mercoledì, Maggio 12

Renzusconi, le Istituzioni, l'Economia field_506ffb1d3dbe2

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Riforme, Renzi al Pd: siamo al rush finale

L’ (encomiabile) attivismo estivo di Matteo Renzi ce l’aveva fatto dimenticare: questo è un Governo Renzi-Berlusconi. Se era chiaro prima della sospensione parlamentare agostana, ora, pur nel baillamme delle nomine a Camere riunite di due membri della Corte Costituzionali ed otto del Consiglio Superiore della Magistratura, è patente. Il nodo dei nodi restano le Istituzioni. La farsa delle votazioni, con Luciano Violante ed Antonio Catricalà (per la Consulta) lasciati a lungo in balia dei venti, cioè dei voti segreti, i membri del Csm eletti con il contagocce. Ma sono scosse d’assestamento. L’accordo c’è, e regge. Giovanni Toti e Denis Verdini lo hanno reso esplicito per conto del Capo: «Non entriamo al Governo perché contiamo già abbastanza così». Poi va a sapere, ma… La vera questione, ora,è il ruolo che il nuovo organo di autogoverno dei giudici potrà avere. Saprà avere. La presenza di personalità di grande rilievo disturba ed inquieta, sin sul Colle.

L’Industria registra un calo del 25% in sette anni. Indagati i nuovi vertici dell’Eni, nominati da Renzi, che ribadisce la bontà della sua scelta (invita i giudici a tenere giù le mani anche dai suoi uomini in Emilia e Romagna che si appresta al voto di Novembre, indagati per spese incongrue). Sotto accusa nel colosso energetico il nuovo Amministratore Delegato, Claudio De Scalzi, il nuovo capo della Divisione Esplorazioni, Roberto Casula, l’ex Amministratore Delegato, Paolo Scaroni. E naturalmente Luigi Bisignani, che non manca mai. Imputata una tangente da 200 milioni di dollari per  una concessione al largo della Nigeria. La Banca Centrale Europea afferma che la crescita è lenta, e continuando di questo passo l’Italia rischia. Secondo il Presidente, Mario Draghi (italiano ed ex Governatore della Banca d’Italia) «Senza investimenti non ci sarà nessuna ripresa». E Draghi, pur nell’evidente differenziazione dal Presidente del Consiglio non ha mai picchiato, anzi nei limiti del suo mandato ha aiutato ripetutamente il nostro Paese. E, quindi, se lancia questo grido d’allarme… Tutto ciò mentre, questo venerdì, il Vertice dei Ministri delle Finanze dell’Unione Europa, riunito a Milano in conseguenza del nostro semestre di Presidenza, è il banco di prova per capire quanto l’appeal renziano sia riuscito a trascinare con sé i Paesi riottosi: specie quelli dell’area di influenza politica della Merkel ed i nordici. Certo, le decisioni strategiche non  vengono prese in questa sede, ma si tratta di un ottimo termometro per capire dove tira il vento. L’Eurogruppo annuncia la riduzione delle tasse sul lavoro.

Intanto rinviato nuovamente l’esame da parte del Consiglio dei Ministri del Piano di tagli. Mentre il periclitante responsabile della Revisione della Spesa, Carlo Cottarelli, se n’è volato più o meno in vacanza negli Stati Uniti, si slitta. Primo obiettivo, quasi scontato, la Sanità su cui si ipotizzano tagli attorno ai 3 miliardi. La Spending Review si concentra sugli F35, che probabilmente saranno almeno dimezzati, dopo la mozione del Pd con primo firmatario Gian Piero Scanu, che questo chiede. Aggiungendosi ad altre già presentate da Movimento Cinque Stelle, Lega e Scelta Civica.

Per la scuola però, finalmente ed auspicabilmente, via libera all’assunzione di oltre 30.000 persone, che occuperanno posti vacanti e disponibili. Sono 15.439 docenti, altri 13.342 di sostegno, poi 4.599 di personale e 620 dirigenti.

E, per ora, è tutto. 

 

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