sabato, Settembre 18

Ecco la fondazione di Tosi

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Un manifesto elettorale in dieci punti per chiedere meno tasse, meno spesa pubblica, meno burocrazia. E ancora, più federalismo, più poteri al Premier, più incisività in Europa, certezza della pena, un sistema pensionistico equo e sostenibile con la revisione della “Legge Fornero” e il diritto all’integrazione degli immigrati regolari a patto che venga rispettata la legalità. È il progetto politico della fondazione Ricostruiamo il Paese, che nasce per sostenere, con un programma messo nero su bianco, la candidatura di Flavio Tosi alle primarie del centro-destra, invocate a gran voce dai tosiani.

La stessa fondazione che in queste ore è al centro dello scontro tra le due anime di una Lega che dalla manifestazione di sabato scorso in Piazza del Popolo a Roma sembra non essere più la stessa di sempre, e protagonista  dell’aut-aut deciso da Salvini al Consiglio Federale della Lega Nord, diramato poi oggi a tutte le segreterie regionali da Calderoli, con l’obbligo di affiggere in tutte le sedi il testo del verbale della riunione: «con decorrenza lunedì 9 marzo, l’iscrizione o l’adesione alla Fondazione che fa capo a Tosi è incompatibile con la qualifica di socio ordinario militante della Lega Nord». Nella giornata di ieri infatti il braccio di ferro che andava avanti da tempo tra le due “Leghe” è giunto all’ultimo atto, con Salvini che promette a Tosi “grande spazio” nel partito, ma che poi nei fatti commissaria la Liga Veneta di cui il primo cittadino scaligero è segretario. L’oggetto del contendere sono le liste per le prossime amministrative e il supporto alla candidatura di Zaia, ma molti pensano che Salvini e Tosi si stiano giocando il ruolo di leader del centro-destra.

Quando abbiamo raggiunto al telefono Fabio Venturi, portavoce della Fondazione e vicinissimo a Flavio Tosi, la prima cosa che abbiamo voluto chiarire è se la Fondazione rimarrà in vita nonostante l’ultimatum di Salvini, o se è un’esperienza che rischia di essere stroncata sul nascere. “Non c’è dubbio che quello di Salvini è un ultimatum pesante” ha chiarito Venturi, “ma non si può buttare a mare un anno e mezzo di lavoro. La fondazione è inoltre una iniziativa privata e per questo non vi è alcuna incompatibilità. Troveremo se necessario un modo tecnico di far convivere le due realtà”. Parole quelle di Venturi che appaiono concilianti e che hanno lo scopo di difendere un progetto politico che, come spiega il portavoce “ad oggi conta  57 “fari” (i comitati provinciali della Fondazione Ricostruiamo il Paese, ndr) accesi a livello nazionale”. “Vuol dire che oggi siamo presenti in tutta Italia in 57 province, e venerdì prossimo sbarcheremo anche in Sicilia per accendere anche il “Faro” di Palermo” continua Venturi.

Il progetto politico di Tosi, che si sta espandendo in tutta Italia, coinvolge imprenditori, liberi professionisti, ed in primis quella borghesia veronese che ha sostenuto negli anni uno dei sindaci con la più alta percentuale di gradimento in Italia. Un progetto che pesca quindi nelle fila dei moderati, con un programma politico che è molto vicino a quello di Salvini ma che, più che stare dietro ai grandi temi lanciati dal segretario, possiede almeno nei toni, la concretezza tipica dell’amministratore locale. Un progetto che cozza con la piazza “lepenista” del segretario del Carroccio e che invece si trova più a suo agio con forze moderate come “Italia Unica” di Corrado Passera o con quelli che all’interno di Forza Italia appoggiano Raffaele Fitto. Nondimeno con le liste civiche locali, come Patriae, nel Lazio, che consentono ai “tosiani” di radicarsi sul territorio, nella discesa dal Veneto verso la conquista del centro-sud.

