venerdì, Luglio 1

Riforma avvocati. Cosa cambierà?

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«Dopo l’intensa attività per l’attuazione della riforma forense, ora è il momento di iniziare a valutare l’impatto concreto dei regolamenti del CNF e individuare nel caso i miglioramenti necessari perché il funzionamento del nuovo sistema ordinamentale, dalla formazione alla nuova disciplina dei Consigli distrettuali di disciplina, proceda nel modo più efficace» ha dichiarato Andrea Mascherin. «L’Avvocato deve tornare ad essere il mediatore tra i cittadini e lo Stato e deve contribuire al dibattito su tutte le riforme dello Stato aventi un impatto sociale, come ‘sentinella’ dei diritti e del loro affermarsi in concreto. La pratica -e non solo l’enunciazione teorica dei diritti- sarà il nostro campo di elezione».

Tra gli altri obiettivi previsti nella legge vi è anche quello di conferire maggiore trasparenza e correttezza nel rapporto tra avvocato e cliente, secondo i principi deontologici di legittimità e buona fede.

Per questo motivo sono state introdotte nuove norme per la selezione degli avvocati, da un lato garantendo criteri di selezione più ferrei per chi intende accedere all’albo professionale, dall’altro lato riducendo il periodo di tirocinio presso un avvocato o uno studio legale (da 24 a 18 mesi), puntando sulla qualità della preparazione.

I futuri avvocati, infatti, per superare la soglia di sbarramento all’abilitazione professionale dovranno sostenere tre prove, due scritte e una orale, e ai tirocinanti potrà essere riconosciuto, a partire dal secondo semestre di praticantato, un’indennità o un compenso per l’attività svolta.

In merito ai nuovi requisiti concorsuali, negativa è la posizione di Fulvio Pironti, Presidente nazionale di AMB (Avvocatura medio-bassa).

Il problema non è l’esame di Stato. Chi vuole trovare un modo trasversale per superare un esame la maniera la trova e i fatti di cronaca ci insegnano ogni giorno che esiste accanto alla facciata pubblica degli esami e concorsi anche un ‘dietro le quinte’. Ed è da queste ultime che uno Stato degno di tale nome dovrebbe difendere i propri cittadini. Ma questo è un discorso più ampio e generale. La novità è che si sta uniformando l’esame di abilitazione forense al concorso in magistratura, forse sperando che chi supera il concorso sia un numero molto ridotto di persone che si candida a diventare avvocato. La logica mi pare sia sempre quella della riduzione del numero degli avvocati e… mi consenta la licenza linguistica… della ‘castalizzazione’ dell’avvocatura. Mi domando chi potrà superare l’esame così rigorosamente ristrutturato: il candidato preparato figlio di nessuno, oppure il rampollo scarsamente preparato ma con qualche santo in paradiso? Peraltro, si costringono migliaia di giovani a sostenere un esame secondo canoni e procedure antiquate. Nell’epoca di internet e del Pct, che vengono costantemente usati nella professione, l’unica alternativa che le nostre rappresentanze politiche riescono ad elaborare è l’ostracismo dei codici commentati. Ancora polvere negli occhi per impedire di vedere la realtà. Una marea di giovani tecnicamente preparati destinati a rimpolpare le liste di disoccupazione e sempre più esclusi dal mercato con un cambiamento di regole in itinere dopo averli costretti ad affrontare non pochi sacrifici”.

Tuttavia le difficoltà nell’accesso alla professione forense sono ben altre. “È sotto gli occhi di tutto come l’Avvocatura viva da alcuni anni una fase fortemente critica causata dall’incessante varo di norme ammazza-avvocato volte a frenare l’accesso alla tutela giustiziale e a precludere l’esercizio all’avvocatura economicamente medio-bassa. In una professione in cui si tende ad escludere chi già opera da anni, con l’introduzione di norme ammazza-avvocato e con un aumento indiscriminato dei costi di studio, è ovvio che i giovani dovranno contare su fondi patrimoniali tutt’altro che esigui oppure rinunciare alla autonomia e indipendenza, fino ad oggi caratteristiche peculiari dell’Avvocatura, diventando dipendenti di megastudi; e la situazione peggiorerà in maniera esponenziale se non si fermerà questa follia di voler creare vere e proprie holding di avvocati a discapito, non tanto e non solo degli avvocati, ma piuttosto dei cittadini inermi e con poche risorse finanziarie che finiranno per essere completamente in balìa di uno Stato che tutelerà solo i ricchi e potenti”.

L’Indro‘ ha parlato anche con il Segretario Generale di ANF (Associazione Nazionale Forense), Luigi Pansini per capire le difficoltà e gli snodi irrisolti della professione forense.

L’approvazione della legge n. 247/12 fu salutata dalle istituzioni forensi nazionali di allora ‘con orgoglio e commozione’ e con la promessa di un ammodernamento dell’Avvocatura ‘assecondando le esigenze di una società moderna. Le parole di fine dicembre 2012 erano: ‘I giovani avranno maggiori opportunità di lavoro. La crisi economica non prevarrà sulle nostre forze e sulle nostre risorse’. Da allora, però, poco è cambiato. Invece di rendersi più moderna, l’Avvocatura ha continuato e continua tuttora a difendere posizioni di retroguardia, a resistere ai cambiamenti della società. I giovani non sono stati sicuramente favoriti dall’introduzione della legge e la crisi economica, che ha colpito un’Avvocatura in crisi di suo, ha accentuato tutte le difficoltà della professione che ancora oggi persistono. Il brusco calo dei redditi registrato in questi ultimi anni costituisce la prova più lampante”.

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