lunedì, Novembre 29

Repressione manifestazioni No pass: Mattarella non c’entra Per giustificare la direttiva si cita il Capo dello Stato. Ma la richiesta di Mattarella è esattamente l’opposto: è quella di agire politicamente per contrastare politicamente certe assurdità

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È buona norma, anzi, un dovere di onestà e lealtà, nonché, incidentalmente, di rispetto per chi ci legga, riportare le citazioni intere e nel loro contesto. Perché altrimenti, pur essendo precise, possono essere interpretate male e indurre a prendere decisioni diverse da quelle dovute. O, peggio del peggio, a giustificare, con la scusa dell’’ipse dixit’ provvedimenti discutibili, se non illeciti.
Mi riferisco, come ben si intende, ai provvedimenti, di cui ho parlato ieri, di divieto di manifestazioni No passmobili in centro, per motivi di sicurezza Covid. Peraltro, il sindaco Giuseppe Sala, nell’approvare il provvedimento, faceva riferimento agli intasamenti nei centri delle città, e non al Covid.
Bene, sia come sia, il provvedimento è stato preso: manifestazioni non in centro e statiche, che -siccome noi parliamo inglese anche per fare pipì- sono ‘sit-in’.
Si potrebbe obiettare che il sit-in è ancora più pericoloso della manifestazione ‘mobile’, dato che i manifestanti starebbero seduti (o anche in piedi? dipenderà dal commissario di turno) ad alitarsi in faccia, per di più, dato che sono superiori al virus, senza mascherina. Poi i manifestanti, stanchi di stare seduti sul selciato, se ne tornano a casa ad infettare nonni e nipoti.
Tanto, come noto, il virus non esiste, e i morti sono stati ammazzati dai medici stessi negli ospedali: parola di Monsignor Carlo Maria Viganò, che, detta la cosa, ha pure benedetto gli astanti. Potrei chiedere se quella benedizione valga o meno, o sia una bestemmia, ma sorvolo.
Fin qui tutto bene. Anzi tutto male, anzi malissimo.

L’ho già scritto, non mi ripeto. La libertà di manifestazione e di pensiero è garantita dalla Costituzione, che, guarda un po’, garantisce anche quella di spostarsi dove si vuole e quando si vuole. E quindi vietare le manifestazioni, sia pure ‘certe’ manifestazioni, con la scusa delle infezioni non va. Si possono, con grandissima cautela e solo caso per caso, impedire quelle violente; si debbono (e non lo si fa mai) impedire quelle fasciste. Ma poi basta.
E invece pare che lo si voglia fare: parola -e direttiva– della signora Luciana Lamorgese, e quindi di Mario Draghi.
Vi saranno ricorsi ai TAR eccetera, ma intanto vietate sono, o meglio, impedite.
Ma, per giustificare ciò che si fa, si cita il Capo dello Stato. Il quale, permettetemelo, persona perfettissima e integerrimissima, è il Capo dello Stato, non la strega di Benevento e nemmeno il Papa: quando parla può anche dire (con tutto il rispetto, lo scrivo in ginocchio sul granone) fesserie. E, specialmente, quello che dice non è la verità rivelata, è solo e sempre una sua, ponderata quanto si vuole, opinione. Autorevole, sicuramente, da leggere con attenzione e rispetto, certamente, ma una sua opinione, mai un comando. Ma, comunque, quando si usa quello che dice, bisogna citare e usare tutto quello che dice.
Ci sarebbe da aggiungere, inoltre, che posto che le opinioni del Presidente della Repubblica sono importanti, usarne le parole per giustificare azioni di dubbia legittimità, ricorda quella famosa vicenda «mamma Ciccio mi tocca», dove la parte importante è il seguito «toccami … », perché può essere un modo per dire, io lo cito, ma tanto lui non replica per dirmi che ho capito male e io vado avanti.
Francamente mi sorprende parecchio che dal Quirinale non sia arrivata nessuna precisazione. Perché? Ecco, guardate.

