venerdì, dicembre 14

Repubblica Dominicana: sulla strada giusta Nell’America Latina che cresce, spicca anche la Repubblica Dominicana. Ecco perché

0

A proposito di America Latina e di crescita, abbiamo già parlato di necessaria diversificazione tra gli stati e delle realtà, nel particolare, che stanno avanzando più delle altre. Tra i tassi di crescita maggiore, troviamo, insieme a quello di Panama e della Bolivia, anche quello prossimo al 5% della Repubblica Dominicana.

Sono tante le sfide ancora da affrontare, dalla comprensione su come arginare al meglio i disastri naturali come uragani e terremoti al raggiungimento di una crescita più inclusiva e sostenibile. Nonostante ciò la Repubblica Dominicana sta godendo di una significativa riduzione della povertà e di una forte crescita economica che, negli ultimi 25 anni, resta una delle più forti nell’intera regione latinoamericana.

Il tasso medio annuo è ora circa del 5,3%; nel 2015 e nel 2016, una crescita prossima al 7% e, poi, nel 2017, un rallentamento dovuto all’aumento dei prezzi del petrolio e dei tassi d’interesse sui mercati internazionali e anche alle conseguenze degli uragani Irma e Maria. Infatti, dopo una crescita zero nel mese di Settembre, ed un innalzamento al 6.8% nel mese successivo, lo scorso anno si è chiuso con una media del 4,6%. L’economia dominicana, insomma, dopo tutto, si è dimostrata solida e non ha affatto deluso le aspettative. Per questo 2018 ci si aspetta una situazione simile ed un PIL, sostenuto dalla forte domanda interna, -come abbiamo detto- prossimo al 5%. E in futuro? Ci sono tutte le caratteristiche perché la crescita rimanga a questi livelli o, perché no, arrivi a toccare percentuali più alte.

Il tasso di povertà è sceso dal 30,8% nel 2015 al 28,9% nel 2016, secondo le statistiche ufficiali. Si prevede altresì che continuerà a diminuire, benché ad un ritmo più lento rispetto agli ultimi anni, poiché la crescita del PIL si avvicina al potenziale di crescita a medio termine del Paese. Altra nota positiva: il Governo ha stanziato il 4% del PIL per il settore dell’istruzione. Niente di nuovo poiché lo sta facendo da ormai cinque anni, di anno in anno. Passi in avanti, quindi, relativamente alla sfera educativa -più in positivo rispetto a quanto è accaduto a Panama, come abbiamo visto ieri-.

Anche la disoccupazione è calata negli anni: da un 14% registrato nel 2015, ora si è arrivati a poco più del 5%. Un notevole miglioramento. In positivo anche le esportazioni: da 9523 miliardi di dollari nel 2015, si è arrivati ad un totale pari a più di 10 miliardi di dollari.

Tuttavia, qualcosa è ancora di ostacolo: le ristrettezze fiscali e l’aumento del debito pubblico limitano, infatti, la capacità di spendere di più a favore dello sviluppo del capitale umano e per il miglioramento della competitività del settore privato. Anche nei settori dell’acqua e dell’elettricità andrebbe rivisto qualcosa, sempre in termini di aumento della competitività.

Bene, ma certo, si potrebbe fare di più. Con qualche riforma per rafforzare la sostenibilità fiscale, in particolare aumentando le entrate fiscali e migliorando la gestione delle finanze pubbliche, si raggiungeranno fantastici traguardi. Ma vediamo quali sono gli ingredienti del successo della Repubblica Dominicana.

Il PIL, nel 2017, ha raggiunto i 75,9 miliardi di dollari. I settori più produttivi? Quello manifatturiero (9,9%), quello delle costruzioni (9,8%), del commercio (8,5%), dei trasporti (8,2%) e, infine, quello del turismo (7,9%). A proposito di turismo, è proprio questo uno dei pilastri dell’economia dominicana: costante il trend in rialzo con un picco record di 6,2 milioni di visitatori (il 6,8% in più rispetto al 2016). Il fine è raggiungere, però, i 10 milioni di visitatori entro il 2020 generando ricavi stimati per 7.2 miliardi di dollari. È naturale che questa sia la sfera che genera attualmente anche più interessi: gli investimenti stranieri nelle infrastrutture turistiche, infatti, continuano ad aumentare. Sono ormai parecchi i resort e gli hotel di lusso in fase di costruzione o programmati per  essere concluso quest’anno o, al massimo, durante il prossimo.

