giovedì, Aprile 22

Ricominciamo Con politica, economia, informazione… Ricomincia il gran teatro, o teatrino, della politica e dintorni

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Ricominciamo. Ricomincia il gran teatro, o teatrino, della politica e dintorni (ricopyright di uno dei suoi massimi artefici, l’eretto di Arcore), che in realtà, come il ‘Neverendig Tour’ di Bob Dylan, non è mai finito. L’intervento di Matteo Renzi al Meeting di Rimini 2015, diretta emanazione di Comunione e Liberazione, rappresenta lo start ufficiale al nuovo Campionato’. Viaggio a Pesaro e L’Aquila, a seguire, incluso. Polemiche incluse. Maurizio Crozza con l’acquolina in bocca incluso.

Le Borse asiatiche continuano a cadere, crollare anzi, Europa in rimbalzo (più che altro tecnico). Ma, soprattutto, il Vecchio Continente mostra la sua subalternità agli altri mercati. Che, per fortuna, in questo caso sono governati e ‘calmierati’ dalla leadership della Cina, comunista, la più grossa stampella del’Occidente, capitalista. Di cui i capaci governanti postmaoisti stanno facendo comunque pasto, non cupidamente ma un bocconcino alla volta, risalendo da Africa e Sudamerica sino al cuore del Potere e delle Borse. Anzi, ormai si può piuttosto dire ‘essendo risaliti’, ché l’operazione, inciampi congiunturali a parte, prosegue spedita. E vincente.

Silvio Berlusconi fa Silvio Berlusconi. Ed è di bel nuovo protagonista. Il Nazareno odierno vanta molte più resurrezioni rispetto al prototipo, al confronto un dilettante. E, in entrambi i casi, quello che sembrava un giuda (nel primo proprio Giuda l’originale) si rivela forse una pedina che non ha tradito nessuno. Ipotesi da verificare, indizi alla mano, anche nel primevo caso: ché, secondo nostre fonti, maggiori tracce portano a Pietro e Giovanni. Apostolo. Mentre il Giovanni Battista di oggi potrebbe essere stato proprio l’ineffabile Denis Verdini. E, come quell’altro, meritare l’appellativo di Precursore.

Quotidiani cartacei sempre più in crisi, si annuncia un anno di lacrime e sangue. Dopo che gli ultimi già non son stati di risa e giulebbe. Si sta avverando la ‘profezia’ di Gianroberto Casaleggio, che ne aveva decretato la fine per il 2014. Anche se continuano una esistenza residuale, quasi ad esaurimento. In compenso non cresce più di tanto (almeno non specularmente) l’utilizzo dei quotidiani on line. Altra profezia casaleggiesca (o casaleggiese che sia) sull’attingere direttamente alle fonti. Il che sta rivoluzionando in pieno il ‘mercato’ dell’informazione così come lo conosciamo da sempre. Parallelamente la pubblicità persa a grandi cifre dalla carta stampata non viene assorbita dall’on line, che cresce sì, ma in percentuali ancora relativamente modeste, come illustrato dettagliatamente a suo tempo dal Garante per le Comunicazioni nel proprio Rapporto Annuale, che abbiamo analizzato in dettaglio su ‘Il Contrappunto‘.

La nuova sfida della comunicazione, specie in Italia, la nuova e vecchia frontiera, è quella delle WebTv e WebRadio. Così come quella dei nuovi progetti delle Radio di Informazione e non, via etere e web, che riprendendo il testimone della grande, rivoluzionaria avventura delle Radio Libere annunciando una Nuova Stagione di informazione ‘libera veramente, ti piace ancor di più, perché libera la mente’. In coordinamento tra di loro ed all’insegna del ‘Progetto Voce’. ‘La mia voce, la tua voce‘. Anche approfittando del fatto che quello radiofonico rimane uno dei pochi comparti in cui fondi derivanti da Pubblicità e Sponsor ancora arrivano.

Per il resto ancora su piazza Renato Brunetta e Massimo D’Alema, Barbara d’Urso e Mara Venier, Fabrizio Corona ed Eleonora Daniele, stigmatizzati, padripiisti, medjugorjani vari dall’audience assicurata e dal TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) evitato perché chi dovrebbe curarli è più disturbato e pernicioso di loro. Beh, no, più è umanamente impossibile, diciamo che siamo lì. E renziani di complemento, berlusconiani da sbarco (sia nel senso d’assalto, che in quello che, del caso, sono pronti a sbarcare lestamente dalla nave se dovesse realmente affondare), leghisti incattiviti ed efficaci, centristi non pervenuti. Insomma, business as usual, ma non glorioso.

L’unica consolazione resta Francesco. Per il quale ogni definizione sarebbe definizione. Cioè, per l’appunto, tagliare e mettere fuori (de finire) qualcosa della sua complessa, straordinaria personalità. Ed opera. Meno male che c’è.

 

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