domenica, Maggio 9

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In quest’ansia di smucinare sulla Costituzione della Repubblica italiana, non mi sorprenderei che venisse preso di mira anche il mitico primo comma dell’articolo 1: ‘L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo (…) eccetera eccetera’.

Ciò per renderlo più aderente alla realtà in cui ci troviamo, nostro malgrado, a vivere, essendosi verificato un allentamento diffuso dei freni inibitori. La mia riflessione un po’ beghina aggiunge, infatti, al sostantivo lavoro, un aggettivo specificativo: sessuale.

Perché di scandali a sottofondo pecoreccio ne troviamo a iosa. Ora imperversa quello delle cosiddette ‘baby squillo dei Parioli’, dove sarebbe inciampato il meno noto marito di una famosa deputata di destra. Un fattaccio ghiotto per il voyeurismo spalmato come Nutella nella società nazionale. Lo verifichiamo anche nella nicchia dei miei AMBRacadabra… appena introduco argomenti scivolosi s’innalzano a picco i click, con grande disappunto della direttrice e mio, che soffro a vedere meno popolari gli articoli a sfondo culturale, rispetto a quelli che inanellano malizie su vicende boccaccesche.

Ora in ogni giornale si può riscontrare la presenza di news e di commenti sulle quindicenni che ‘ricevevano’ ai Parioli adulti intrigati dall’idea di immergersi in carni fresche ed esordienti. Una specie di ossessione maschile, in particolare, che proviene dalla capacità spiccata in molti uomini, di vivere l’esperienza sessuale completamente staccata da qualsivoglia coinvolgimento emotivo.

Certo, ci sono anche donne che sono capaci di sviluppare lo stesso meccanismo, ma ritengo che per costoro tutto dipenda da un fenomeno emulativo, per adeguarsi alla mentalità maschile, che reputano ‘vincente’, in quanto libera da zavorre sentimentali, di per sé portatrici di complicazioni interiori fastidiose.

L’imprinting atavico presente in maniera più accentuata in alcuni maschi  li porta a vivere un rapporto uomo/donna come relazione di subalternità femminile, simboleggiata appunto dalla ricerca di uno scambio sessuale impari, controbilanciato da un pretium. Insomma, il ricorso all’amore mercenario, bandiera di un’anaffettività di fondo. Ora che ho sputato dal gozzo tutta questa pippa pseudo-psicologica, che pare un’arringa da suffragetta, torniamo allo ‘scannatoio’ dei Parioli, ove uomini con tanto di famiglia, figli (e figlie, a volte d’età anche maggiore delle loro ‘bambole di carne’) si concedevano la mezz’ora di ‘riposo del guerriero’.

Ha fatto sensazione che uno dei frequent users delle giovani fanciulle fosse un manager affermato, padre di tre figli, di cui due ragazze, e sposato con una politica famosa, nota per il suo piglio aggressivo, ereditato da una quantità di geni familiari piuttosto duceschi; una donna forte, laureata in medicina e già presidente della Commissione Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza. Ovvero una politica che, oltre ad essersi battuta a spada tratta per l’adesione italiana alla Convenzione di Lanzarote, volta, fra l’altro, a combattere la prostituzione anche minorile, si era espressa, nel corso della sua lunga carriera fra i banchi parlamentari, in maniera recisa e esplicita sullo sfruttamento delle donne.

Nel 1997, ci fu una sentenza di Cassazione che fece epoca, in quanto assolse un uomo lucano dall’accusa di violenza sessuale, poiché la ragazza vittima, appena maggiorenne, era evidentemente non stuprabile, giacché indossava i jeans. Fu questa parlamentare, insieme ad alcune altre, di estrazione politicamente trasversale, ad inscenare a Montecitorio, una protesta in jeans, appoggiando la battaglia che mise in trincea la Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, presieduta da Silvia Costa, di cui ero ai tempi, capo dell’ufficio stampa.

Leggere oggi che si è ritrovata accanto un ‘mostro’ di quelli che, legislativamente, ha combattuto, mi amareggia molto. Perché è l’evidenza che siamo tutte passibili di ritrovarci l’‘orco’ in casa, con l’inquietante effetto che vengono a saltare molti rapporti di fiducia fra coppie che, invece, sono alla base di ogni legame familiare. E questo non accade solo specificamente per il marito della parlamentare in questione, ma per i tanti uomini che sono risultati frequentatori dell’appartamento dei Parioli e ‘consumatori’ delle ‘carni fresche’ della ragazzine.

L’alibi insostenibile, esibito da questo ‘galantuomo’: prima che aveva fatto certo telefonate, ma non aveva consumato – un aggiornamento della formula giuridica del ‘rato e non consumato’: ‘telefonato e non consumato’ -; poi che, sì, aveva incontrato la ragazzina sua interlocutrice, ma pensava che avesse 19 anni (uno che ha figlie in casa si rende conto della differenza fra un’adolescente di 15 anni ed una giovane donna di 19!), ne fa un povero fantoccio vittima della ricerca ossessiva di emozioni sessuali, a qualunque costo.

Un simulatore inveterato, tanto da riuscire a non far trapelare questi suoi sobbollimenti hard. Un po’ come un altro noto ex politico, con l’attrazione fatale per i trans, riuscito a farla in barba alla moglie per 7 anni, ovvero per l’intero periodo del matrimonio. Paradossale, vero? Mi piacerebbe chiedere a un uomo così cos’avrebbe provato se, nell’appartamento, avesse… incontrato sua figlia, sua nipote; o la figlia di un amico.

Meriterebbero uno shock di questo genere costoro, per essere messi di fronte al loro ritratto interiore di Dorian Gray. Per avere la consapevolezza del fatto che, per seguire un lurido istinto, immolano onore, famiglia… patria. Sono, infatti, senza patria questi uomini capaci di carpire l’innocenza alle ragazzine, chiedendo espressamente che siano minorenni e fresche; che approfittano della loro debolezza e della propensione esibizionistica e consumistica che proviene a queste immature adolescenti da modelli femminili fornite da una società e da famiglie sradicate da valori e leggi morali.

E siamo tutte noi donne, adulte e inesperte rispetto ai labirinti dell’erotismo maschile deviato, a chiedere: perché?

 

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