giovedì, Ottobre 21

Riciclaggio: le modalità operative nella UE ‘Ndrangheta leader nel settore della droga, un vero e proprio 'utilitarismo mafioso'. A colloquio con Luigi Ciro de Lisi, Generale della Guardia di Finanza

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Le mafie in Europa sono sempre più sotto l’occhio dei riflettori. Una nuova commissione speciale sulla criminalità organizzata, l’evasione e l’elusione fiscale è stata istituita presso il Parlamento europeo ed è operativa dal 1° marzo. I gravissimi fatti perpetratisi in Slovacchia, con l’omicidio di Jan Kuciak e della sua compagna, hanno reso infatti urgente l’adozione di provvedimenti per intensificare le indagini e la collaborazione interna all’Europa in materia di contrasto alla criminalità. Per approfondire tale questione, con un particolare accento sulle indagini in materia di riciclaggio, abbiamo svolto un approfondito colloquio con Luigi Ciro de Lisi, Generale della Guardia di Finanza e membro del Comitato Tecnico del CeSIntES – Centro Studi in Intelligence Economica e Security Management dell’ Università degli studi di Roma ‘Tor Vergata’.

Già dal 1980, a Palermo, De Lisi si occupa di mafia ed è stato anche comandante del Gico a Firenze; oggi consulente di Cesintes, Centro Studi Intelligence Economica e Security Management, Value Core e Negg. È stato inoltre tra i primi collaboratori di Giovanni Falcone, che ricorda così: “Un grande magistrato che ebbe l’intuizione di vedere il fenomeno mafioso in maniera unitaria”. Per il supporto all’ideazione di questo servizio e alla sua realizzazione, si ringraziano vivamente l’avv. Federica Giandinoto, attualmente non operativa, iscritta fino al 2015 presso il Foro di Roma e il dott. Francesco Farina, Direttore Esecutivo CeSIntES (Centro Studi in Intelligence Economica) e Security Management dell’ Università degli studi di Roma ‘Tor Vergata’.

 

Le origini delle indagini

Il vecchio codice penale è stato riformato nel 1989 e, con il nuovo, si è superato il procedimento di istruttoria, prima scandito in due fasi: istruzione sommaria e formale. Falcone, in qualità di giudice istruttore, ebbe questa intuizione, facendo confluire in un unico processo le indagini di mafia. Effettuato tale passaggio, si poneva il problema di dover gestire una mole enorme di dati; ciò porto successivamente alla creazione del pool antimafia. “A volte noi della polizia giudiziaria”, commenta in relazione a tale iter il gen. De Lisi, “ci rivolgevamo direttamente al giudice istruttore per le autorizzazioni al prosieguo investigativo con indagini di polizia giudiziaria”.

Un’altra grande intuizione di Falcone fu quella di attaccare la mafia sul piano dell’arricchimento illecito, con le indagini bancarie. “A quei tempi”, continua De Lisi, “le ispezioni erano molto difficili da effettuare. Capitò di rilevare l’emissione di libretti al portatore senza che la banca avesse registrato l’ammontare dei capitali oggetto di transazioni, i destinatari, i passaggi che tali capitali avessero effettuato. Una delle prime forme rilevate fu quella dei cambiavalute che, con delle ricevute di rimesse da immigrati, per milioni di dollari in contanti, effettuavano il cambio in banca: si trattava di proventi del traffico di droga”. Era il periodo del monopolio del traffico di stupefacenti ad opera della mafia, negli anni ’80: finita la cosiddetta ‘French connection’, i laboratori di eroina erano passati ai siciliani: “Capitò di trovare i chimici francesi in Sicilia, ad istruire la mafia”, chiosa De Lisi.

Nel 1980, solo due tipi di reato erano legati al riciclaggio: quelli di estorsione e di sequestro di persona. Il traffico di stupefacenti arrivò in un momento successivo, come afferma De Lisi:Si aveva quindi cognizione dei flussi di denaro, ma era difficile intervenire dal punto di vista processuale; nonostante ciò, si individuarono tutta una serie di connessioni tra i soggetti: gli assegni si potevano ancora girare e, attraverso tale meccanismo, le indagini portarono ad una serie di scoperte, di collegamenti tra le famiglie mafiose. Fu la scoperta dell’uovo di Colombo: portò una serie di resistenze molto forti tra le banche, che però si riuscirono a superare”.

