martedì, Ottobre 19

Repubblica Ceca: elezioni, migranti rom tra Zeman e Drahos Nel testa a testa tra i due leader, centrale la questione dei rom

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Poco più di 13.000 cittadini cechi hanno rivendicato la nazionalità Rom nel censimento del 2011. Eppure il Consiglio d’Europa stima che siano circa 250.000 i Rom che vivono nella Repubblica Ceca, poco meno del 2% della popolazione. Questo testimonia il timore dei Rom e quanto sia radicata la discriminazione, da molto tempo, in tutta Europa: risale alla seconda guerra mondiale il genocidio dei Rom e il “campo degli zingari” ad Auschwitz-Birkenau è diventato un simbolo importante per la commemorazione dell’Olocausto. Anche prima di quei tragici eventi, le discriminazioni non avevano tralasciato i Rom. Ma da quel momento in poi la persecuzione e la discriminazione hanno assunto molte forme.

Nel dopoguerra – ricorda Celia Donert – le più grandi comunità rom europee vivevano nell’Europa orientale e non occidentale, nelle “democrazie popolari” che avevano promesso una nuova emancipazione della classe operaia dove discriminazione razziale e sessuale non avrebbe dovuto trovar posto. Il socialismo sembrava agli occhi della comunità rom la via per l’ uguaglianza, per il riconoscimento visto quanto l’ Unione Sovietica aveva fatto di buono negli anni ’20 e ’30 nei confronti della loro minoranza. Durante la Primavera di Praga del 1968, mentre i Cecoslovacchi cercavano di creare un socialismo democratico “con un volto umano”, i Rom cechi e slovacchi combatterono per stabilire le proprie associazioni, per essere riconosciuti come cittadini a pieno titolo della loro patria socialista e per ottenere un risarcimento per le vittime rom della persecuzione razziale nazista. Ma i regimi socialisti nell’Europa del dopoguerra non fecero niente di tutto questo e gli stati post-stalinisti rianimarono le campagne contro il “nomadismo” zingaro e dibattiti sulla sterilizzazione coercitiva delle donne rom. Tuttavia, negli anni ’70, i Rom della Cecoslovacchia socialista e della Jugoslavia erano alla testa di un nuovo movimento internazionale rom che richiedeva il riconoscimento della nazione rom.

La situazione non è molto cambiata negli ultimi decenni se è vero che tre anni fa Amnesty International, in un rapporto pubblicato in occasione della giornata internazionale dei Rom, aveva denunciato gli abusi e le persecuzioni, addirittura vere e proprie marce, di cui era vittima la minoranza. “Una situazione assolutamente inaccettabile”, aveva dichiarato Selmin Caliskan, segretario generale di Amnesty in Germania: «Invece di intervenire decisamente contro le violenze e le discriminazioni, molti politici europei blandiscono i pregiudizi dei loro elettori secondo i quali sarebbero i Rom stessi responsabili della propria emarginazione. Questo modo di esprimersi non fa altro che aizzare la propensione alla violenza già diffusa nella società».

Chiunque vinca le elezioni presidenziali, conclude, Celia Donert, la Professoressa dell’ Università di Liverpool, i Rom cechi e slovacchi continueranno ad affrontare lotte di lunga durata: ottenere un risarcimento per le donne Rom sterilizzate senza il loro consenso, per desegregare l’istruzione dei bambini delle scuole rom, o per combattere l’esclusione sociale.

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