mercoledì, Aprile 14

Riforma costituzionale: il rospo del Senato

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Prima che cominci il grande mercato della propaganda, è meglio fare qualche considerazione ‘a freddo’ sul prossimo referendum costituzionale, partendo, però, dalla vita quotidiana, una grande maestra, a patto che la voglia osservare. Può aiutarci a capire perché in questa fase caotica, in cui la nostra classe politica è in frantumi, le riforme costituzionali andrebbero fatte con cautela. Va detto che i contenuti del pacchetto-riforme sono condivisibili, i miei dubbi riguardano soltanto il superamento del bicameralismo, non per il merito quanto per la qualità degli attori che popolano il nostro panorama politico e sociale. Pare, tanto per dire, che almeno il 70% dei nostri consiglieri regionali siano indagati mentre il livello dei parlamentari è sotto gli occhi di tutti, inoltre, siamo reduci da un ventennio da brividi e questo ci dice qualcosa sui nostri concittadini, ossia sugli elettori, gli stessi che si sono mostrati piuttosto distratti sul recente referendum relativo alle trivellazioni e su molto altro. Proprio dai cittadini-elettori, una frazione importante di quella realtà di cui si diceva, conviene partire se vogliamo spiegare le perplessità relative alla quota di riforma che riguarda il Senato.

Alcuni giorni fa mi sono recato al cinema, insieme a mia moglie. Davano un film in 3D sulle basiliche di Roma. In sala eravamo quindici, contati. Non era un film cervellotico o d’avanguardia, bensì una bella pellicola su alcuni straordinari monumenti della Capitale, difficile spiegare la diserzione del pubblico. Insieme all’avvio della proiezione sono iniziate pure le perplessità, infatti le immagini erano molto scure e colorate in modo strano, con tonalità acide. La pietà di Michelangelo sembrava verde-vomito. Palesemente qualcosa non andava, all’inizio pensavo fosse una geniale trovata registica (sapete come sono i cineasti!) una partenza ricca di penombre che sarebbe poi esplosa in un lampo di luce, ma le cose andavano sempre peggio, sembrava un viaggio in miniera. Gli occhiali 3D rendevano la scena ancora più surreale e noi sembravamo un gruppo di anziani durante quelle gite in pullman a Portofino a soli 11 euro e 90, organizzate da quelle azienda che, durante il viaggio di ritorno, cercano di vendere batterie da cucina antiaderenti pagabili in 36 rate. Tutti a pendere dalle labbra della signorina venditrice, ognuno con lo spirito critico in quiescenza. Dopo un quarto d’ora decido di fare, letteralmente, luce su quella strana proiezione. Uscito dalla sala mi sono rivolto ad un addetto invitandolo a sincerarsi della situazione, appurato che c’era stato un errore si è scusato facendo ripartire la pellicola, che ora finalmente mostrava Roma e non l’Antartide durante i sei mesi di buio. Tuttavia, ciò che avevo trovato sorprendente era l’atteggiamento degli altri 13 compagni di sventura, adattati a quella specie di teatro delle ombre, senza fare una piega. Nemmeno una parola né tantomeno un sospetto.

Mi sono venute in mente le riforme costituzionali, che dovrebbero passare attraverso un sentimento di partecipazione corale, con attori vigili, una classe politica colma di persone serie, dotate di intenzioni altrettanto serie, ma soprattutto con dei cittadini in grado di fare da contrappeso esercitando una costante funzione di controllo, ribellandosi se ‘la pellicola’ è un imbroglio. Spero che quella sala cinematografica non rappresenti una metafora di noi, così poco inclini per indole alla conoscenza delle regole che ci tengono insieme, nel nostro caso la Costituzione, frutto del lavoro certosino di uomini che avevano appeso a un chiodo le loro gioventù, derubati da un soggetto avventato e privo di bussola, che aveva precipitato il Paese nel baratro della dittatura e della guerra.

Malgrado ciò, sembra che più del 90% dei giovani italiani non abbia letto neppure un solo articolo della Carta, ragione per cui il referendum del prossimo autunno sulle modifiche costituzionali, ispirate dal Governo e approvate dal Parlamento, per loro sarà un volo cieco, ma non è che gli adulti se la passino meglio.  Per loro e per molti di noi potrebbe essere l’occasione per vedere cosa c’è scritto in quelle pagine che nessuno legge.

Abolire, di fatto, il Senato in queste condizioni significa fare un’operazione verticistica, che peraltro si appesantisce dell’effetto combinato che comporta l’introduzione di una nuova legge elettorale capace di conferisce poteri vastissimi alla maggioranza, che può diventare tale anche se non prende valanghe di voti.

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