lunedì, Settembre 27

Repressione politica in Cambogia anche con le cartelle esattoriali Il Governo in carica da 32 anni adotta tutti i mezzi possibili per costringere al silenzio i media e i partiti di opposizione

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Quando alla redazione della testata The Cambodia Daily si son visti recapitare una sanzione fiscale di circa 6 milioni di Dollari USA – 3.3 milioni in tasse inevase e 3 per interessi maturati – si son guardati in faccia, hanno fatto delle riunioni ed hanno cominciato a verificare se non fosse il caso di chiudere tutto e porre così fine ad una storia editoriale che dura da 24 anni, festeggiati proprio il 4 settembre scorso.

Il senso della cosa è parso chiaro a tutti, anche a chi in editoria e mezzi di comunicazione di massa è poco avvezzo, si tratta di una nuova e più recente forma di lotta politica capitanata dal Premier in carica, Hun Sen e dalla sua cricca che regna incontrastata da trent’anni. E che si tratti di un Potere incontrastato ultratrentennale è evidente anche per il fatto che la voce dell’opposizione, qualsiasi voce dell’opposizione, viene messa a tacere.

Alla fine di agosto, le stazioni radio fondate dagli americani Voice of America e Radio Free Asia, così come la indipendente Voice of Democracy che va in onda nella locale lingua Khmer, sono state silenziate per aver mandato in onda «programmi senza le necessarie autorizzazioni». Il portavoce del Consiglio dei Ministri, Phay Siphan ha definito il direttore di Voice of Democracy, Pa Nguong, un ‘agente straniero’ in un articolo apparso su The Cambodia Daily, riecheggiando i commenti che egli stesso fece a Febbraio, quando affermò che Radio Free Asia e Voice of America stavano dando appoggio e supporto al Cambodia National Rescue Party CNRP per scalzare l’attuale Governo.

Il Cambodian Centre for Independent Media, che tutela Voice of Democracy, ha affermato in un suo documento pubblico «che l’azione del governo per zittire i media indipendenti in Cambogia è motivata politicamente in preparazione delle elezioni generali che sono state fissate per il mese di luglio del prossimo anno». Sta di fatto che il Governo non ha presentato finora alcun documento o prova documentata per sostenere le proprie accuse.

Non a caso, nelle file del partito di Governo, il Cambodian People’s Party CPP, serpeggiano sempre più forti le preoccupazioni. E’ vero che all’ultima tornata elettorale regionale ha raggiunto il 70 per cento dei Comuni nelle elezioni locali dello scorso Giugno ma il voto popolare ha mostrato che attualmente il CPP ha solo un 6 per cento di vantaggio. Il risultato ha alimentato i timori interni al CPP, che si è trasformato in evidente e netta paura quando ha dovuto constatare d’aver perso 22 seggi in Parlamento nelle elezioni generali del 2013, la più grande perdita di posti in Parlamento di sempre, prima di affrontare una serie di proteste di massa nelle strade che si son protratte per mesi. A quel punto è partita la campagna di repressione condotta dal Governo in carica ed il CNRP è praticamente stato perseguitato in ogni momento ed occasione.

Il suo leader carismatico Sam Rainsy è in esilio, il suo sostituto e successore Kem Sokha è stato messo agli arresti domiciliari e due dei loro legali sono stati violentemente picchiati per strada. Non si può nemmeno elencare quella che finora è diventata una vera e propria litania di persecuzioni da parte del Potere nei confronti delle opposizioni. Una pratica, di fatto, diventata quotidiana.

Il CNRP ha raggiunto il 13 per cento nelle elezioni comunali del 2012 e tutto ciò nonostante le persecuzioni in atto. Questo – secondo gli osservatori – potrebbe stare a significare che la popolazione cambogiana stia voltando sempre più le spalle a Hun Sen che governa da ormai 32 anni, persino i conducenti di Tuk Tuk, un serbatoio politico molto appetito in Cambogia, soprattutto nella frequentatissima Phnom Penh, dove si affollano in gran numero anche gli stranieri. Alcuni di questi conducenti di Tuk Tuk hanno riferito di aver ricevuto – in occasione delle elezioni di Giugno – 5 Dollari USA a testa per partecipare ad una manifestazione del CPP, cioé un terzo di quello che essi mediamente guadagnano in una buona giornata di lavoro. Ed hanno anche aggiunto di aver rifiutato quella proposta in denaro perché non votano né hanno voglia più di votare per loro.

Il fenomeno di sezioni dell’elettorato ‘storico’ del CPP che vanno via via voltando le spalle ad Hun Sen lo si assiste anche nelle zone agricole del Paese, un vero e proprio zoccolo duro dell’elettorato CPP. Per gli osservatori, si tratta di un elettorato certo non istruito e aperto a comprendere le astuzie della Politica ma è altrettanto noto che il contadino ha sì le scarpe grosse ma il cervello fino. E soprattutto, quando si parla di proprietà terriere, gestione agricola e tutto ciò che riguarda il lavoro nei campi, si tratta di gente parecchio competente. Ebbene, per decenni, vi è stata una politica alquanto allegra nelle concessioni terriere, ufficialmente per sostenere le esportazioni cambogiane di zucchero, olio di palma, gomma, circa la metà dei terreni arabili è stata data via con questo metodo di concessioni. Molte di queste sono state date senza un processo regolare, una lettera aperta di Human Rights Watch conferma che non vi è stato rispetto alcuno nemmeno per quel che riguarda i diritti delle persone coinvolte, le espropriazioni hanno seguito corsi assolutamente alieni rispetto ai principi di trasparenza e di legge. Non si tratta di cose di poco conto. Più di mezzo milione di cambogiani si son visti espropriati e sfrattati dai terreni sui quali stavano lavorando da anni, praticamente fin dal 2000, secondo un report di Radio Free Asia. Nella sola ultima settimana, circa 400 famiglie hanno ricevuto l’ordine di sfratto dai propri terreni vicino ad una piantagione di albero da gomma che successivamente sono stati concessi a Hun Mana, figlia di Hun Sen.

Il progetto nemmeno troppo recondito del CPP è di vincere le prossime elezioni con qualsiasi mezzo a disposizione. Per gli operatori dei media cambogiani, Cambodia Daily in testa, zittire i media significa contribuire a mettere ulteriormente la Cambogia nel cono d’ombra dei media internazionali, così che il CPP possa operare con le mani libere e convincere quante più persone che va tutto bene a Casa Cambogia. Nel frattempo, la campagna contro il CNRP continua senza soste.  Ora gli si vorrebbe addossare una macchinazione contro il Governo in carica, stando a quel che afferma l’attuale Ministro degli Interni, Sar Kheng. Il National Institute for Democracy, una organizzazione USA che finora ha prestato sostegno e training al CNRP, ha ricevuto l’ordine di chiudere lo scorso 23 Agosto per non aver effettuato la relativa registrazione presso il Ministero degli Affari Esteri oppure l’Ufficio delle Tasse ed il suo staff è stato espulso per intero. Sono stati anche esibiti documenti per comprovare che aveva dato sostegno al CNRP per dare vita ad un movimento rivoluzionario. In realtà, il National Institute for Democracy aveva cercato di registrarsi già nel mese di Settembre del 2016 ma era stato letteralmente ignorato. In Cambogia la repressione continua.

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