mercoledì, Maggio 12

Ricordi di tournée estive Episodi di una vita nomade, quella dell’attore del Teatro di Giro

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Estate, fa caldo anche le connessioni mentali sia per chi legge, che per chi scrive, cominciano a essere roventi anche un poco rallentate. Abbiamo tutti bisogno di un poco di leggerezza. Una delle strade da percorrere, seguendo questo intendimento dichiarato, è quella di abbandonare il campo delle riflessioni, opinioni, ed eventuali conseguenti teorizzazioni, per dare un poco di sano spazio all’anedottica di quotidiana vita dietro le quinte. Cercheremo di svicolare, facendo questo dai toni e dai temi strettamente da ‘lavannare’. Con il pretesto della ricerca della freschezza e della leggerezza, cercheremo di arginare nell’ambito del ‘colore della vita di Compagnia’, quanto per esperienza diretta, e in alcuni casi riportata narreremo.

Grosso modo, chiunque sa che la vita di coloro i quali fanno teatro è un progetto orientato più al nomadismo che alla stanzialità. Modalità di vita così impostata, si realizza, quando si ha la fortuna di essere ‘scriturati’. Termine un poco desueto che indica l’elemento contrattuale, che si pone in essere tra Attore/Attrice e Compagnia. Gran parte della tradizione del Teatro italiano, è maturata con il Teatro di Giro. I momenti essenziali di attività sono articolati, nel corso dell’anno, in due momenti, la tournée invernale e quella estiva. Ognuna di esse aventi caratteristiche proprie.

Queste differenti peculiarità, non afferiscono tanto al rapporto con il pubblico, quanto alle dinamiche stesse dell’organizzazione della Compagnia. A differenza della circuitazione degli spettacoli in inverno, che si svolge in maniera più organica e conseguenziale, avendo come campo d’azione potenziale la fitta rete di Teatri presente sul territorio nazionale, i medesimi per ovvie ragioni non risultano particolarmente idonei per ospitare spettacoli estivi.

Senza fare particolari distinguo e approfondimenti, rispettando l’impostazione della leggerezza, possiamo dire che in genere la Tournée estiva, vive all’insegna della sporadicità e dell’occasionalità. Ciò dato anche dal fatto di non avere Circuiti di riferimento con i quali interloquire stabilmente. Prescindendo dalla logiche di e rassegne e Festival tipo Taormina o la Versiliana. E’ tutta, quindi, una ricerca dipiazze’ -termine proprio dei teatranti per indicare il paese o città dove fare lo spettacolo. Mi pare di ricordare che questo sia un termine ereditato dalla Commedia dell’Arte, i girovaghi Maestri del ‘Teatro all’improvvisa’. Gli spettacoli estivi si fanno in tutti i luoghi, castelli, cortili anche di Parrocchie, zone archeologiche e nelle vere e proprie piazze. In ‘estiva’, l’interlocutore di riferimento principe, anche sotto il non trascurabile profilo economico, è generalmente il Comune nel quale si fa lapiazza’. Comune che magari svolge, sporadica attività, a supporto dell’attività turistica locale. Elemento questo che sotto molti profili tecnici, ma anche se non soprattutto economici, tiene, fino all’ottenuto pagamento della serata in inquietudine tutta la Compagnia. A tale proposito, passo sul terreno della ‘bassa cucina dell’anedottica teatrale’. Parlo di un episodio vissuto.

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