domenica, Agosto 14

'Renzismo' oltre la Leopolda

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Tali divisioni si sono poi trasformate in vere e proprie spaccature quando Renzi, prendendo consapevolezza della propria forza comunicativa e circondandosi degli uomini giusti, è riuscito a culminare la scalata politica nella più alta poltrona istituzionale.
Borriello però si sbottona: “Che piaccia o meno, Renzi ha sempre chiesto un partito che sia per le gente e stia in mezzo ad essa, mentre a livello locale il partito democratico tuttora non si è rinnovato affatto. Il problema sono i capibastone, i segretari che sono lì da ventanni. Sui territori c’è ancora una forte chiusura al rinnovamento”, spiega Borriello. “In effetti, sul territorio il distacco dei militanti rispetto all’attività politica si avverte” ,ammette la giornalista Ranucci,i circoli sono troppo chiusi. Molta gente dice che bisognerebbe fare una Leopolda sui territori, che non sia confinata alla città di Firenze. Si avverte la mancanza di Renzi sui territori. Lì ci vorrebbe una sua maggiore presenza fisica e decisionale. Manca anche una sua presenza nel partito”. Questi sono gli umori delle coscienze civiche.
Alla Leopolda si sono contrapposte nel corso degli anni diverse manifestazioni partorite dalle diverse anime di un centro sinistra, oggi più che mai scisso. Tali eventi che, a detta degli organizzatori, non sono mai stati il contraltare della Leopolda, sono confluiti quest’anno nella grande manifestazione della Cgil alla quale erano presenti le diverse anime del Pd. “La Leopolda all’interno del Pd ha sempre diviso perché coloro che la animano riescono a parlare a una fetta di società civile ben più ampia rispetto a quella con cui riusciva a interloquire la vecchia ‘ditta’ del Pd. Quella fetta che non si riconosce in nessun partito. In essa si parla di problema concreti, le tasse, il lavoro, il futuro degli italiani e delle giovani generazioni”. “Le divisioni interne anziché indebolirla l’hanno rafforzata”, aggiunge Ranucci. Dopo cinque anni la Leopolda ha subito una metamorfosi interna. Si è istituzionalizzata. Questo cambiamento i partecipanti lo hanno avvertito, alcuni non lo hanno gradito. “L’ultima edizione non è stata coinvolgente come le altre” conferma Borriello “le misure di sicurezza hanno posto una distanza tra il leader e i suoi sostenitori. Se prima Renzi era attento uditore delle proposte dei suoi sostenitori, quest’anno gli impegni istituzionali gli hanno imposto di allontanarsi dalla platea, di fare continue telefonate, di tenere incontri e vertici nel backstage della Leopolda”. “Alcuni si sono lamentati per la presenza di bodyguard che cercavano di tenere la situazione sotto controllo. Per altri è stata una passerella per troppi rappresentanti di governo, per i renziani dell’ultima ora, e per la gente che era andata lì solo apparire e per scattare selfie con Renzi e i vari Ministri”, chiosa la giornalista parlamentare Ranucci, eletta nell’assemblea del Pd del Lazio e di Roma e già membro della direzione del Pd capitolino.
Esiste inoltre un dibattito interno ed esterno al Pd “C’è chi come Ivan Scalfarotto, attuale Sottosegretario alle Riforme Costituzionali, ritiene che la Leopolda abbia ormai assolto il suo compito” dice Borriello. “Altri invece sostengono che la Leopolda non è un totem e non necessariamente deve svolgersi ogni anno”, dice Romana Ranucci. Questi sono gli umori dell’agorà politica. Ci spiega meglio la sua idea lo stesso Ivan Scalfarotto tra gli aderenti e i promotori della Leopolda: “La Leopolda è nata in una situazione completamente diversa da quella attuale, proponeva una forma di innovazione dall’esterno. Prima nasceva come una sfida al potere costituito. Oggi non è più il luogo di elaborazione alternativa, ma istituzionale. Ora chi promuove la Leopolda ha responsabilità di Governo. E chi governa deve essere in grado di coinvolgere, spiegare e comunicare allesterno le proprie proposte”. Per il resto, dice il Sottosegretario di Stato alle Riforme Costituzionali, “non credo ci siano particolari differenze rispetto agli altri anni“.
