venerdì, Aprile 16

Repubblica e status quo in Nuova Zelanda Sostenitori della monarchia costituzionale e della repubblica: intervista al politologo Liam Casinger

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Sydney – In Nuova Zelanda continua lo storico dibattito circa l’impostazione più appropriata dell’assetto statale che vede, da un lato, i sostenitori dell’attuale monarchia costituzionale con a capo la Regina d’Inghilterra, dall’altro chi chiede un referendum per introdurre un assetto repubblicano.

L’ex colonia britannica è un Paese dalla storia peculiare, una tra le ultime terre ad essere scoperte e colonizzate dagli Europei grazie alla remota posizione geografica. Stato arcipelagico composto prevalentemente dalle due isole maggiori – Isola del Nord ed Isola del Sud –  è stato scoperto dal primo Europeo soltanto nel 1642, per divenire poi parte della Colonia del New South Wales, oggi Stato australiano che ospita la città di Sydney, nel 1788. E’ stato solo nel 1841 che la Nuova Zelanda ha potuto beneficiare dello status di colonia autonoma, gettando le basi per un incessante sviluppo tuttora in corso.

Un anno prima, lo storico Trattato di Waitangi venne firmato tra i rappresentanti della Corona britannica e diversi capi delle tribù Maori dell’Isola del Nord, stabilendo un governatorato inglese sulle terre del Paese, riconoscendo la territorialità dei Maori ed accordando al loro popolo lo status di sudditi della corona. Tale trattato è stato una pietra miliare della storia neozelandese, ma al contempo ha rappresentato uno dei molti punti controversi nello sviluppo dell’assetto dello Stato, principalmente a causa delle diverse interpretazioni scaturite dall’approssimativa traduzione in lingua Maori.

Nel 1853 alla Colonia della Nuova Zelanda venne concessa la prima forma di autogoverno, mentre nel 1891, alle soglie del XX secolo, il Paese espresse un forte interesse nel progetto di prendere parte ad una federazione di colonie australiane, al punto da partecipare alla National Australia Convention tenutasi a Sydney nello stesso anno. Il destino del Paese prese tuttavia un’altra strada e, quando nel 1901 la colonia australiana divenne il Commonwealth of Australia, la Nuova Zelanda era già impegnata in un nuovo percorso alla ricerca di sempre maggiori autonomie.

Sei anni dopo, nel 1907, il Paese venne proclamato Dominio della Nuova Zelanda, perdendo lo status di colonia ed ottenendo ulteriori livelli di autonomia. Nella Conferenza Imperiale del 1926 venne decretato che i domini della corona fossero comunità autonome e non subordinate all’Inghilterra nella gestione dei propri affari nazionali, mentre nel 1947 venne ratificato lo Statuto di Westminster, che parificava il potere legislativo dei domini a quello di Londra, mentre tra il 1983 ed il 1986 vennero rimossi gli ultimi legami costituzionali tra Inghilterra ed ex colonia, portando all’attuale status di Reame di Nuova Zelanda.

Gli ideali repubblicani si sono sviluppati, nel tempo, di pari passo con il riconoscimento di sempre maggiori livelli di autonomia, facendo dell’attuale discussione sul potenziale assetto repubblicano uno degli storici dibattiti nel Paese, in corso da diversi decenni. Un ulteriore, fondamentale, aspetto di questa vicenda è rappresentato dalle posizioni del popolo Maori, che rappresenta circa il 15% della popolazione totale e vanta una crescente influenza culturale nel Paese.

Di questo dibattito ne abbiamo discusso con Liam Casinger, politologo indipendente e commentatore politico neozelandese.

 

Mr. Casinger, come è quando si sono sviluppati sentimenti di sostegno ad un assetto repubblicano in Nuova Zelanda?

Generalmente si cercano le radici di tali sentimenti a partire dalla ratifica dello Statuto di Westminster del 1947, tuttavia le prime ideologie in tal senso si riscontrano a partire dalla proclamazione di ‘Dominio della Nuova Zelanda’ del 1907. Queste ultime non supportavano direttamente l’idea di una nuova importazione repubblicana – era troppo presto per questo – ma rivendicavano l’autonomia politica, giuridica e culturale che è stata alla base dei movimenti successivi.

Qual è l’attuale situazione al riguardo, è lecito attendersi cambiamenti importanti nel breve periodo?

