venerdì, Settembre 17

Responsabilità civile dei magistrati field_506ffb1d3dbe2

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Lo abbiamo accennato prima dell’estate che questo sarebbe stato un autunno caldo. Si parte con la Riforma della Giustizia, l’obbiettivo è: smaltire il numero dei processi civili, una delega al parlamento per modificare la pubblicabilità delle intercettazioni. E poi prescrizione, introduzione del falso in bilancio e dell’autoriciclaggio. Per quanto riguarda la responsabilità civile, il motto del Premier è “chi sbaglia paga”. Nel testo, Responsabilità civile dei magistrati sul modello europeo, pubblicato sul sito del Ministero di Giustizia il 4 agosto si legge che: “un corretto funzionamento (della responsabilità civile dei magistrati) costituisce un fondamentale strumento per la tutela dei cittadini ed un necessario corollario all’indipendenza ed all’autonomia della magistratura. Il meccanismo previsto dalla legge Vassalli adottato in esito al referendum abrogativo del 1987 ha funzionato in modo assolutamente limitato. La legge, infatti, pur condivisibile nell’impianto, prevede una serie di limitazioni per il ricorrente che, di fatto, finiscono per impedire l’accesso a questo tipo di rimedio e rendono poi aleatoria la concreta rivalsa sul magistrato ritenuto eventualmente responsabile”.

Nella Relazione tecnica sulla responsabilità civile dei magistrati, del 6 agosto si evidenzia, anche, che: ”la Corte Europea di Giustizia sollecita una maggiore effettività nelle procedure previste per il riconoscimento delle responsabilità conseguenti alla errata applicazione del diritto comunitario da parte del giudice. Occorre quindi una rivisitazione dell’impianto normativo che dia piena effettività allo strumento di tutela”. Le aree interessate sono: l’ampliamento dell’area di responsabilità, il superamento del filtro, la certezza della rivalsa nei confronti del magistrato, l’incremento della soglia della rivalsa e coordinamento con la responsabilità disciplinare. Stiamo parlando ancora di linee guida, si aspetta con ansia il testo. Per dovere di cronaca bisogna sottolineare che viene esclusa la responsabilità diretta. Proprio ieri la commissione Politiche Ue del Senato ha soppresso dal testo, approdato in Aula per la discussione generale, l’articolo introdotto alla Camera da un emendamento della Lega. L’articolo 30, introdotto a Montecitorio con un emendamento di Gianluca Pini, è stato soppresso. Prevedeva che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue finzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale”. Si trattava, appunto, dell’introduzione della responsabilità diretta dei magistrati. ”Impressione” di una riforma “punitiva” secondo l’Associazione nazionale. Noi abbiamo voluto chiedere maggiori delucidazioni a Paolo Corder, magistrato del CSM. Togato indipendente, eletto nel 2010.

La riforma della Giustizia era necessaria, considerando le dichiarazioni della maggior parte degli schieramenti politici e non solo. La strada intrapresa è quella corretta?

Indiscutibilmente il tema della responsabilità civile dei magistrati è un tema che, prima o dopo, andava assolutamente riformato. E’ comprensibile che l’azione politica si sia rivolta anche su questo tema. E’ innegabile, questo è un dato di fatto, che non ci sia stata una vera effettività nella tutela del cittadino sotto il profilo risarcitorio. Tuttavia, a mio parere, escludo, che questa fosse una priorità della giustizia, nel senso che, con la riforma interna della responsabilità civile dei magistrati, non si accelerano i processi e non si emettono più sentenze di prima. I problemi di scarsità di risorse, di tempi lunghi della giustizia, di contraddizioni del sistema, rimangono invariati. Questo è un tema che non attiene all’efficienza della giustizia. Occorre tenere presente che non appena si incide sul tema della responsabilità civile del magistrato, si incide sul valore dell’indipendenza, questo deve essere chiaro, come deve essere chiaro che l’indipendenza, va detto ancora una volta, non è un beneficio per il giudice o per il magistrato, è semplicemente l’anticamera dell’imparzialità. Un giudice è imparziale solo se è indipendente, e se non è indipendente è perché ha timore o viene in qualche modo potenzialmente influenzato da azioni nei suoi confronti. E’ evidentemente un giudice che non è pienamente indipendente.