“Abbiamo affermato in maniera chiara, e lo ha detto anche Tosi nelle ultime due interviste che ha rilasciato, che ( con la Lega di Salvini, ndr) stiamo andando troppo a destra”, spiega Venturi, “l’obbiettivo è recuperare i voti dei moderati, ma se si continua con la linea “lepenista” e populista i voti dei moderati vanno a Renzi. Abbiamo detto più di una volta che il centro-destra deve essere un centro-destra inclusivo e non esclusivo, che si completa con le primarie, dalle quali emergeranno un leader, un programma e un progetto condivisi, attorno al quale tutti si potranno raccogliere”.

E che per essere incisivi bisogna abbandonare, con buona pace del tradizionale elettorato della Lega Nord, i proclami secessionisti, l’aveva capito del resto anche Salvini. Ma sul “nazionalismo”, nel senso più letterale e meno storico del termine, Venturi rivendica la paternità di Tosi: “Tosi nella Lega è sempre stato criticato per essere favorevole al “tricolore”. Lo chiamavano l’italiota. È stato il primo nella Lega a parlare di Paese unico e unito e non di secessione, già molto tempo prima di Salvini”. “Il futuro” poi, per Venturi, “dipende dalla decisione di rimanere o meno nella Lega. Una decisione che Tosi prenderà giovedì prossimo. Fino al Federale, infatti, era stato deciso di allargare la fondazione a tutta Italia, ma di rimanere con Tosi all’interno della Lega”.

Ma se Tosi dovesse decidere per la rottura con il Carroccio allora la virata verso l’abbandono della tradizionale vocazione secessionista sarebbe forse completo. Certo, nel programma di Ricostruiamo il Paese rimangono molte delle battaglie tradizionali, come quella del federalismo fiscale e della richiesta di maggiori poteri verso le regioni, ma il progetto politico è un progetto che si rivolge a tutta la nazione, come conferma il portavoce della fondazione: “Oggi se Tosi venisse espulso dalla Lega rimarrebbero i valori tradizionali del federalismo, il federalismo vero, reale, non quello delle regioni a statuto speciale, ma quello per tutte le regioni ognuna con uno statuto speciale. Pur rimanendo i valori però l’ottica cambierebbe”.

E mentre c’è chi è pronto a scommettere che giovedì prossimo al Consiglio della Liga Veneta Tosi potrebbe annunciare la nascita di una nuova lista di centro-destra, magari con Ncd, Udc, “Italia Unica” di Passera, e i “fittiani”, alla domanda sull’intenzione di Tosi di candidarsi in Veneto contro Zaia Venturi risponde: “Speriamo di no”. E conferma che in Veneto “si cerca di vincere con Zaia” ma, continua, “i tentativi di mettere fuori gioco Tosi nella partita di Zaia, equivalgono a mettere Tosi contro Zaia”.

Se Tosi presenterà una sua lista contro il presidente uscente della regione Veneto, appoggiato all’unanimità dalla Lega Nord, o se invece appoggerà Zaia con una coalizione differente da quella della Lega, si saprà giovedì, ma quel che appare chiaro è che il centro-destra italiano sta cambiando faccia. La divisione tra chi vuole un “polo dei moderati” da opporre a Renzi e chi, cavalcando il trend europeo, vorrebbe una nuova destra in stile Front National che già fa crescere le percentuali della vecchia Lega da Nord a Sud, è sempre più marcata. Se si manterrà un bipolarismo anglosassone oppure si virerà verso nuovi esperimenti è ancora presto per dirlo, anche se, sul piano locale, come stanno dimostrando i preparativi per le prossime amministrative, sembra che a prevalere, ancora per un po’, sarà la real politik. Quel che è sicuro è che il Veneto ormai a Tosi sembra stare stretto, e che la battaglia tra Tosi e Salvini non è più interna alla Lega, ma punta a conquistare la leadership dei progetti per la costruzione di una valida alternativa a Renzi.

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