sabato, Luglio 31

Repubblica Dominicana, il dramma degli haitiani A oggi solo 300 persone hanno ottenuto il permesso di soggiorno

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Nella Repubblica Dominicana si stima che siano circa un milione gli individui soprattutto di origini haitiane cui è stato negato o sottratto lo status di cittadino. Apolidi che da sei mesi rischiano di dovere lasciare il Paese e tornare con effetto immediato nell’altra metà dell’isola. È scaduto lo scorso 17 giugno infatti il Piano di regolarizzazione per gli stranieri presenti sul territorio, termine entro il quale tutte le persone senza documenti che vivono nella Repubblica avrebbero dovuto registrarsi presso le autorità governative. Nel frattempo, proprio al confine con Haiti, le autorità dominicane avrebbero predisposto autobus e centri di smistamento, suscitando il timore che molti degli haitiani che vivono nel Paese possano essere cacciati.

Perché decine di migliaia di dominicani di origine haitiana sono apolidi? La risposta risale al settembre 2013, quando una sentenza della Corte Costituzionale tolse ai figli di migranti haitiani la loro cittadinanza con effetto retroattivo fino al 1930. Ma l’irrisolta questione degli apolidi nella Repubblica Dominicana ha origini molto più remote. L’immigrazione haitiana nell’altra metà di Hispaniola è iniziata nel secolo scorso. In principio era stato Rafael Leonidas Trujillo, dittatore a Santo Domingo per oltre trent’anni  e sopranominato ‘la tigre dei Caraibi’, a reclutare manodopera haitiana acquistandola direttamente dal presidente Paul Eugene Magloire. L’industria della canna da zucchero aveva bisogno di forza lavoro a basso costo e Haiti poteva offrirne in quantità pressoché illimitata. Il declino del settore zuccherificio e la rapida automazione del lavoro nei campi ha lasciato migliaia di persone senza lavoro; ciononostante i flussi migratori verso la Repubblica Dominicana non si sono affatto arrestati, neanche dopo che la fuga dell’ex dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier nel 1986 aveva aperto la strada a nuove speranze di rinascita per la fragile Haiti. Così la Repubblica Dominicana ha scoperto sul suo territorio migliaia di indesiderati.

Dagli anni Novanta il Governo di Santo Domingo ha dato il via a una serie di leggi mirate a discriminare gli stranieri, in particolar modo le persone provenienti dalla vicina Haiti. Per la verità, fino al 2010, conformemente al diritto dello ius soli, chiunque fosse nato nella Repubblica Dominicana aveva diritto alla cittadinanza. Con la modifica della Costituzione approvata il 26 Gennaio 2010, però, l’estensione della cittadinanza è stata esclusa ai discendenti di immigrati privi di documenti. Una tendenza confermata nel 2013 con la già accennata pronuncia della Corte Costituzionale (sentenza TC 168-13), che ha negato la cittadinanza a migliaia di dominicani di origine haitiana, privandoli di fatto dei più elementari diritti civili. In altre parole, pur non possedendo la nazionalità haitiana e non avendo -per la maggior parte- mai lasciato la Repubblica Dominicana, a partire dal 2013 i migranti haitiani non possono registrare i figli alla nascita, iscriversi a scuola o all’università e nemmeno spostarsi all’interno del Paese senza rischiare l’espulsione.

A maggio del 2014, in seguito alle violenze scoppiate per tale decisione e sotto la pressione della comunità internazionale, il Governo dominicano si è visto costretto ad approvare una legge (169-14) che consente alle persone con genitori stranieri privi di documenti, la cui nascita non è mai stata registrata all’anagrafe nazionale, di chiedere il permesso di soggiorno come stranieri e, dopo due anni, anche di essere naturalizzati. In concreto, la legge 169 ha dato solo una risposta parziale al problema, dividendo in due gruppi differenti le persone interessate dal provvedimento.

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