Tra gli elementi sottoposti a modifica c’è “il superamento del filtro”, questo consentirà di eliminare le distanze tra il magistrato e il cittadino, creando un clima di maggiore giustizia, così si deduce…

La scelta di ridurre il filtro è, per certi versi, comprensibile. E’ chiaro che è l’elemento che ha determinato uno scarso funzionamento della legge Vassalli . Ci vuole molta cautela nell’intervenire in una materia come questa. Il filtro attualmente è previsto tramite tre elementi: occorre che il Tribunale verifichi che non ci siano i termini di decadenza, cioè se l’azione è stata svolta oltre il termine previsto dalla legge, se sono stati esperiti tutti i rimedi previsti. Quando un cittadino crede di aver subito un’ingiustizia da parte di un provvedimento di un giudice, se questo provvedimento non è stato ancora impugnato e quindi esiste ancora la possibilità di riformarlo, si deve aspettare che il provvedimento diventi definitivo. In parole povere che il danno sia certo. E’ l’intero sistema che prevede la possibilità di rimediare ad eventuali errori, è fisiologico che ci sia la possibilità di un appello e addirittura di una Cassazione. Il terzo elemento di filtro era la manifesta infondatezza.Il filtro derivante dalla possibilità di esperire tutti i rimedi previsti dall’ordinamento, a me sembrava necessario mantenerlo, purtroppo il testo ufficiale non c’è ancora. Nella relazione di accompagnamento del 4 agosto si dice che verrà eliminato, e quindi presumo che vengano eliminati tutti questi elementi di valutazione appena elencati. Per fortuna, il Governo ha sapientemente rifiutato l’idea della responsabilità diretta, che fra l’altro non esiste, se non in Spagna, negli ordinamenti europei. Questo è un dato positivo di questa Riforma, non si è pensato alla responsabilità diretta. Se il cittadino avesse potuto rivalersi direttamente contro un magistrato, è evidente che sarebbe stato un “vulnus” all’indipendenza e all’imparzialità, ciò sarebbe stato gravissimo. 

Gli ordinamenti giuridici degli altri Stati europei prevedono situazioni simili?

In Inghilterra esiste ancora l’immunità giudiziaria, non è neppure prevista la responsabilità per i magistrati, tutto funziona a livello disciplinare. Il magistrato che sbaglia viene rimosso. Non vi è l’idea che il cittadino possa rivolgersi, seppure indirettamente, al magistrato. Così vale anche negli Stati Uniti, in Israele, in Canada. Il filtro non si ritrova facilmente negli altri ordinamenti europei, si trova solo in Spagna, che prevede una responsabilità solidale e quindi anche diretta. In tutti gli altri ordinamenti, essendoci dei limiti all’esperibilità dell’azione nei Confronti dello Stato, lì non si parla di filtro e vi sono limiti più estesi rispetto a quelli che ci sono in Italia. In Olanda non è prevista l’azione di rivalsa, il cittadino si può rivolgere esclusivamente allo Stato, in Francia l’azione di rivalsa è solo facoltativa, e solo per i casi di dolo, quindi una limitazione di operatività che è assai più elevata e ristretta di quella che c’è adesso in Italia. La Germania è quella che si avvicina di più alla nostra situazione. Il panorama europeo non richiede necessariamente un intervento d’inasprimento come quello che proposto in Italia.

Esistono sicuramente degli elementi da chiarire, proprio per questo motivo si aspetta il testo…

Ripeto che delle modifiche andavano fatte. Forse un filtro così penetrante, come quello ad esempio, sulla manifesta infondatezza, poteva essere un elemento da riformare, perché è una nozione eccessivamente vaga che poi poteva sortire una mancanza di effettività di tutela. Altri filtri andavano mantenuti, come quello della possibilità di esperire tutti i mezzi previsti, altrimenti c’è il rischio di azioni strumentali. Occorre muoversi con grande cautela in una materia che coinvolge l’imparzialità. E’ necessario tenere conto anche del panorama europeo, come la questione della facoltatività o obbligatorietà della rivalsa. Dalla relazione risulta che vi sarebbe una rivalsa obbligatoria. Viene spontaneo chiedermi se nel caso che, l’eventuale errore commesso dal magistrato, sia stato causato dalla scarsità di risorse, dagli eccessivi carichi di lavoro, dalla disorganizzazione della giustizia, che sono elementi davanti agli occhi di tutti ogni giorno, mi chiedo come lo Stato potrà obbligatoriamente agire in rivalsa nei confronti del magistrato.

Sembra quasi che tutta la magistratura sia sotto accusa e che, con questa Riforma, si confermi il fatto che si doveva correggere una certa mancanza di giustizia?

La responsabilità non è diretta è contro lo Stato, ma è evidente che il messaggio che viene dato, attraverso questo inasprimento, ad esempio la scelta di aumentare da un terzo a metà la responsabilità risarcitoria dello stipendio di un magistrato, è sicuramente un messaggio che non ha una piena giustificazione, poi alla fine la conseguenza sarà che aumenteranno i premi delle assicurazioni. E’ un diritto sacrosanto fare in modo che i cittadini ottengano il risarcimento per ingiusta detenzione, per i danni commessi nei processi che li riguardano. Questo è un diritto che non si tocca; è il modo con cui viene fatto esercitare che è pericoloso. I Paesi europei democratici come il nostro, adottano soluzioni molto più prudenti. Credo si sarebbe potuto pensare a soluzioni di rafforzamento nel sistema disciplinare, o di rafforzamento del valore delle decisioni della Corte di Cassazione, se si voleva mettere dei paletti all’attività giurisdizionale. Per esempio la questione dell’ambito di applicazione della responsabilità. Anche qui si è introdotto un ampliamento di responsabilità tipizzando il caso della colpa grave, e affermando che questa ci potrà essere quando vi sono valutazioni errate sui fatti o sulle prove, un’interpretazione delle norme manifestamente errata. Anche questo è un ambito di ampliamento della responsabilità che andrebbe meditato con maggiore prudenza e cautela perché, se si prende l’art. 2, lettera b e c della legge Vassalli, già prevede la possibilità del risarcimento danni da parte dello Stato, e l’azione di rivalsa, nell’ipotesi in cui il magistrato affermi in un proprio provvedimento l’esistenza di un fatto, che poi viene sconfessato dalle prove. Le possibilità, di danni ingiusti e di risarcimento, ci sono già nella legge Vassalli. L’idea di inserire anche l’interpretazione delle norme di diritto, manifestamente errate o la valutazione sulle prove, dà l’impressione che invece di essere un elemento di chiarificazione sarà un elemento che creerà confusione interpretativa. E’ pericolo introdurre delle clausole di responsabilità prive di chiarezza e di confini sotto questo profilo, c’è il rischio che si apra la possibilità di azioni, in caso di mera interpretazione di norme giuridiche. In Europa questi ambiti di responsabilità non ci sono, la Francia, il Portogallo e il Belgio limitano la responsabilità, e quindi le azioni di rivalsa, solo in casi di errori intenzionali, non meramente colposi.

Quanto è importante l’indipendenza della magistratura dalla politica? Sembrerà scontato, ma in Italia la connessione con la politica, in quasi tutti gli ambiti, è molto forte.

Il sistema della responsabilità ha come necessario presupposto un’indipendenza a tutto tondo, che riguarda anche la politica. Il magistrato deve essere imparziale, indipendente nella propria attività quotidiana ma anche sotto il profilo politico in generale.

Quando tutto il sistema interno alla magistratura finisce per degenerare sotto un profilo della colleganza politica, quindi anche di contrasto all’interno della magistratura, è evidente che ci sono delle ricadute sotto il profilo dell’indipendenza e sotto il profilo dell’imparzialità. Ognuno deve mantenere le proprie idee, le proprie aspirazioni ma poi queste non devono piegare la nostra attività. Credo che, quando cambieranno le cose al nostro interno, saremo visti dall’opinione pubblica e dalla politica in modo diverso, in modo più positivo. Per esempio in Inghilterra, i cittadini accettano, e hanno accettato, una sorta d’immunità da parte dei giudici perché questi godono di credibilità. Noi, invece, siamo sempre alla fine della classifica di gradimento dei cittadini. Soltanto se acquisteremo credibilità potremmo, poi, pretendere che non arrivino riforme penalizzanti come quella sulla responsabilità civile.

 Noi siamo uno Stato che, comunque, è considerato garantista rispetto ad altri Paesi europei? 

Si non c’è dubbio. E’ anche una virtù. E’ chiaro che, visto in un sistema complessivo, può creare contraddizioni. Un sistema contraddittorio è un sistema poco chiaro e trasparente, che dà poca certezza ai cittadini. Credo che si chieda certezza, la prevedibilità dell’attività giudiziaria, che non ci siano eccessive contraddizioni. In un’epoca di crisi è importante. 

 

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