lunedì, Novembre 29

‘Report’, tra no-vax e processo al giornalismo Altro che no-vax, è in gioco la libera espressione di una libera stampa sempre più scomoda per un potere che non vuole contraddittorio

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Pure Sigfrido il ‘vichingo’ ha toppato mettendo anche Wagner in difficoltà? No, non è il wagneriano ciclo dei Nibelunghi di cui vorrei parlarvi, anche perché Wagner non è tra i miei preferiti con la sua epica germanica überalles e la deflagrazione del suo dramma romantico. Ma questo è altro e non voglio tediarvi con temi scomodi. Parlo di Sigfrido Ranucci fatto oggetto in pochi giorni di due attacchi, uno esterno di tipo politico, l’altro interno di tipo aziendale, supportato da politici. L’erede di Milena Gabanelli che cerca ancora di fare informazione con ‘Report’, insieme alla migliore trasmissione ‘vecchio stile’ (non è il vecchio come datazione ad essere obsoleto, è il brutto che anche ‘modernissimo’ può essere deleterio)nell’asfittico e rissoso panorama televisivo italiano, ovvero ‘Presa Diretta’ sempre della Rete RaiTre, eccezioni a ricordo di antiche stagioni culturali ormai sommerse dal grigiore omologante del ‘grigio’, ricordate Giorgio Gaber? Si affronta un solo tema alla volta, al massimo uno e mezzo, con la frazione che diviene il trailer della puntata seguente. Insomma, nessuno urla, non c’è lo stadio con le tifoserie la cui bruttura subculturale ha sostituito la politica, la cultura, l’intelligenza con i politici in larga maggioranza fattisi risucchiare dal modello del tifoso ultra e sovente delinquente che occupa le curve, di calcio. Quelle curve cui lo Stato ha mostrato per anni colpevole assenza.

Lì guardi un programma e devi star fermo a capire, in silenzio e sforando l’asfittico tempo di percezione e saturazione proprio dell’età della velocità elettronica che ha di molto ridotto profondità ed intelligenza. Oggi, con il digitale, produce solo opinioni di ignoranti saccenti e televisivamente e nelle piazze violenti, oggi con la pandemia da virus, di cui quelli che non vogliono fare vaccini o certificati ed altri obblighi ed impegni ne sono il triste spettacolare esempio. A cui, fateci caso, da mesi viene assicurata una copertura mediatica senza pari. Della serie, come in uscita il film Freaks out, i mostri di oggi che quanto più sono ‘freaks’, simili a quelli terribili del famoso film del 1932 durissimo poi ritirato dalla Mgm perché ritenuto troppo oltre per stomaci delicati. Che oggi posano a dissidenti, libertari ricevendo clamore offerto da un circuito mediatico in crisi per la concorrenza spietata di piattaforme e news virtualiche assegna loro ruoli di augurabile ‘disturbo’ nella commedia spettacolare così da potersi garantire ascolti meno deprimenti di quelli attuali ed una riproduzione di polemiche ed ulteriori dibattiti. Che sia una tizia europarlamentare pagata anche con i miei soldi, un’ex lega negazionista che come tanti certifica con qualche dato scorporato e circoscritto qualche pubblicazione forse scientifica per dire che i vaccini sono la malattia, il covidin sostanza è poca roba e tutte le azioni decisioni e scelte delle istituzioni sono illiberali, dittatoriali. Con citazioni strumentali ritagliate a mo’ di copia ed incolla, come fanno oggi coloro i quali non sanno di non sapere. Oppure un senatore leghista ‘duro e puro’ che malamente trattato dalla Berlinguer si tappa la bocca in diretta gridando in silenzio alla censura. E naturalmente alla dittatura, quella di un apparato mediatico che non dà voce ai seri ma fa molto straparlare questi finti dissidenti. E la chiamano censura, in attesa di andare in tutte le altre trasmissioni!