 

La fase recente del contrasto al riciclaggio

Come afferma Nicola Gratteri, Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro, l’80% del traffico di droga è oggi in mano alla ‘ndrangheta, con manovre per diversificarne i proventi, che passano anche dall’Africa occidentale oltre che dai tradizionali Paesi produttori del Sud America. Le mafie non rinunceranno mai a tale fonte di arricchimento, assieme al racket. Un campo più sofisticato è quello degli appalti e dei locali commerciali, dell’acquisizione di società. Afferma De Lisi, in relazione a ciò: “Come sosteneva Falcone, non c’è da sperare che il mafioso cambi, una volta reinseriti i proventi di attività illecite nel mercato legale: resta tale e non rinuncerà mai a comportarsi di conseguenza. Inoltre, l’impresa mafiosa si posiziona sul mercato danneggiando la concorrenza, avendo a disposizione fondi inesauribili. Se si pensa a quanto costa alle imprese normali ricorrere al finanziamento bancario, si può comprendere quanto venga alterato il mercato del credito. Come afferma l’ultima relazione della Banca d’Italia in tal senso, è un fenomeno che deprime gli investimenti, inibisce nuove iniziative imprenditoriali, non solo nel territorio di elezione, ma anche in quello di proiezione. Oggi la ‘ndrangheta nel Nord Italia è davvero assillante. Ma anche il Canada e l’Australia sono stati invasi, mentre nel Nord America si è tradizionalmente avuta una presenza privilegiata di Cosa Nostra”.

La ‘ndrangheta non si ferma di fronte a nulla, come per esempio si è riscontrato nel caso dell’omicidio del giornalista slovacco Jan Kuciak, che ha subito alzato i riflettori sul probabile ruolo di tale organizzazione criminale: tuttavia, ad oggi si è riscontrato il rilascio dei sette arrestati. In relazione alla diffusione del riciclaggio a livello è europeo, si sa che spesso  nei Paesi dell’Est europeo vengono costituite delle società cartiere, che emettono fatture per operazioni inesistenti, per occultare quindi una movimentazione di capitali.

 

Le modalità di riciclaggio: le FOI, caso emblematico

La movimentazione di denaro illecito non può seguire altre vie: quello privilegiato è il metodo delle FOI, fatture per operazioni inesistenti. “Per ricevere del denaro da una società estera”, spiega De Lisi ”si simula una cessione di beni, si fattura e così il denaro giunge a destinazione. A seguito di indagini della Guardia di Finanza effettuate tra il 1980 e il 1984, una delle prime aziende ad essere individuate nell’utilizzo di tale meccanismo fu la Ida di Bagheria, di Leonardo Greco. Stessa scoperta si è avuta per la rete criminale costituita ad opera della ‘ndrangheta in Toscana: il denaro veniva spostato in contanti direttamente agli imprenditori che, a loro volta, lo utilizzavano per dei pagamenti, spesso in nero, e poi lo restituivano, maggiorato del 9% – un tasso usuraio – con delle fatture provenienti dalle società cartiere. Analizzando tale caso, si riscontra dunque la coesistenza in tali attività del reato di usura e di quello di riciclaggio. Una volta utilizzate, tali società vengono trasferite per poi scomparire. In tal senso, Gratteri è molto critico rispetto alla possibilità di creare società di comodo, dalle modalità operative opache, nel Regno Unito. Per ovviare al problema dei paradisi fiscali su scala internazionale, l’Ocse e il G20 hanno promosso la cooperazione in materia fiscale, su richiesta ma anche automatica: con le procedure CRS (Common Reporting Standard), gli Stati devono comunicare l’apertura di conti da parte di cittadini di un altro Stato; ad oggi, oltre 100 Stati hanno aderito e, anche se le procedure in alcuni di essi sono ancora inadeguate, ciò può rappresentare un passo in avanti. Considerato ciò, è però altrettanto vero che, date le procedure, gli uomini sono corruttibili: le organizzazioni criminali lo sanno ed utilizzano il loro potere finanziario a scopo corruttivo, a cui si ricorre a tutti i livelli. La FOI consente di effettuare pagamenti di qualunque importo, tramite il canale bancario. Si può utilizzare però anche il contante, per effettuare operazioni frazionate, per esempio alle banconote da 500 €, che, proprio perché ritenute un potenziale strumento per facilitare attività illegali, da fine 2018 non verranno più stampate”.

Un altro esempio di fatturazione per operazioni inesistenti è quello della cessione di merci: in questo caso, se ne può cedere una parte minima e presentare fattura per un ammontare nettamente superiore. Si può quindi sovrafatturare o sottofatturare, a seconda delle esigenze, falsificando così la realtà dei fatti rispetto a quanto emerge dalle carte. Considerato anche il ruolo delle banche quale fondamentale canale di passaggio utilizzato anche per i flussi finanziari delle FOI, oggi, tra i possibili rimedi, si sta pensando di estendere anche ai privati l’obbligatorietà della fatturazione elettronica già prevista nelle transazioni con enti pubblici.

