venerdì, 27 Gennaio
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Riforma Banche: più luci che ombre

Ad alcuni preoccupa, ad altri convince. Come tutte le novità anche la chiacchierata riforma delle Banche di Credito Cooperativo sta creando divisioni, aggregazioni e qualche perplessità. Dopo l’ok della Camera, la riforma arriva al Senato e si prevedono tempi relativamente rapidi anche per il via libera definitivo a Palazzo Madama, dal momento che il decreto scade il 15 aprile. A considerare in maniera positiva la riforma è Amedeo Manzo Presidente della Banca di credito cooperativo di Napoli, che ci spiega in che modo attraverso questo decreto il sistema del credito cooperativo diviene ancora più solido e competitivo, come la governance assume un ruolo decisivo e che tipo di vantaggi può portare.

 

Presidente, cosa prevede la riforma delle Bcc?

È prevista la costituzione di una holding a cui aderiranno le varie Banche di credito cooperativo che in ogni caso avranno la maggioranza della Capogruppo in forma di SpA denominato Gruppo Bancario Cooperativo. Quindi il sistema del credito cooperativo diviene ancora più solido e competitivo. Ciò rappresenterà una ulteriore garanzia per i nostri soci e clienti. Il sistema, già di per sé solido, offrirà ulteriori certezze al sistema bancario posizionandosi per solidità ai vertici di tutte le classifiche di affidabilità. Ogni Banca di credito cooperativo, inoltre avrà un’ autonomia direttamente proporzionale all’efficienza e all’ affidabilità. La governance, dunque, assume un ruolo decisivo.

Che tipo di vantaggi ravvede in questa riforma e quali possono essere invece gli svantaggi?

I vantaggi sono quelli di offrire una maggiore ed ulteriore solidità al nostro sistema e quindi le Bcc, che conservano la propria indipendenza ed autonomia, continueranno ad essere quelli di offrire servizi mirati sul territorio grazie alla grande capacità di ascolto e di vicinanza alle esigenze territoriali mentre non c’è alcuno svantaggio se non quello di dover essere sempre pronti ai mutamenti in atto per garantire la massima efficacia. Unico limite, forse, il meccanismo del cosiddetto ‘way out’, ovvero la possibilità di non aderire alla holding unica, in cambio della trasformazione in Spa e dell’obbligo di dotarsi di almeno 200 milioni di euro di riserve, su cui dovrà pagare il 20% , ma che credo nessuno applicherà.

Per andare incontro a quale particolare esigenza nasce questa riforma del credito cooperativo?

In realtà non c’era alcuna immediata esigenza se non quella del Governo di dover mostrare alla Bce di lavorare per la costruzione di soggetti bancari più grandi. Ciò è stato causato da alcuni gravi episodi che hanno danneggiato i cittadini-clienti ma in realtà bancarie molto diverse da quella del credito cooperativo che comunque ha avuto la capacità e la velocità di modificare alcuni aspetti riuscendo a garantire la costruzione di un soggetto bancario che oggi sul mercato diventa il terzo per grandezza in Italia non perdendo però l’autonomia di gestione sui territori.

Possiamo fare qualche passo indietro e chiarire con quale scopo vengono create le Banche di credito cooperativo?

Certamente. Credo sia necessario. Le Banche di credito cooperativo rappresentano un sistema che si regge attorno a specifiche normative, a partire dall’articolo 45 della Costituzione, che ne fanno un unicum nel panorama creditizio italiano. La caratteristica principale di queste banche è quella di essere società cooperative per azioni, mutualistiche e locali, sostenute dal principio ‘una testa un voto’. Un sistema nato come risposta ad un’idea economica che ha radici profonde nel contesto sociale della fine dell’Ottocento. Ispirandosi al nuovo pensiero cristiano sociale della enciclica di Leone XIII, la Rerum Novarum, il movimento della cooperazione di credito ha fatto dell’intermediazione bancaria la risposta alle esigenze della persona, innanzitutto quella di sconfiggere l’usura dilagante.

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