martedì, Maggio 18

Riciclo degli abiti usati false

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riciclo abiti usati

Il riciclo degli abiti usati favorisce l’ambiente poiché mediante il nuovo utilizzo delle stoffe vengono realizzati i vestiti, senza avere la necessità di impiegare altro materiale. E’ un notevole risparmio che consente di creare nuova ricchezza partendo da quella già esistente.

Il Consorzio Nazionale Abiti e Accessori Usati nasce a luglio del 2008 con una buona intuizione del futuro del settore, poiché comprende l’importanza economica del riciclo degli abiti usati. La filiera del comparto registra una forte assenza di un asset particolare, al fine di seguire quei tipici cambiamenti economici del XXI secolo.

Il vuoto da colmare è gestito in modo autonomo dalle singole aziende interessate. L’intuito di alcuni imprenditori consente di tutelare e di promuovere l’operato di tutti i soggetti coinvolti.

Il riciclo degli abiti usati permette un vero business mentre aumenta quella costante riflessione sociale ed ambientale sul nuovo scenario economico del riciclo. Tutto ciò deriva dalla sua funzione primaria di collocamento di manodopera difficilmente impiegabile altrove per problematiche di natura fisica e giuridica, senza tralasciare l’attività di recupero di materiale usato, da smaltire diversamente con maggiori costi per tutta la collettività.

«Il recupero degli abiti usati», si legge nel sito web del Conau «e degli accessori di abbigliamento usati, riguarda una frazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani provenienti da aree della nostra Penisola di piccole, medie e grandi dimensioni, fino agli ambiti territoriali ottimali. Gli indumenti usati originati da cicli di post consumo, sono raccolti capillarmente e raggruppati per l’invio a impianti autorizzati alla gestione di rifiuti (ai sensi del D.Lgs 152/06), dove il processo di trattamento determina come risultato finale: la qualifica a indumenti ed accessori di abbigliamento utilizzabili direttamente in cicli di consumo; la qualifica a materie prime seconde per l’industria tessile; altri impieghi industriali. Il recupero delle materie, oltre a rappresentare un importante fattore economico e strategico per l’approvvigionamento delle materie seconde per i settori produttivi, si presenta come un importante alleato per l’abbattimento dell’impatto ambientale dell’industria».

Gli operatori del Consorzio appartengono al medesimo settore, attivo nella raccolta di abiti e accessori usati. Sono Enti o imprese operanti nel recupero, nello smistamento, nel riciclo di abiti e di accessori usati, oppure Enti o imprese che commercializzano abiti e accessori usati.

C’è un’esigenza di affermare il ruolo effettivamente svolto in materia di raccolta differenziata, dove anche la frazione tessile contribuisce alla diminuzione della quantità di rifiuti destinati alla discarica.

La passione è sicuramente la protagonista indiscussa nel prezioso lavoro del riciclo degli abiti usati. Trovano spazio il gusto e la fantasia per creare da un vestito vecchio un altro completamente rinnovato. E’ un autentico business che spesso si tramuta in una vera passione per le persone con forti potenzialità artistiche e creative.

La mia missione è recuperare”, dice Giulia Meloncelli di Forlì, ecodesigner di formazione, trasformata in artigiana del riciclo”, ciò che ogni giorno viene scartato dalle aziende, dai laboratori, dai negozi o più semplicemente dai privati. Parlo di giacche, pantaloni, camicie, gonne. Tutti capi perfetti oppure con qualche imperfezione. Materiali eccellenti, talvolta davvero pregiati. Attraverso il mio lavoro, il quale vuole dare una seconda chance agli oggetti, desidero trasmettere proprio l’importanza del recupero. Vedere le cose da un altro punto di vista fa volare la fantasia e stimola l’autoproduzione. Ognuno di noi potrebbe reinterpretare capi che ormai non vengono più indossati per crearne altri nuovi, destrutturarli al fine di eludere anche il problema delle taglie. Gli abiti usati sono una miniera di input sia per i creativi stilisti che da essi traggono spunti per le collezioni future, sia perché spesso sono stati confezionati con tessuti speciali e di grande valore, con una grande attenzione alle rifiniture. Il riciclo degli abiti usati permette”, conclude Giulia Meloncelli”, di creare una sorta di legame empatico con l’oggetto stesso, il quale viene reinterpretato e indossato con uno stile e un gusto sicuramente diverso di quello del proprietario precedente, oltre a contribuire all’abbassamento dell’impronta ecologica”.