A giocare un ruolo importante è anche l’attività mineraria, cresciuta del 26,5% nel 2016 e poi e diminuita del 3,4% nel 2017, comunque incentivata dal nuovo sfruttamento del ferro-nichel, la cui estrazione era stata interrotta nel 2013. Rilevanti anche le estrazioni di oro della Barrick Gold per Pueblo Viejo, una miniera d’oro situata nella regione centro-settentrionale della Repubblica Dominicana, la più grande miniera d’oro del continente e la seconda più grande del mondo. La compagnia Barrick Gold, la più grande società di estrazione dell’oro al mondo, ha sede a Toronto ma ha attività in Argentina, Australia, Canada, Cile, Papua Nuova Guinea, Perù, Arabia Saudita, Stati Uniti, Zambia e, appunto, Repubblica Dominicana, L’estrazione di oro ha raggiunto i 708 milioni di dollari, rendendo l’azienda ancora una volta uno dei principali contributori alle casse pubbliche statali.

Altro capitolo, quello del debito pubblico che, alla fine del 2017, ha raggiunto 37,2 miliardi di dollari, pari al 48,9% del PIL. In questo contesto, ad essere al centro del piedistallo sono proprio le obbligazioni ‘sovrane‘, diventate una normale fonte di finanziamento, sia a livello internazionale che nazionale. Nel 2017 la Repubblica Dominicana ha emesso e venduto bond per un valore di 1,7 miliardi di dollari. Inoltre, nel mese di Febbraio di quest’anno, il Governo ha emesso le sue prime obbligazioni internazionali in pesos dominicani (DOP) per un totale di 40.000 milioni di dollari. La domanda rimane buona nei mercati internazionali; ecco perché queste sono diventate la forma strumentale preferita per l’indebitamento esterno. Alla fine del 2012 il totale cumulato di obbligazioni emesse dal Governo era di 2,8 miliardi di dollari; si stima che entro la fine del 2018 sarà di 13,1 miliardi di dollari. Fate voi.

Ottimo l’aumento delle entrate dello Stato, cresciute dell’11% nel 2017 rispetto al 2016 e parallelamente, il blocco del deficit fiscale fermo al 2,4% del PIL, una percentuale minore rispetto all’anno prima. Per la fine del 2018, il Governo si è prefissato di ridurre il disavanzo fino a toccare il 2,2% del PIL. I privati, le agenzie e gli analisti dubitano tutti della capacità del Governo di raggiungere i propri obiettivi di disavanzo; perché? Perché il dato si basava su una stima precisa: quella del prezzo medio del petrolio di 48,6 USD a barile. Vedremo presto come andrà a finire per il 2018.

Intanto, il Governo si è mosso anche sul lato normativo, implementando regolamenti e perfezionando così il sistema fiscale al fine di limitare almeno l’evasione, piaga molto diffusa nel Paese. È probabile, secondo le previsioni, che presto assisteremo ad una riforma fiscale più completa e rivisitata nei particolari. Mentre al Governo si pensa che molte esenzioni dovrebbero essere eliminate e le tasse rimodulate, il settore privato, dall’altro lato, sostiene l’opportunità di inserire regolamenti più severi insieme ad un miglioramento della qualità delle spese governative. Cosa certa è che il sistema è da rivedere: le disposizioni contemplano 140 incentivi fiscali ed esoneri che creano una varietà di ‘regimi speciali’ piuttosto eccessiva.

Altra nota: il Ministero dell’Industria e del Commercio ha creato un progetto pilota per rafforzare le pratiche di gestione aziendale e puntare sull’imprenditoria giovanile: diverse le iniziative, come i programmi per la raccolta di fondi, tutte volte a responsabilizzare le comunità nel prendere rischi per amor del business e gestire con successo le nascenti startup. Inoltre, innegabile come questo abbia il potenziale di attrarre anche gli investitori che cercano di avere vantaggio da  buone promesse imprenditoriali.

Un grosso step in avanti per favorire questo settore è arrivato sotto le vesti di un prestito di ben 300 milioni di dollari da parte della Inter-American Development Bank nel 2017. Uno sforzo che mira a sostenere i regolamenti finanziari al fine di aumentare la produttività, promuovere la creazione di istituzioni per finanziare lo sviluppo produttivo e migliorare la protezione dei contratti e delle transazioni. Inoltre, si punta ad aggiornare i processi amministrativi, facilitare la crescita della competitività e aiutare le istituzioni che si concentrano sulla promozione dell’innovazione e degli sviluppi produttivi.

La Repubblica Dominicana, insomma, supportata delle istituzioni internazionali e dalla sua stessa caparbietà è già sulla buona strada verso il raggiungimento dei propri obiettivi. Se andrà avanti così, la crescita economica non potrà che continuare.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore