venerdì, Luglio 30

Renzi: un complotto contro il Governo field_506ffbaa4a8d4

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Ha il sapore di una leggenda metropolitana, di quelle storie che non sai come, ma viene ripetuta fino a quando qualcuno non la riferisce proprio a chi per primo l’ha messa in circolo. Questa volta, sono citazioni colte, chi ne è destinatario non è sicuro le conosca. Sono tre frasi, su altrettanti ‘post’ lasciati nelle scrivanie degli inquilini di palazzo Chigi. La prima è una frase di Sofocle: «Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a quando non lo si vede gestire il potere». La seconda citazione è di Seneca: «La prima arte che deve imparare chi aspira al potere è di essere capace di sopportare l’odio». Infine un epigramma di Ambrose Bierce: «Abuso: si parla di abuso di potere quando l’autorità viene esercitata in modo da noi sgradito».
Tre ‘avvertimenti’, e chissà se il destinatario, Matteo Renzi, gli ha dato almeno di un’occhiata. Perché non fa in tempo a scendere la scaletta dell’aereo che lo riporta in Italia dal non esaltante ‘tour’ americano, un paio di minuti per cambiare la camicia immancabilmente bianca, ed ecco la ‘grana’ di quell’indagine sul petrolio e le trivellazioni in Basilicata che rischia di avere sviluppi imprevedibili e incontrollabili.

Non tanto per la mozione di sfiducia preannunciata dalle opposizioni. Quella mozione è il meno. Neppure chi la presenta ha voglia di mettere in discussione davvero l’Esecutivo e rischiare di andare a casa. No, quella è tutta scena, un gioco delle parti. Renzi sembra aver chiaro quale sia la posta in gioco, e sibila: «È evidente che siamo in un momento di attacco politico; quindi da un lato dobbiamo continuare a parlare di ciò che serve al Paese, e che stiamo facendo; contemporaneamente a chi ci attacca dobbiamo essere pronti a replicare passo passo, punto punto».
Colpo su colpo, sapendo che l’assedio sarà lungo, durerà fino a ottobre. Perché l’obiettivo vero dell’offensiva scatenata è il referendum costituzionale: li ci si gioca tutto, è il grande slam che verrà tentato. E per portare a casa quello scalpo l’obiettivo primo da colpire è il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi; affondata lei, l’Esecutivo subirebbe un colpo mortale.

Renzi è troppo abile per indicare nei magistrati titolari dell’inchiesta lucana gli strumenti ‘operativi’ della ‘grande macchinazione’. Sa anche troppo bene che uno scontro diretto su quel fronte equivarrebbe a un suicidio; al tempo stesso, la parola d’ordine ai suoi sodali è: «Nulla sarà come prima». Subito, dal dire al fare: massiccia offensiva mediatica, per rivendicare il buon e giusto operare del Governo; e poi la direzione del Partito, non senza prima la promessa di portare in tribunale chi osa infangare il buon nome del PD. E per quel che riguarda il referendum sulle trivelle, ribadita la scelta pro-astensione, anche se chi andrà a votare potrà farlo liberamente.

Renzi vuole chiudere in fretta ilGuidi-gate‘. ‘O con me, o contro di me‘, è la parola d’ordine. Non per un caso intervistato da Lucia Annunziata per la sua trasmissione ‘In Mezz’ora‘, rivendica la paternità di quell’emendamento che incautamente l’ex Ministro Federica Guidi ha, com’è noto, anticipato giuliva al compagno. Rivendica e rilancia: «L’ho deciso io, è roba mia. Se i magistrati vogliono sentirmi su questo sono pronto anche subito». Sa bene, Renzi, che i magistrati non cadranno nel tranello di convocarlo, sarebbe un vero e proprio boomerang per la loro inchiesta. Nonostante il ‘No grazie’ della Procura di Potenza Renzi può dire a destra e manca che «c’è un attacco politico della Santa Alleanza di chi vuole fermare il cambiamento, noi siamo quelli che sbloccano i cantieri. E così abbiamo fatto anche in Basilicata con un’opera ferma dal 1989».

C’è, in questo quadro, un particolare da spiegare: se il Governo non ha nulla da rimproverarsi, perché Renzi ha così perentoriamente chiesto la testa di Guidi? Solo per una telefonata al compagno? Se aspettava a dirglielo una volta che era tornata a casa, cosa cambiava? Su questo insisterà in direzione la minoranza del PD. Un anticipo viene da Miguel Gotor: «Renzi prenda più nettamente le distanze dalle reti vischiose e troppo corte del capitalismo familiare». E se Renzi fa sapere che l’accusa di essere portabandiera delle lobby lo fa «tecnicamente parlando, schiantare dalla risate», non c’è dubbio che la questione non potrà essere liquidata con battute e sghignazzate.
Anche perché incombe l’incognita costituita dalle elezioni amministrative. Si vota per il Sindaco, con l’occhio fatalmente rivolto a palazzo Chigi. Napoli è data per perduta; la riconferma di Luigi De Magistris data per certa. A Roma la partita è ancora aperta: Roberto Giachetti recupera, ma contro di lui lavora buona parte dello stesso PD; a Milano la coalizione tiene, ma il candidato del centrodestra Stefano Parisi è in rimonta; e poi c’è stata quell’alzata di ingegno dell’Assessore ai Lavori Pubblici Carmela Rozza con la sua pennellata all’auto in divieto di sosta… Perfino nella sicura Torino i ben informati dicono che il Sindaco uscente Piero Fassino, che non ha combinato danni (di questi tempi è molto), al ballottaggio contro la candidata grillina ben vista nei salotti bene della borghesia sabauda, potrebbe avere qualche sorpresa.

Così, mettiamolo in conto. Sarà un ritornello quello di ‘poteri forti’ (come se potessero esserci ‘poteri deboli’), che si scagliano contro il ‘fare’ del Governo Renzi. Il ‘la’ viene dal Ministro Boschi: «Occorre avere due stelle polari: la legge e la propria coscienza. Io le ho rispettate entrambe. Ci attaccano i poteri proprio perché non siamo schiavi dei poteri forti, non siamo il terminale di niente e nessuno. Questo non piace a molti». Chi siano questi poteri, e perché facciano quello che secondo Boschi fanno? Ce lo dirà un’altra volta.
Certo è un po’ curioso. L’emendamento in questione inizialmente viene dichiarato inammissibile e rigettato dalla Commissione presieduta da Ermete Realacci, parlamentare del PD; poi, inserito nella legge di stabilità, votato con la fiducia; il compagno del Ministro Guidi viene indagato, ma il Presidente del Consiglio non ne sa nulla (Guidi non l’ha informato? Neppure Guidi lo sapeva?); non sa nulla del coinvolgimento del Capo di Stato Maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi … Il guaio è che forse, davvero, Renzi non sapeva. E quante altre cose non sa?

 

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