mercoledì, Maggio 19

Riforma Costituzionale. La ‘strana storia’ L’analisi attuale di Alessandro Pace, ‘Presidente del Comitato per il No’

0
1 2 3


Via libera anche dalla Camera dei Deputati (367 Sì, 194 No, 5 Astenuti) alla ‘Riforma istituzionale’, cioè le ‘Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei Parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione’.

Il ‘Coordinamento Democrazia Costituzionale’ guida le ragioni dell’opposizione a questa Riforma, preparandosi a promuovere il Referendum confermativo una volta definitivamente approvata. Pubblichiamo come primo strumento di lavoro e riflessione nel merito l’intervento del giurista Alessandro Pace, Presidente del ‘Comitato per il No nel referendum sulle modifiche alla Costituzione’, che analizza testo e, nella fattispecie, soprattutto ‘contesto’ dell’iter del provvedimento.

 

  1. «Per evitare che il silenzio serbato dal Capo dello Stato, nel discorso di fine anno, relativamente alla Riforma Costituzionale Renzi-Boschi, assumesse un significato negativo, ‘l’Unità’ del 4 gennaio ha pubblicato un passaggio del precedente discorso del 21 dicembre del Presidente Mattarella, nel quale il Capo dello Stato aveva affermato che se la riforma Renzi non dovesse giungere a compimento in questa legislatura, subentrerebbe un senso di incompiutezza che «rischierebbe di produrre ulteriori incertezze e conflitti, oltre ad alimentare sfiducia, all’interno verso l’intera politica e all’esterno verso la capacità del Paese di superare gli ostacoli che pure si è proposto esplicitamente di rimuovere». Beninteso, il Presidente Mattarella ha sottolineato di non voler entrare «nel merito di scelte che appartengono alla sovranità del Parlamento». Pertanto non sembra corretto interpretare tale passaggio nel senso di una scelta di campo in favore della riforma Renzi-Boschi. Esso registra tuttavia un sentimento di incompiutezza che qualsiasi Capo dello Stato avvertirebbe di fronte ad un prolungato impegno parlamentare non conclusosi positivamente. Ciò premesso è tuttavia opportuno fare chiarezza su due punti.
    Il primo punto è che la vittoria del No, proprio perché il referendum ha sempre un significato bidirezionale, non sarebbe priva di significato. Se, come noi auspichiamo, la riforma di Renzi venisse respinta dagli elettori, ebbene ciò vorrebbe dire che non noi, ma è la Costituzione del 1947 ad aver vinto ancora una volta.Come avvenne anche nel referendum confermativo del 2006, quando il 65 per cento degli elettori respinse la riforma Berlusconi, che prevedeva il ‘Premierato assoluto‘, antesignano della riforma Renzi. E tale sconfitta non produsse né incertezze né conflitti. Anzi, la netta vittoria del No fu salutata da Leopoldo Elia – vicino culturalmente e affettivamente al Presidente Mattarella come lo fu per me – come la legittimazione popolare che finalmente aveva coronato la Costituzione del 1947.
    Ma c’è di più. Il referendum costituzionale è previsto e disciplinato dalla nostra Carta fondamentale come una ‘garanzia‘ della Costituzione (v. il Titolo VI intitolato “Garanzie costituzionali”), nel senso cioè che esso è stato studiato e previsto per ‘opporsi’ alle modifiche della Carta che non siano votate dai due terzi delle Camere. E quindi è un espediente truffaldino che il Governo, come già anticipato da Renzi, si faccia promotore del referendum, al fine di distorcerne il senso e le finalità oppositive, per trasformarlo in un plebiscito in favore del Governo.
    Il secondo punto è che l’auspicabile fallimento della riforma Renzi sarebbe tutt’altro che immotivato, perché privilegia la governabilità sulla rappresentatività; elimina i contro-poteri esterni alla Camera senza compensarli con contropoteri interni; riduce il potere d’iniziativa legislativa del Parlamento a vantaggio di quella del Governo; prevede almeno sei o sette tipi diversi di votazione delle leggi ordinarie con conseguenze pregiudizievoli per la funzionalità delle Camere; nega l’elettività diretta del Senato ancorché gli ribadisca contraddittoriamente la spettanza della funzione legislativa e di revisione costituzionale; sottodimensiona irrazionalmente la composizione del Senato rendendo irrilevante il voto dei senatori nelle riunioni del Parlamento in seduta comune; pregiudica il corretto adempimento delle funzioni senatoriali, divenute part-time delle funzioni dei consiglieri regionali e dei sindaci. Mi fermo qui, ma potrei continuare.»

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->