venerdì, Luglio 1

Riforma avvocati. Cosa cambierà?

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Sulle misure introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 sulla compensazione dei crediti per gli onorari degli avvocati con Iva e imposte attraverso il gratuito patrocinio, il presidente di ANF sugella: “La possibilità di compensare sicuramente va salutata con favore ma il relativo meccanismo non è ancora chiaro. La disposizione, inoltre, manca un po’ di coraggio perché mentre, da un lato, Cassa Forense ed Equitalia siglano un accordo per la riscossione dei contributi previdenziali a carico degli avvocati e a favore di Cassa Forense, dall’altro, la legge di stabilità sembra escludere, sempre al comma 778, la compensazione proprio con i contributi previdenziali che ciascun avvocato deve versare a Cassa Forense per la propria pensione. La pratica consentirà di dare risposte più certe. Anche se fuori traccia, non posso tacere la gravità delle restrizioni all’accesso agli indennizzi per la lunga durata dei procedimenti introdotte sempre con la legge di stabilità. Ogni anno in Italia vengono presentate circa 12 mila istanze relative a cause definite con ritardi gravi, e di queste ben 2.400 vanno oltre 7 anni rispetto al termine di legge. Rendere più difficile l’accesso all’indennizzo per la palese difficoltà di rispettare i parametri relativi alla durata del processo non farà altro che aggiungere altre condanne della Corte europea dei Diritti dell’Uomo a quelle 5.000 che l’Italia ha accumulato per violazione dell’art. 6 in relazione alla durata dei procedimenti. Tante cose si possono e si devono ancora fare a favore della professione, dei cittadini, del sistema giustizia”.

Fulvio Pironti considera i vantaggi e gli svantaggi della compensazione crediti sotto un altro punto di vista. “In un momento di crisi può essere un aiuto. Ma ci si dimentica che molti avvocati guadagnano talmente poco che non possono permettersi di versare gli oneri economici che questo Stato ci impone. In alcuni casi, quindi, è uno strumento inutile, perché prima di pensare a pagare le tasse qualunque essere umano dotato di salutare istinto di sopravvivenza, pensa a nutrirsi. E chi non ha a disposizione neppure il minimo vitale, come può pensare a pagare tasse, tributi, gabelle e contributi vari?
Sarebbe quindi opportuno che lo Stato, che si avvale della nostra opera, riconoscesse la dignità professionale corrispondendo la nostra giusta retribuzione in tempi brevi e senza costringerci a lavorare per pochi spiccioli” conclude.

 

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