Partiamo dall’attacco politico, legittimo quanto strumentale. Sigfrido che nella puntata di ‘Report’ del 1° novembre, in replica il 6 novembre ha l’ardire, agli occhi sensibili di chi dirò, di porre qualche domanda a proposito delle coperture vaccinali, dell’utilità della somministrazione delle terza dose di vaccino, il cosiddetto richiamo, urgente ora che qualche dato aumenta, per ‘fragili’ molto anziani e medicalizzati con diverse patologie. Apriti cielo! Onorevoli quasi bipartisan, del Pd, di (forza) Iv e di Fitalia sparano sulla curvatura no-vax che sarebbe stata impressa dal servizio dal titolo ‘Non c’è due senza tre’. Il Ranucci sarebbe reo di aver ‘legittimato’ alcune delle tesi con cui i diversamente intelligenti no-vax gridano contro la dittatura, che sfilano vestiti da simildeportati dei campi di concentramento nazisti (follia logica storica, dell’intelligenza), che gridando vogliono una nuova Norimberga (!!) allora contro i nazisti, oggi contro governi, case farmaceutiche, istituzioni varie, politica ‘asservita’ ai voleri della famosa Big Pharma che esiste, eccome, ma che esiste da decenni e che da tempo impone cure medicine e terapie ricavandone profitti giganteschi. Che sarebbero anche legittimi, spendendo miliardi in ricerca e non avendo la vocazione di enti di mutuo soccorso, salvo che per essere stati coperti da istituzioni deboli, in primis l’Europa, e che comunque, ciò che non si dice mai, ricoperti di lauti finanziamenti pubblici per sveltire le ricerche di un vaccino. Oltre al comprensibile quanto ignobile rifiuto di congelare la proprietà dei brevetti per favorire i paesi più poveri. Del che ad oggi l’80% dei Paesi ricchi industrializzati sono addirittura alla terza dose, mentre in quelli poveri forse si arriva al 10% della copertura vaccinale. Questo il vero scandalo.

Ma al netto di tutto ciò non particolarmente nuovo nel novero dei comportamenti e scelte umane, senza vaccini avevamo molti più decessi. Quelli che stanno colpendo proprio i non vaccinati. Il problema semmai è che i governi si sono piegati a tempi procedure tariffe dei vaccini su cui i grandi produttori lucrano più di quanto sarebbe tollerabile da una media (ammesso che esista) accettazione morale. Sono gli stessi, i non vaccinati che da decenni si imbottiscono nelle sue aree ricche con medicine e terapie che tutti hanno sempre accettato senza profferir verbo. Si pensi solo all’abnorme ingurgitamento planetario di ansiolitici, antidepressivi, psicofarmaci. Gli attuali no cure dov’erano, diversi di questi non hanno mai preso medicine, curandosi magari con la ionoterapia, la meditazione, lo yoga, la sana alimentazione o le preghiere al proprio Dio? E per quali patologie? Qualcuno ha avuto anche l’abominio di curare tumori e patologie gravi con infusi e depistaggi mentali ed intellettivi.

