mercoledì, Settembre 22

‘Ridurre la povertà per rafforzare la crescita!’ field_506ffb1d3dbe2

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Henri Malosse

 

Bruxelles – “Un anno e mezzo fa ho iniziato una serie di visite in tutti i Paesi dell’Unione europea, e ho così avuto modo di prestare orecchio alle preoccupazioni dei cittadini europei riguardo il loro futuro. In ogni angolo del nostro continente ho ritrovato lo stesso sentimento: un’inquietudine crescente verso un’Europa che non li protegge più”. Chi parla è Henri Malosse, Presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE).

Malosse esprime le sue preoccupazioni nei confronti del crescente livello di povertà in Europa in occasione del Consiglio informale dei Ministri europei degli Affari Sociali che si apre oggi a Milano, in programma fino a domani 18 luglio.

Inquietudine più comprensibile, prosegue Malosse, “se si considera che, secondo le statistiche dell’UE, un europeo su quattro è a rischio di povertà. Incapaci di far fronte a spese impreviste, costretti sempre più spesso ad accettare contratti di breve durata, lavoretti precari e sottopagati o altre condizioni lavorative che favoriscono un aumento dei lavoratori poveri, questi cittadini, uomini e donne, hanno grandi difficoltà a immaginare il loro futuro”.

Malosse lo avevamo già intervistato alla viglia del voto di maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo. A maggio era già evidente la sua preoccupazione, quando auspicava “Quello di cui abbiamo bisogno oggi è una Commissione europea che sappia assicurare l’interesse generale e che non cerchi di piacere a questa o a quella capitale”. Fuori dai denti, diceva: “Immagino una Commissione europea che consacri l’essenziale dei suoi sforzi ad un ritorno alla crescita e all’occupazione invece di occuparsi dei sacchetti di plastica o delle dimensioni delle gabbie per i polli

 

Presidente, il problema è anche sulla classe media. Sta cambiando il volto della povertà?
Ovunque in Europa emerge del resto il fenomeno di una ‘fragilizzazione’ della classe media, a tal punto che il timore di quel che riserva l’avvenire angoscia ormai anche famiglie non direttamente minacciate dalla povertà. La perdita del posto di lavoro e l’aumento dei prezzi sono diventati quindi le principali preoccupazioni degli europei, come dimostrano le più recenti indagini di Eurobarometro.

L’Europa è accusata di non saper costruire il futuro, attanagliata nel presente. E’ così?
Concentrata in modo quasi ossessivo su una serie di questioni urgenti per rispondere agli imperativi della crisi, l’Europa, per quanto la riguarda, non solo non riesce ad adottare una prospettiva più lungimirante, ma sembra aver perso di vista i suoi obiettivi iniziali: garantire ai cittadini un futuro di pace e di prosperità. Peggio ancora: con l’imposizione delle misure di austerità che ben conosciamo, appare disposta ad ipotecare l’avvenire degli europei per trovare una soluzione ai suoi problemi più immediati! Alle elezioni europee dello scorso maggio i cittadini europei hanno voluto esprimere questo forte scollamento tra l’azione portata avanti dall’UE e le loro aspettative. Eppure, tra le responsabilità che incombono a noi leader europei vi è anche quella di preparare l’avvenire collettivo dell’Europa, un futuro a cui ciascuno attingerebbe per trovare la spinta ad intraprendere, investire e creare. Tuttavia, l’aumento delle disparità all’interno di una stessa società rappresenta un vero e proprio freno alla crescita. Ecco quindi che inserire la questione della povertà tra i punti affrontati dal primo Consiglio informale della Presidenza italiana è un segnale di cambiamento lanciato ai popoli europei.

Un reddito minimo garantito per tutti può essere una strada auspicabile e percorribile?
Prima di tutto, l’avvenire predisposto dall’Europa deve riguardare tutti i cittadini, e per far ciò occorre proteggere i più fragili di noi dal rischio di esclusione sociale, che va di pari passo con il rischio di diventare poveri. È giunto il momento, di fronte alle terribili conseguenze della crisi ma anche alle politiche messe in campo per contrastarla, di introdurre un reddito minimo, modulato a seconda del livello di vita di ciascuno Stato membro, che possa funzionare come una sorta di rete di sicurezza. Non si tratta assolutamente di ricompensare chi rimane inattivo: la misura punta anzi ad offrire a chi più ne ha bisogno le risorse minime necessarie per continuare ad andare avanti, evitandone così l’emarginazione e la deriva sociale. È evidente che un provvedimento di questo genere dovrebbe discendere dal concetto di solidarietà tra cittadini dell’Unione che ha accompagnato il progetto europeo fin dagli albori; in fondo, però, è anche questione di buon senso, poiché la posta in gioco consiste ugualmente nel preservare la coesione dell’Europa.

Come investire nel futuro?
L’UE deve investire nel futuro, riorientare la sua azione su tutto ciò che creerà i posti di lavoro di domani: l’istruzione, l’innovazione e il radicamento della creazione di occupazione nei nostri territori. Non deve permettere che le misure di lotta alla crisi gravino sui bilanci futuri degli Stati membri, ad esempio sulle risorse assegnate all’istruzione o alla ricerca. Ma anche l’UE deve fare in modo di investire in progetti per il futuro, considerando la reindustrializzazione un obiettivo prioritario e creando le condizioni idonee affinché le imprese possano fare il loro mestiere. L’Unione deve garantire un ambiente propizio e stabile a tutti coloro, uomini e donne, che desiderino fare impresa sul suo territorio e preparare così, al loro livello, l’avvenire degli europei. È importante che la lotta alla povertà non sia confinata ad una strategia ad hoc, ma rientri in una politica complessiva per la crescita e l’occupazione che consenta di attuare delle soluzioni di lungo periodo. Senza una ripresa della domanda interna, qualsiasi rilancio della crescita è impossibile. Ora spetta all’Europa dimostrare la sua capacità di portare avanti una politica convincente su questo terreno.

 

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