Posto che la parola del Presidente non è una affermazione giuridicamente vincolante, né obbligatoria, se la si vuole utilizzare bisogna leggerla bene.
Sergio Mattarella, infatti, ha detto, testualmente: «In queste ultime settimane manifestazioni non sempre autorizzate hanno tentato di far passare come libera manifestazione del pensiero l’attacco recato, in alcune delle nostre città, al libero svolgersi delle attività. Accanto alle criticità per l’ordine pubblico, sovente con l’ostentata rinuncia a dispositivi di protezione personale e alle norme di cautela anticovid, hanno provocato un pericoloso incremento dei contagi». Dunque, Mattarella critica l’impedimento alla vita normale, in quanto deliberato e non ben motivato, tanto più che chi ‘protesta’ lo fa ostentatamente senza misure di protezione dal Covid.
Orbene, tanto per cominciare, Mattarella dice una cosa ovvia rivolta ‘contro’ il Governo che, di fronte all’ostentazione del rifiuto delle misure di sicurezza, nulla hanno fatto. Diciamolo francamente, è compito delle autorità obbligare, e se del caso multare, chi gira senza mascherina, eccetera. Lasciare correre non rientra nelle facoltà degli organi esecutivi: anzi, è un reato, si chiama omissione di atti d’ufficio. Ma questi ultimi, hanno utilizzato le parole di Mattarella ben più articolate per vietare le manifestazioni e obbligare ad un sit in, per di più molto più pericoloso per la salute, come dicevo sopra.
Però, Mattarella non ha detto solo questo. Poche righe prima, infatti, si legge: «Occorre recuperare il consapevole coinvolgimento dei cittadini. E vorrei suggerire cautela nel ricorrere a misure che sembra possano ovviare a difficoltà momentanee e che, tuttavia, inciderebbero sui modelli di partecipazione democratica, accettandone la riduzione di livello».
Signora Lamorgese, sono certo che lei, e non solo lei, sa leggere. Spero anche capire.
Tanto più che subito dopo la frase centrale, dai ‘terzi’ utilizzata per impedire le manifestazioni, Mattarella ha aggiunto: «Le forme legittime di dissenso non possono mai sopraffare il dovere civico di proteggere i più deboli: dobbiamo sconfiggere il virus, non attaccare gli strumenti che lo contrastano e lo combattono. E in ogni caso atti di vandalismo e di violenza sono gravi e inammissibili e suscitano qualche preoccupazione, sembrando, talvolta, raffigurarsi come tasselli, più o meno consapevoli, di una intenzione che pone in discussione le basi stesse della nostra convivenza».
‘Sconfiggere il virus’, ‘proteggere i più deboli’ … cioè imporre l’uso delle mascherine, eccetera. Se poi la signora Lamorgese, ‘per prudenza’, come già ha fatto, preferisce non intervenire facendo le multe previste dalla legge, ne deve rispondere lei e chi con lei è d’accordo. Specie perché, come suggerisce Mattarella, quelle manifestazioni sono ‘tasselli’ di una sorta di rivoluzione. E la rivoluzione si combatte trasferendo i ‘rivoltosi’ in periferia? Con un pizzico di ironia (sicuramente ignota alla signora Lamorgese): Fidel Castro iniziò la rivoluzione alla Caserma Moncado in periferia dell’Avana e poi arrivò in centro, forse anche rispettando i semafori!

Invero, la richiesta di Mattarella è esattamente l’opposto a quanto si è fatto: la richiesta, se capisco bene, è di agire politicamente per contrastare politicamente certe assurdità. Monsignor Viganò va contestato nel merito, non arrestato… disprezzato sempre!
Troppo comodo scaricare il problema politico e ridurre tutto a repressione. Tanto più, lo sappiamo bene tutti e forse anche qualcuno al Governo, che la repressione storicamente aumenta la volontà di rivolta.
Insomma, d’accordo che la signora Lamorgese è una ‘tecnica’, e che ‘tecnico’ è anche Draghi, ma un po’ di teoria politica elementare dovrebbero conoscerla. Ma specialmente sapere che comprimere le libertà costituzionali è … incostituzionale!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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