Ho visto la trasmissione incriminata, in cui si parlava di una copertura totale e terza dose in Israele, campo di sperimentazione di massa con Pfizer a cui è stata offerta la possibilità di mappatura e classificazione dell’intera popolazione. Poi si è parlato dei diversi tempi in cui la vaccinazione è cominciata ponendosi il problema di come coprire quelli partiti prima nel vaccinarsi, da gennaio di quest’anno la cui copertura sarebbe molto variabile con l’emersione di varianti aggressive e, pare, meno letali, per i già vaccinati. E poi ancora, una riflessione su studi non condotti sugli anticorpi vaccinali che ci darebbero maggiori e più puntuali informazioni circa la curva di rischi di contagio. Insomma i politici che sono insorti oltre a generiche giaculatorie sulla deriva non vaxiana del Ranucci non sono andati, dicendo solo che così si fa un favore alle tesi negazioniste. Ma Sigfrido è un giornalista, scopre dati raccoglie informazioni e pone quesiti, poi è la politica che deve assumersi le responsabilità di fare salute pubblica a cominciare da una corretta comunicazione ed altri strumenti. Perché proprio qui si viene instaurando un approccio che non deve far affacciare dubbi fatte in trasmissione ascoltando diversi scienziati del mondo, alcuni critici su tempi e metodi scelti da Israele, che ha comunque una popolazione ridotta, intorno ai 10 milioni di abitanti. Tutto ciò, insieme con qualche dubbio manifestato su scelte e screening fatti o meno dall’Istituto Superiore di Sanità, basta a tacciare un operatore pubblico di ammiccare ai no vax? Qui siamo nell’angusto quanto scomodo territorio del ‘va tutto bene’, eccetto per quegli ancora e sempre lì 6-7 milioni di italiani che il generale pennuto non riesce proprio a far vaccinare? E come, con camionette e cannoni? Allora si doveva forzare se Stato autorevole, caro Draghi onnipotente di cui non può in alcun modo esser messa in discussione alcuna decisione, e questo al netto dello stile autorevole può e deve essere discusso del suo comando, questo forse il vero problema non detto. Non ho risposte, ciò che appare è un territorio minato di estrema difficoltà per qualsiasi decisore, e far finta di mostrare che problemi non ce ne devono essere si finisce per dar fiato proprio a quelli che in vario modo attaccano tutto e tutti, in un negazionismo cosmico oltre se stessi. E che gli altri si fottano.

Secondo aspetto, la polemica aziendale. Bianca Berlinguer, conduttrice del programma ‘Cartabianca’ che si svolge con un palinsesto diverso, attacca Ranucci dolendosi che Egli abbia fatto ricorso alla tv di un concorrente, La7 del programma proprio agli antipodi di quelli di RaiTre facendo parlare e zittire dal conduttore con un fare da vigile, decine di persone con svariati temi che si protraggono o notte inoltrata. La conduttrice è stato subito sostenuta da due ‘mitiche’ figure del mini partitino renziota, tali Paita e Nobili, due fondamentalisti di quell’accrocchio che grida sempre all’odio contro di loro, come fatto sovente pure dalla Supernova, l’ex ministra Bellanova, quell’altra che piangeva per gli immigrati facendogli avere un permesso di soggiorno l’anno scorso di 6 mesi e poi ognuno si salvi chi può. Oltre a qualche altra figura. E perché l’attacco frontale? Perché Ranucci, per la Berlinguer, doveva sfogarsi in casa, non in un canale di un concorrente. Magari da Lei. Qui vi sono altri elementi, uno dei quali potrebbe anche essere che il Sigfrido è un vicedirettore mentre Lei no. E qui potremmo dire di gelosie interne di cui possiamo ipotizzare l’esistenza, come in ogni posto di lavoro del mondo. Ma che la Berlinguer abbia parlato, e subito gli onorevoli le hanno dato man forte, è che nessuno di loro si è preso la briga di una piccola decisiva verifica. Bastava chiedere. Difatti Ranucci è andato in tv dal Floris dopo aver chiesto regolare ‘permesso’ dai responsabili della rete pubblica. Permesso accordato, dunque la polemicuccia quali finalità e quali messaggi trasversali voleva mandare? Tanto che il Ranucci ha dovuto anche ribadire due volte che Lui come tuta la sua Redazione sono ovviamente vaccinati. Queste polemiche tra giornalisti ma soprattutto con la politica, o alcuni gruppi, rilascia uno dei problemi del nostro tempo su cui occorrerà tornare, concernente il sempre più stretto ed indigesto modo di dare notizie e discutere senza dover continuamente esser minacciati da un potere che ovunque sta allargando la sua sfera di intoccabilità. Nelle dittature e negli stati autoritari i giornalisti vengono uccisi, Russia docet, Malta e tanti, troppi paesi, Filippine, Messico, mentre in quelli democratici si pretendono dai giornalisti pure nomi e referenti degli informatori. Per non dire delle mosse di pressione per cui grandi colossi industriali, politici e quant’altro minacciano giornalisti e testate di risarcimenti considerevoli solo perché si parla di loro. Una censura preventiva. Insomma, altro che no-vax, qui è in gioco la libera espressione di una libera stampa sempre più scomoda per un potere che non vuole contraddittorio.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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