La discussione ha ripreso un certo vigore negli ultimi anni, in un certo senso alimentata dall’attuale Primo Ministro della Nuova Zelanda, John Key. E’ un conservatore nel pieno senso del termine, ma ha sostenuto l’idea di una repubblica neozelandese sin da quando era all’opposizione. Gli ultimi sondaggi mostrano percentuali comprese tra il 30% ed il 40% di persone favorevoli alla proclamazione di una repubblica e ad un capo di stato neozelandese, probabilmente anche questi dati hanno spinto il governo a posticipare il referendum popolare inizialmente previsto per la fine di quest’anno. Si parla dell’inizio del 2015, ma credo che non avverrà così presto.

Quali sono le posizioni dei Maori in questo dibattito e come sono cambiate nel corso del tempo?

Come tutti i Neozelandesi, anche i Maori hanno opinioni diverse e sono spesso divisi. Abbiamo però sondaggi che coprono quasi 20 anni della nostra storia più recente, e i risultati sono piuttosto stabili: circa i due terzi dei Maori sono a favore di una repubblica neozelandese, contro percentuali decisamente inferiori dei Neozelandesi di origine europea. Molte di queste tendenze socio-politiche sono state discusse nell’interessante saggio di L. J. Holden.

Chi è contrario ad una repubblica e sostiene lo status quo, cita il Trattato di Waitangi come uno dei maggiori scogli, qual’è la sua posizione su questo tema?

La scusa del Trattato è stata utilizzata molto spesso nel passato per impedire o rallentare processi riformativi che si sono rivelati estremamente utili per lo sviluppo della Nuova Zelanda. Se oggi il nostro Paese è un esempio di successo delle politiche di integrazione lo dobbiamo proprio al fatto che non siamo rimasti ancorati al passato. La maggior parte dei giuristi e degli accademici è d’accordo nell’affermare che qualora la Nuova Zelanda divenisse una repubblica il Trattato di Waitangi non sarebbe di alcun ostacolo. E’ infatti una prassi giuridica antica quella che vede un nuovo assetto statale assumersi le responsabilità di quello precedente. Un assetto repubblicano, inoltre, permetterebbe allo stato di discutere in maniera molto più trasparente i punti controversi del Trattato di Waitangi, rafforzando ulteriormente il rapporto tra istituzioni e popolo Maori.

Il Primo Ministro neozelandese, il conservatore John Key, ritiene che la trasformazione in repubblica sia “inevitabile”. Quali sono le motivazioni alla base di questa affermazione, secondo la sua opinione?

Ritengo che John Key si riferisca al fatto che l’evoluzione della Nuova Zelanda sotto il profilo sociale ed economico non possa non sfociare, prima o poi, nell’acquisizione di una piena autonomia dalla corona britannica. Credo anche che abbia specificato che non si aspetta che questo accada durante il suo mandato, ma è comunque stata un’affermazione che ha fatto riflettere diversi membri di maggioranza ed opposizione.

 

Il dibattito continua dunque ad essere attuale, continuamente alimentato da eventi come il Royal Tour del Principe William e della moglie Kate Middleton in Australia e Nuova Zelanda, conclusosi di recente. Sondaggi effettuati tra coloro che avevano espresso un esplicito interesse per gli affari della famiglia reale, hanno mostrato una preferenza di circa l’85% nel mantenere la Regina d’Inghilterra come capo di stato, ma i risultati di tali sondaggi sono stati contestati da diversi esperti, i quali hanno precisato che un interesse nelle vicende private dei membri della famiglia reale non deve essere confuso con una avversione nei confronti di un’eventuale riforma costituzionale in senso repubblicano. La politica discute di questa vicenda in modo aperto, con sostenitori ed oppositori della repubblica in entrambi gli schieramenti, mentre i Greens sono l’unica forza politica apertamente schierata a favore di tale riforma costituzionale.

Un’ulteriore vicenda che contribuisce a tenere vivo il dibattito è quella del proposto cambiamento della bandiera neozelandese, estremamente simile a quella australiana e caratterizzata dalla Union Jack – la bandiera britannica – nel quadrante superiore di sinistra.

Come accennato da Liam Casinger, gli ultimi sondaggi effettuati in modo imparziale e senza influenza da parte di avvenimenti esterni mostrano che una percentuale di Neozelandesi compresa tra il 30% ed il 40% è favorevole ad una repubblica e ad un capo di stato neozelandese, mentre quasi due terzi della popolazione ha espresso preferenza per il mantenimento dello status quo, soddisfatta dello stato attuale delle cose.

Nonostante, dunque, la Nuova Zelanda dimostri una vivacità di dibattito sconosciuta alla vicina Australia su tali temi, le opinioni dei Neozelandesi in materia – con l’eccezione dei Maori – sembrano chiaramente orientate verso posizioni conservatrici, mentre l’attenzione di studiosi, politici e media rimane incentrata sulla data del futuro referendum popolare, ancora da stabilire.

 

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