domenica, Ottobre 17

Riciclaggio, questione di definizioni field_506ffb1d3dbe2

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Quando un prodotto in fase di riciclaggio diventa nuovamente prodotto e smette di essere considerato rifiuto? La domanda sembra essere innocua, ma non lo è e rischia, se è oggetto di discussione comunitaria, di avere conseguenze pesanti anche dal lato economico.

l concetto di End-of-Waste è stato introdotto dalla “Strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti”, adottata dalla Commissione europea nel 2005, nella quale si proponeva di precisare le condizioni per la cessazione della qualifica di rifiuto nell’ambito della revisione della direttiva quadro sui rifiuti. L’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE, Direttiva quadro sui rifiuti, stabilisce che un rifiuto cessa di essere tale «qualora sia sottoposto a un’operazione di recupero (incluso il riciclaggio) e risulti conforme a specifici criteri». Per rientrare in questa definizione, il rifiuto che si accinge a lasciare la sua condizione e a diventare nuovamente prodotto deve essere comunemente utilizzato per scopi specifici, deve essere richiesto dal mercato, rispettare i requisiti tecnici e la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti. Inoltre, l’utilizzo del nuovo materiale non dovrà portare impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.  

L’obiettivo della direttiva europea è evidentemente quello di promuovere il riciclaggio, assicurando allo stesso tempo un elevato livello di protezione ambientale attraverso la riduzione dei consumi di materie prime vergini e dei quantitativi di rifiuti avviati a smaltimento.

Il percorso europeo per raggiungere questo obiettivo è iniziato con la comunicazione del 21 dicembre 2005, “Taking sustainable use of resources forward: A Thematic Strategy on the prevention and recycling of waste”, con la quale la Commissione europea ha avviato il processo di riforma della disciplina sui rifiuti, che ha portato alla direttiva 2008/98/CE, la quale ha stabilito, appunto, all’articolo 6 i principi per la cessazione della qualifica di rifiuto. Un percorso che è proseguito negli anni e che oggi ha come obiettivo strategico la realizzazione del progetto “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse – Iniziativa faro nell’ambito della strategia Europa 2020”, con il quale si vuole dare vita a un’economia circolare basata su una società europea del riciclaggio, che punti a ridurre la produzione di rifiuti e a utilizzare questi ultimi come risorse.

Il raggiungimento di questo obiettivo presuppone l’adozione di criteri specifici di riferimento, da declinare poi nei Paesi membri, ma che diano delle direttive essenziali, come ad esempio la definizione di End-of-Waste, ovvero di quando un rifiuto smette di essere considerato come tale. E qui arrivano le discussioni. L’ultima ha portato alla bocciatura del progetto di regolamento End of Waste proposto dalla Commissione al Parlamento europeo. Qui la proposta di regolamento è stata respinta con 606 voti, provenienti da vari schieramenti politici e solo 77 contrari. Un forte no da parte del Parlamento europeo a un regolamento che rischiava di mettere a rischio il progetto di economia circolare sul quale l’Europa ha investito finora. Gli elementi critici del regolamento che hanno portato a questa decisione sono legati, principalmente, alla definizione di End of Waste. Secondo la direttiva 2008/98/CE, che deve essere alla base del percorso, per riciclaggio si intende «qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini», mentre il progetto di regolamento, come si legge dall’atto parlamentare, «fa coincidere la perdita di qualifica di rifiuto nel momento in cui la carta recuperata è destinata all’utilizzo come fibre di carta per l’industria e quindi con una fase precedente all’effettiva rilavorazione nelle cartiere». Questa definizione è, quindi, «in contrasto con l’attuale definizione di “riciclaggio”, la quale presuppone un ritrattamento dei materiali di rifiuto».

Il presidente di Assocarta (l’associazione di categoria che aggrega, rappresenta e tutela le aziende che producono in Italia carta, cartoni e paste per carta), Massimo Medugno, spiega il motivo della soddisfazione per la bocciatura del regolamento. “Grazie alla Risoluzione votata dal Parlamento europeo” dice Medugno “viene respinta proposta di regolamento sull’End of Waste che non andava bene e finalmente si evidenzia quanto più volte sottolineato dal settore cartario italiano ed europeo e cioè che l’End of Waste è lo strumento tramite il quale si raggiunge una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e quindi la European Recycling Society. La Commissione europea ha rischiato di perdere di vista questo aspetto essenziale e ben evidenziato nella stessa direttiva 2008/98/CE. La proposta di regolamento presentata avrebbe disciplinato molto bene l’Eow, ma ne avrebbe ignorato completamente il fine nobile, e cioè che il materiale, per dare origine a un vantaggio per l’ambiente, deve essere riprocessato in uno stabilimento unico ed effettivo momento in cui il risparmio delle risorse e il loro uso più efficiente si concretizza”.

La definizione di un corretto regolamento può avere dei pesanti riscontri anche sull’ambito economico. Secondo Medugno, infatti, se la legge fosse stata approvata “avrebbe avuto impatto sulla classificazione della carta da macero come già ‘riciclata’ prima che fosse re-immessa nel ciclo produttivo, mettendo a rischio più di 20.000 posti di lavoro green diretti e ulteriori 140.000 addetti indiretti nella filiera del riciclo della carta a livello europeo”. L’aver evitato di vedere applicato il regolamento proposto, secondo il presidente di Assocarta, porterà anche ad evitare conseguenze negative importanti. Una di queste è “l’incremento immediato dei costi produttivi per l’industria cartaria europea, valutabile in 4,3 miliardi di euro, stimabile in +9,8%, spazzando via quello che risulta essere, al momento, un’importante leva competitiva e l’unico vantaggio nei confronti dei principali competitor”.

La seconda conseguenza negativa che sarà possibile evitare è “il collasso delle best practices europee sulla carta da macero, che avrebbe portato inevitabilmente a chiusure e licenziamenti anche di tante piccole e medie imprese, con una perdita in Europa di 20.000 posti di lavoro per il comparto e di altri 140.000 nell’indotto. Un conto assolutamente inaccettabile da pagare, soprattutto in questo momento”.

Un altro effetto negativo che avrebbe provocato il regolamento sull’End of Waste, è legato al possibile incremento dell’export e della minore disponibilità di carta da macero, il cui utilizzo richiede minore energia. “Questo” spiega il presidente di Assocarta “avrebbe provocato la crescita della domanda di energia nell’ordine dell’8% e di emissioni in atmosfera del 16%. Infatti, l’export di carta da macero verso l’Asia significa una perdita annuale di energia valutabile intorno ai 32 GWh, e un ulteriore costo a carico dei contribuenti comunitari di 3,6 miliardi di euro, tre volte di più rispetto al valore generato dalla vendita di questa risorsa all’Asia. Questa perdita annuale andrebbe ad aggiungersi a un aumento dei costi sociali, alla perdita di posti di lavoro e alla chiusura di molti stabilimenti”.

Stabilire la definizione di un processo, quindi, è un passaggio molto delicato, che può avere conseguenze pesanti sull’economia e sulla produzione di un Paese e dell’intera comunità europea. Per questo, nel perseguimento di un obiettivo nobile come quello della creazione di un’economia circolare, l’Europa dovrà stare molto attenta a evitare ogni minino dettaglio che possa mettere a rischio l’intero progetto.

 

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