mercoledì, Ottobre 20

Ricordi di tournée estive Episodi di una vita nomade, quella dell’attore del Teatro di Giro

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Tra le ‘scritture’, che ottenni quando facevo l’attore, ve ne furono alcune per Tournée estive. Non tutti sanno, forse, che generalmente alla Compagnia viene pagata la ‘piazza’, nell’intervallo tra primo e secondo tempo dello spettacolo. Questo perché se le condizioni atmosferiche avevano consentito di arrivare fino alla fine del primo tempo dello spettacolo, non scattava a carico degli organizzatori l’obbligo di rimborso del costo del biglietto al pubblico, e scattava di conseguenza il diritto della Compagnia a essere pagata. In una delle ‘piazze’ della Tournée di cui parlo, l’Assessore del posto, figura demandata al pagamento, non si era presentato nei camerini alla fine del primo tempo. Facendo sapere da un suo incaricato che a fine spettacolo ci avrebbe raggiunti al ristorante per saldare il dovuto. Più di una perplessità, cominciò a fare capolino tra noi.
Quando, a fine cena, dell’Assessore non si era vista neanche l’ombra, pensammo che quel furbacchione, aveva fatto proprio il motto ‘passata la Festa, gabbato lu Santo’. Avrebbe avuto facile gioco, nel raggiungere le sue non cristalline finalità perché sapeva che la Compagnia sarebbe dovuta partire al mattino presto. Con tutte le difficoltà che ciò avrebbe comportato per far valere i propri diritti. “Non preoccupatevi, entro stanotte la Compagnia sarà pagata. Ci penso io”, disse con il suo abituale sorriso, uno dei due nomi in ‘Ditta’. Detto fatto, il nostro e l’elettricista della Compagnia munito della sua inseparabile chitarra, si allontanarono dal gruppo, senza dare ulteriori chiarimenti, per una destinazione a noi ignota. Con palpabile curiosità e perplessità ci guardammo. Passarono una ventina di minuti. Carlo (il promotore dell’iniziativa) e l’elettricista, con larghi sorrisi da trionfatori, misero sul tavolo il quanto dovuto alla Compagnia, parte in contante e parte in assegni. Gioia, complimenti ai risolutori della ‘giusta causa’, dilagarono per la tavolata. Ma come avevano fatto? Il nostro primo attore, teatrante di grande esperienza, aveva saputo dove abitava quel furbacchione dell’Assessore, accompagnato alla chitarra dal fido elettricista avevano improvvisato una ‘serenata’ sotto le finestre della sua casa nel centro del paese. Il tono della medesima era più o meno così: “E l’Assessore non ci ha ancora pagato paraponzi ponzipo”. Intonato il ritornello per la terza volta, l’Assessore in tenuta da pigiama e vestaglia si materializzò. Profferì balle da politicamente corretto “Scusate, è stato un disguido, un equivoco. Avrei provveduto domani”. Nessuno gli credette, l’importante era quello di aver ottenuto il risultato. La paura dello scandalo, ebbe ragione delle “furberie di Scapino”. Bei tempi quelli delle serenate. Oggi è solo tempo di ‘sviolinatori’. E ho detto tutto.

 

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