Si tratta di un cambiamento fisiologico inevitabile che, secondo Scalfarotto, non va ad inficiare sulla natura partecipata dell’evento.  Riguardo alla possibilità di una Leopolda dei territori aggiunge “Più che di Leopolda dei territori io parlerei di un ricambio della classe dirigente nel Partito democratico, cosa che è avvenuta a livello centrale ma non in tutti i territori”. Sulla presunta mancanza di Renzi sui territori chiosa: “Il Presidente del Consiglio ha una serie di impegni istituzionali e non ha il dono dell’ubiquità. È chi dirige il partito insieme a Renzi che deve avere attenzione tanto a livello centrale quanto ai territori.
Un fatto è certo. Oggi c’è una realtà che è l’alter ego della Leopolda, che non potrà al momento offuscarla dati i grandi i numeri che ancora oggi l’evento renziano fa registrare.
L’obiettivo della Leopolda è quello di creare una sinistra che riuscisse a superare gli steccati dell’ideologismo. Un grande partito che si proiettasse verso un dialogo non solo con i ‘tesserati’ del partito ma anche con la stragrande maggioranza dei non iscritti ai partiti succedutisi nel corso degli ultimi vent’anni (Ds, Margherita, Pd).
L’intento della contro leopolda, mai dichiarato, era quello di ostacolare l’evento renziano. Anche se non tutti sanno che la Leopolda sorge dal connubio Renzi-Civati, poi trasformatosi in antitesi. Nasce dall’idea della rottamazione.
Renzi lancia il sasso nell’oceano per la prima volta in un’intervista rilasciata ad agosto 2010 su Repubblica. L’intervista ebbe uneco fortissimo, a cui bisognava dare un seguito. Occorreva un trampolino di lancio. Così si rivolge a Civati, che aveva già esperienza nell’organizzazione di eventi simili”. Il dato Leopolda è tratto. Il divorzio personale oltre che politico tra i due è un aspetto noto alle cronache. Non tutti sanno però che Civati è l’ideatore di un altro evento la Politicando‘, una sorta di minileopolda. “Definirla un’antileopolda è eccessivo. Del resto, Pippo non è mai stato un nemico della Leopolda, a differenza di altri esponenti della minoranza Dem che ne hanno sempre parlato male” intercala Borriello.
L’aspetto innovativo della Leopolda è che l’operaio specializzato lavorava allo stesso tavolo del professionista per cercare di mettere insieme una proposta. Questo è ciò che ha sempre detto di volere Renzi: un partito inclusivo in cui non vi siano correnti strutturate, perché la corrente è di per sé respingente”, aggiunge il giornalista. Ecco come nasce l’dea Leopolda, dalla consapevolezza di un centro sinistra che non riusciva neppure a scalfire la muraglia del centro destra berlusconiano. “La Leopolda è un luogo di aggregazione, in cui il politico sta in terza, o addirittura in quarta fila, ascolta le proposte che provengono dai cittadini e le trasforma in programma di governo. Alcune delle 100 proposte partorite durante le prime due edizioni della Leopolda, nel 2010 e 2011, sono oggi leggi dello Stato, come la fatturazione elettronica, o anche la dichiarazione dei redditi precompilata, la legge elettorale, l’abolizione del Senato elettivo. Diciamo che sono tutte proposte ‘leopoldine’. Certo, la strada da fare è ancora lunga, perché di quelle 100 proposte, finora poche sono state trasformate in atti di governo. Un governo che, però, c’è da dire, esiste solo da un anno e mezzo ed è di larghe intese”, conclude Borriello.

 

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