C’è chi riesce a coinvolgere una piccola rete di amici e, a piccoli passi, tenta un piccolo business. Apre un negozio e, mediante il passaparola, crea ricchezza e occupazione poiché il lavoro della sartoria sta diminuendo drasticamente. Le storiche figure dei sarti e delle sarte possono trovare nuovamente un impiego presso questi negozi dove si confezionano nuovi abiti, rielaborando le stoffe dei vecchi vestiti. Non si spreca nulla ma si reinveste nella produzione già esistente.

Anna Lisa Martella, proprietaria di un negozio di abiti riciclati, descrive la sua attività imprenditoriale proponendo un’efficace soluzione per rendere accessibile l’alta moda. E’ una particolare filosofia di vita legata al riciclo inteso come un vero e proprio riuso. “Non consumo la carta“, sostiene Anna Lisa Martellaperché le persone che portano gli abiti lasciano il capo al negozio. Chi arriva con le scatole delle scarpe consegna solo le calzature. Sono sensibile all’ambiente e voglio rispettare quelle regole basilari di civiltà“.

Tutto comincia con una cena a casa di Anna Lisa Martella. “Sono intenzionata ad avvicinarmi al riciclo della moda, cambiando completamente lavoro. Senza esitare invito a casa mia le mie amiche“, racconta Anna Lisa Martella con un piglio di soddisfazione “alle quali chiedo direttamente di darmi i loro capi d’abbigliamento per venderli. Accettano e inizio a organizzarmi per una nuova avventura lavorativa. Riciclare un abito significa ridisegnarlo, reinterpretarlo attraverso il proprio corpo, ma soprattutto attraverso il proprio carattere. E’ il coraggio della creatività, è la ricerca filologica dell’eleganza, realizzata prima di tutto con proporzioni ed equilibrio. Ma è anche un messaggio di unicità in un mondo che propone, in continuazione, degli stereotipi straordinari in origine, sulla passerella, ma nei quali spesso si fa fatica a identificarsi. Riciclare un abito è anche, paradossalmente, rinnovamento di energie in linea con l’attuale società, ma chi è dotato di buon senso e di consapevolezza potrà apprezzare questa proposta“.

Raccogliere gli abiti usati rientra negli scopi umanitari di Humana People to People Italia Onlus’, organizzazione umanitaria indipendente e laica, nata nel 1998 per contribuire allo sviluppo dei popoli svantaggiati nel Sud del mondo, attraverso programmi umanitari di lungo termine. «Storicamente la principale risorsa di sostegno», si legge sul sito web della Onlus «ai progetti di Humana è stata la raccolta d’indumenti usati, effettuata attraverso appositi contenitori. Attualmente il 25% dei progetti ottengono fondi dalla raccolta abiti, la quale garantisce continuità al lavoro di cooperazione».

Ma perché raccogliere proprio abiti? «Innanzitutto per inviarli nei Paesi del Sud del mondo dove il fabbisogno è elevato. In secondo luogo», si legge sempre sul sito della Onlus «gli indumenti, venduti in parte, permettono di ottenere fondi per l’autofinanziamento dell’attività. La terza considerazione è di carattere ecologico ed economico. Ogni giorno, nei Paesi del Nord del mondo, molte tonnellate di abiti vengono gettate fra i rifiuti, registrando un degradante impatto sull’ambiente e notevoli costi di smaltimento. Questi capi d’abbigliamento costituiscono ancora un bene prezioso per chi non ha la possibilità di scelta. Humana Italia svolge il servizio di raccolta degli indumenti grazie agli accordi siglati con 850 Enti pubblici. La Onlus, di recente, ha dato vita, in collaborazione con altri operatori del settore della raccolta d’indumenti, al Consorzio Nazionale Abiti ed Accessori Usati».

E’ bene ricordare che Humana People to People Italia Onlus è membro della Federazione Internazionale Humana People to People, presente in 43 Paesi di Africa, Asia, Europa, America.

 

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