere, il numero dei poveri è salito da 1,8 a 4,1 milioni negli anni della crisi e mancano misure nazionali contro la povertà, come inadeguato sembra essere il sistema di interventi pubblici, «frantumato in una miriade di prestazioni non coordinate». Opposizioni che prendono la palla al balzo: il M5S rivendica il merito di aver portato «l’attenzione verso la lotta all’indigenza attraverso il reddito di cittadinanza»; per Arturo Scotto di Sel «è difficile considerare la Caritas un’associazione di gufi quando parla di impegno insufficiente. Il Parlamento raccolga subito la sollecitazione perché i numeri per fare la legge sul reddito minimo ci sono». Dal Governo arriva la replica di Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: «È nel DNA di questo Governo creare le condizioni per sconfiggere la povertà, abbiamo bisogno innanzitutto che il Paese si rimetta in moto, che riprenda a crescere. Stiamo lavorando per questo, e i dati economici che arrivano ci confortano».

Poche variazioni nelle intenzioni di voto rispetto alla scorsa settimana secondo quanto riporta il sondaggio dell’Istituto Piepoli per Ansa. Cala di mezzo punto la Lega Nord, percentuale guadagnata dal MoVimento 5 Stelle che sale così al 26%, con il Carroccio al 14,5%. Prima forza sempre il Pd, dato al 33%, più indietro tutti gli altri con Forza Italia al 10%, Sel e Fratelli d’Italia al 4% e il Ncd al 2,5%.

 

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