domenica, Ottobre 17

Repubblica Ceca, tra ripresa e crisi field_506ffb1d3dbe2

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Esattamente come dopo il crollo del muro di Berlino, quando i Paesi dell’Europa dell’Est si trovarono a dover ripensare al proprio sistema economico che non poteva più basarsi sul metodo sovietico ma nemmeno sul modello capitalista, dopo la crisi dell’Eurozona iniziata nel 2008 molti dell’Est Europa stanno cercando alternative economiche e strategiche valide rispetto a quanto seguito sin ora. Tra coloro che vedono la necessità di una svolta nel proprio Paese vi è l’economista ceca Ilona Svihlikova, attivamente impegnata nella creazione di un’alternativa economica per la Repubblica Ceca. «Sin dall’inizio abbiamo aderito al libero mercato ma partendo da una posizione di svantaggio. Eravamo quasi una vera e propria colonia della Germania, questa è la realtà. Se si guarda infatti ai pilastri su cui si basa la nostra economia si scopre che essa è in mani straniere» ha affermato la Svihlikova durante un intervista a Praga a inizio febbraio, «Ora bisogna cambiare le cose»

Per questo motivo tre anni fa Ilona Svihlikova ha dato vita ad un’organizzazione chiamata “Alternative from Below” (alternativa dal basso) per dare una svolta all’economia del Paese. «Abbiamo cercato di ispirarci a ciò che avviene negli Stati Uniti e nei New Economy movement che stanno nascendo in moltissimi Paesi. Il nostro fulcro è realizzare progetti che possono aiutare concretamente la popolazione, anche se poco», ha affermato, «ciò che stiamo cercando di fare è di far capire all’élite politica che sta sbagliando, che la crisi va affrontata in modo diverso. Cerchiamo di diffondere il lavoro della comunità in tutta la Repubblica ceca, utilizzando diversi strumenti come il bilancio partecipativo e valute locali. Cose finora sconosciute qui». Il bilancio partecipativo è una tecnica sviluppata in Brasile che coinvolge i cittadini nella creazione di budget a livello locale per lo sviluppo dell’area in cui i fondi vengono raccolti. Esso nasce come risposta alla sparizione di denaro pubblico, spesso incanalato in tangenti e fondi occulti, utilizzabile per lo sviluppo locale delle infrastrutture. Secondo la Svihlikova questo metodo è fondamentale per contribuire alla ripresa economica del Paese e a liberarsi del cancro della corruzione e dei mal funzionamenti a livello governativo.

Oggi l’economia della Repubblica Ceca è in leggera ripresa, lo si può vedere da alcuni dati in crescita, tra cui l’incremento dello 0,2% del Pil nel terzo trimestre del 2013 rispetto a quello precedente. Un dato in controtendenza rispetto alle previsioni di una contrazione, diffuse in precedenza dall’istituto nazionale di statistica, il Cesky statisticky urad. A questo dato poi si aggiunge anche la crescita registrata nel periodo aprile-giugno, a conferma dell’uscita da tunnel di una recessione durata un anno e mezzo. La cautela è comunque d’obbligo, in considerazione del fatto che lo stesso Ufficio statistico ha evidenziato comunque nel terzo trimestre un calo dell’1,2% del pil rispetto allo stesso periodo del 2012. 

Il rischio però è quello di commettere lo sbaglio che Praga fece nel 2001, quando l’economia ceca sembrava avviata a una fase di sicuro sviluppo, mentre nei mesi successivi poi tutto quell’ottimismo si rivelò mal riposto. Ciò non dovrebbe accadere oggi in quanto la ripresa economica americana e l’aggancio all’Unione europea sembrano dare sostegno all’economia ceca. In particolare la produzione industriale a novembre è cresciuta su base annua del 6,2% (addirittura dell`8,8%, al netto degli effetti di calendario), con un netto passo avanti rispetto al +3,5% del mese precedente. Questo risultato è stato ben al di là di tutte le attese, soprattutto in quanto a crescere sono state in particolare le commesse all’industria giunte dall’estero, cresciute del 14,3%, e dovute in particolare alla Germania, primo partner commerciale della Repubblica Ceca.

Le ultime sferzate della coda della crisi non vanno però sottovalutate. A fine dicembre il tasso di disoccupazione è salito all’8,2%, rispetto al 7,7% del mese precedente, come era stato già in precedenza previsto dagli analisti. Ciò è da attribuirsi in primo luogo alla fine dei tipici lavori stagionali, autunnali, nell’agricoltura, ma anche alla difficoltà per le aziende di allargare il proprio organico in un momento in cui si hanno sì segnai positivi ma ancora deboli. Buona parte delle imprese, infatti, escludono l’ipotesi di nuove assunzioni e intendono razionalizzare meglio l’organizzazione aziendale e migliorare la produttività.

Per far fronte a questo problema, nell’unico mese in cui all’esecutivo si è avuto il governo tecnico di Jiri Rusnok, successo a quello di Petr Nečas che si è dimesso per un pesante scandalo di corruzione, è stato varato un decreto che permette l’incremento degli incentivi a favore delle imprese che investono a creano occupazione nelle zone della Repubblica ceca afflitte da elevato tasso di disoccupazione. Inizialmente sono state stanziate circa 50 mila corone (circa 1800 euro) per ogni nuovo posto di lavoro creato, ma l’incentivo dovrebbe salire, appena il nuovo governo si sarà insediato, a 200 mila corone (7.400 euro). La condizione è che l’investimento avvenga nei distretti dove la disoccupazione raggiunge una diffusione superiore almeno del 50% rispetto alla media nazionale. Come sta avvenendo in alcune zone della Moravia e della Boemia settentrionale.

Tutto questo è valido tanto più che negli ultimi mesi si sono sommate alle difficoltà economiche anche quelle politiche. La combinazione tra una crisi economica che dura da diversi anni e la disputa tra il governo e il Parlamento potrebbe avere gravi conseguenze. In particolare il nuovo governo di coalizione di centro-sinistra, che ha ottenuto martedì in tarda serata il suo primo voto di fiducia in parlamento, potrebbe non poter contare su una maggioranza parlamentare stabile e dunque implementare come promesso politiche volte a stimolare la crescita economica. A favore del gabinetto guidato dal premier Bohuslav Sobotka si sono espressi 110 dei 181 parlamentari presenti in parlamento.

In un momento in cui la situazione economica traballante e a stento si vedono spazi di ripresa, dovrebbe esserci un governo forte a guidare il Paese, o quantomeno uno capace di attuare politiche economiche concrete, e nuove, tali da portare a compimento la ripresa economica.

 

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