 

La cessione di imprese per fini di riciclaggio

Quando si entra nel tessuto dell’acquisizione di società sane”, continua De Lisi, “esistono altri casi che si possono citare: la mafia del tessile, per esempio, che operava in Sicilia ma non solo; nonostante infatti la società civile e la classe politica negassero l’esistenza della mafia fuori dal territorio di elezione, tali attività erano diffuse anche in Toscana. Nella zona di Prato, si era reputata tale operazione una truffa e non un vero e proprio riciclaggio. Venivano qui perseguite invece attività di riciclaggio che coinvolgevano aziende decotte (prossime al fallimento, ndr), con un rappresentante legale legato ad una famiglia importante. Veniva cioè acquisita l’azienda decotta, evitando di farla fallire; doveva rimanere attiva ancora un po’, per poi sostituirne la guida con un soggetto qualsiasi, un cittadino bengalese, per esempio, che poi incorreva nelle procedure concorsuali e quindi nella bancarotta. La società veniva acquisita dalla mafia, poi i suoi emissari cominciavano ad entrare in rapporti con tale società attraverso operazioni di centinaia di milioni; firmavano cambiali, impegnandosi a pagare ad una certa scadenza. Vendevano quindi sotto costo tutto questo materiale, spesso anche in nero, inquinando il mercato tessile. Poi spariva l’imprenditore e compariva un nuovo soggetto: al termine di ciò, chi pagava era il nuovo subentrante, che poi scappava magari nel Paese di origine. Scoprimmo anche, approfondendo la questione delle società decotte, che dietro di esse c’erano i corleonesi! Da Budrio, Giacomo Riina, un parente di Luciano Leggio, gestiva tutte queste operazioni. La conclusione che se ne trae è che quindi la mafia cerca di mettere in atto tutte quelle operazioni che possano rendere un profitto, non tralasciando le truffe: è il cosiddetto utilitarismo mafioso. Rispetto a tali operazioni, purtroppo, oggi si assiste anche ad una partecipazione attiva degli imprenditori, che prendono consciamente denaro dalla ‘ndrangheta: si finanziano, pagando interessi al 9% e divenendo dunque complici di questa attività di vero e proprio riciclaggio”.

 

 Gli ultimi aggiornamenti

Oggi dovrebbe diventare più difficile riciclare, con la nuova normativa antimafia. Con la quarta direttiva europea recepita dall’Italia con legge 90/2017, le procedure di adeguata verifica dovrebbero portare a maggiori controlli. Ci si meraviglia che qualcosa possa sfuggire ma, come afferma Gratteri, evidentemente è così. Sia nelle piccole che nelle grandi banche, se non partono le dovute segnalazioni in caso di operazioni sospette, il riciclaggio non viene individuato. Un altro caso è quello delle vincite nei centri scommesse: a Napoli, succede spesso che, quando si verifica una vincita, si venga avvicinati da un camorrista che chiede al vincitore di poter ritirare la somma, a fronte dell’anticipo dei soldi. Ovviamente, ciò consente di andare a ritirare denaro nella piena legalità. Ciò può verificarsi anche nei casinò. Sono poi spesso i politici e gli imprenditori che si rivolgono alla criminalità organizzata: una realtà davvero sconvolgente e preoccupante, nonostante gli strumenti di contrasto messi in atto. Un’altra frontiera su cui le mafie continuano a indirizzare la loro attenzione è quella di attingere a fondi statali ed europei. Il caso dell’omicidio del giornalista slovacco Jan Kuciak, nel suo Paese di origine, per l’appunto la Slovacchia, dove è noto che la penetrazione della ‘ndrangheta sembra essere avvenuta, lascia numerosi sospetti in tal senso, nonostante l’avvenuta scarcerazione degli arrestati. Si consiglia, per approfondire meglio la vicenda, la lettura dell’ultimo articolo del giovane giornalista slovacco.

 

Come si indaga sul riciclaggio 

L’indagine sul riciclaggio è difficile”, spiega ancora De Lisi. “È capitato di ritrovarsi di fronte a movimentazioni non giustificate di denaro, riconducibili però a dei prestanome; da qui, era difficile poter affermare che i fondi utilizzati fossero di provenienza criminale. Per indicare tali dinamiche, si ricorre al concetto di ‘finanziarizzazione mafiosa’: si è passati infatti da una strutturazione prevalentemente militare della criminalità organizzata alla creazione di unità e strutture a compartimenti stagni, deputate alla gestione della immane ricchezza accumulata attraverso attività illecite. La mafia è diventata così imprenditoriale: necessariamente si è dovuta dare un’organizzazione verticistica. Di fatti, questo tipo di struttura, negli anni ’80 è stata alla base del successo di Cosa Nostra. La ‘ndrangheta, all’epoca, aveva una struttura orizzontale che oggi invece si è modificata: sembra che anch’essa si sia dotata di una struttura verticistica, in quanto appare impossibile poter gestire la mole di ricchezze derivante dai proventi nell’edilizia, nei rifiuti, nelle fonti rinnovabili, senza un vertice. Per Cosa Nostra, la prima struttura di questo tipo ad essere rilevata fu quella dell’inchiesta di Pizza connection, con le attività del mafioso Vito Roberto Palazzolo, che aveva preso contatto con i finanzieri ticinesi, quindi in Svizzera. Dal 2017, la Svizzera ha finalmente firmato con l’Italia degli accordi per lo scambio di informazioni bancarie: il segreto bancario sembra oggi essere stato demolito, anche su pressione degli Stati Uniti d’America, che hanno minacciato le banche svizzere di non poter aprire sul territorio americano in mancanza di tale scambio di informazioni”.

Riciclaggio ed evasione sono collegati, quasi come le due facce della stessa medaglia: l’evasione parte infatti dal denaro lecito per immetterlo nel campo illecito, occultandolo, mentre il riciclaggio si muove in senso contrario. I paradisi fiscali, in relazione a ciò, rappresentano un momento di collegamento tra i due fenomeni. Quando l’evasione diventa sistematica, tale rapporto è evidente. In ambito Ocse e G20 è stata creata anche la Convenzione Beps, per contrastare le attività delle multinazionali finalizzate a ridurre gli oneri fiscali.

 

Le nuove frontiere del riciclaggio 

In un paper della Banca d’Italia”, approfondisce ancora De Lisi, ”si riporta uno studio dell’Università di Padova che divide le imprese in tre tipi: quelle di supporto per tutte le attività illecite, le cartiere e le star, cioè le grandi società, quelle che servono per disporre dei giusti contatti in ambito politico e imprenditoriale. Si effettuano anche delle comparazioni tra i bilanci delle imprese mafiose e quelli delle imprese sane: dove c’è una penetrazione mafiosa, nei bilanci si trova meno redditività, meno merito creditizio. L’inquinamento dell’economia legale, da parte della criminalità organizzata, è enorme. Le nuove frontiere del riciclaggio, nell’ultima relazione del DIS (Dipartimento per le informazioni sulla sicurezza della Repubblica) presentata in Parlamento qualche giorno fa, si concentrano sulla cripto moneta, rappresentata dal bitcoin. Il ‘cripto pizzo’ è una nuova frontiera del riciclaggio. Di questo argomento, recentemente si è occupato anche ‘L’Espresso’, descrivendo il meccanismo che porta all’immissione di denaro in tale ambito: operatori del settore delle valute virtuali possono utilizzare denaro reale per l’acquisto di bitcoin. Contrariamente però a quanto afferma ‘L’Espresso’, la normativa sugli operatori virtuali esiste, in quanto rientrano nella normativa antiriciclaggio, devono essere iscritti in apposito albo, devono registrare le operazioni e segnalare eventuali operazioni sospette. Tuttavia, essendo un sistema di scambio di valuta peer to peer, senza un’autorità garante, può essere effettuata da chiunque. La Borsa di Chicago ha emesso un future – parliamo quindi titoli derivati – sui bitcoin: è un settore che sfugge ai controlli ed è sempre più diffuso. Si sa che esiste un dark web dove si effettuano operazioni con pagamenti in cripto valuta: qui molto rimane nell’ombra. Un altro punto da attenzionare è quello del cosiddetto shadow banking: si tratta di operazioni non tracciabili rispetto a quelle tradizionali. È infatti un settore un po’ trascurato, collegato alla compensazione di partite che una grande organizzazione effettua attraverso i suoi vari referenti sui territori. Per movimentare del denaro tra uno Stato e un altro, spesso, invece di spostare delle somme, si effettua una compensazione delle due posizioni, quindi in maniera davvero molto semplice. A volte, interviene in questo processo anche una banca straniera, ovviamente collusa, che consente, attraverso la concessione di un prestito, di fornire garanzie alla circolazione illecita di capitali: è sufficiente disporre di un’organizzazione ombra che si occupi dei vari passaggi di tale flusso. I proventi di attività illecite possono così anche rimanere collocati in un Paese estero, magari dove le maglie della legislazione antimafia sono meno strette e, attraverso il rilascio di un credito alla luce del sole, da parte di una banca, si riesce a portare avanti la movimentazione internazionale dei capitali. Così, in periodi di crisi, le organizzazioni criminali possono profittare della mancanza di credito bancario, estendendo i loro tentacoli nel mondo dell’imprenditoria”.

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