mercoledì, Giugno 16

Renzi supera con fatica il primo ostacolo image

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«Chi oggi attacca la legge elettorale non ha sollevato il tema della parità di genere per la segreteria o per il governo». Alla riunione di questa mattina con i deputati del Pd, Matteo Renzi ha detto esplicitamente che la battaglia sulla parità di genere è stato solo un modo per attaccare il governo. Cioè lui. Se fosse stato un tema così sentito, le grida di dolore per la Costituzione tradita si sarebbero udite anche negli altri due casi. Tentativi di affossare Renzi, approfittando del voto segreto su alcuni emendamenti, ci sono stati pure oggi ma la maggioranza ha retto seppur soffrendo più del previsto.

L’emendamento più temuto, a firma di Ignazio La Russa (FdI), era quello che introduceva il voto di preferenza. Era il più temuto perché appoggiato trasversalmente da tutti quelli che, per un motivo o per un altro, sono certi di non essere ricandidati in collegi sicuri alle prossime elezioni e quindi il voto di preferenza costituiva l’unica chance per rientrare in Parlamento. Nonostante la maggioranza (Pd, Scelta Civica e Forza Italia) conti sulla carta 387 voti, la maggioranza ha avuto la meglio per soli 35 voti di differenza (299 a 264).

Altro voto al cardiopalma è stato il voto sull’emendamento per la doppia preferenza di genere,  presentato da Gregorio Gitti (Popolari per l’Italia) che in un colpo solo avrebbe introdotto sia l’alternanza di genere sia il voto di preferenza (emendamento che poteva contare sui sostenitori di queste due battaglie oltre ai voti di Sel, M5S, Lega Nord e Centro Democratico). Un agguato studiato nei minimi dettagli per superare il quale il governo è stato costretto a richiamare in aula ministri e sottosegretari. La vittoria per soli 20 voti di scarto (297 a 277) dimostra che quei voti sono stati determinanti.

Passa l’emendamento, presentato dal governo, che rappresenta il fulcro della riforma e che introduce la soglia del 37% per ottenere il premio di maggioranza (con eventuale ballottaggio fra le prime due coalizioni), del 12% per i partiti in coalizione e dell’8% per i partiti non coalizzati. I partiti facenti parte di una coalizione dovranno superare il 4,5% (invece dell’8%). Lo scarto, per questa votazione, tolti gli assenti e quelli in missione, è stato di 51 voti.

La maggioranza ha chiesto e ottenuto anche la bocciatura dell’emendamento che proponeva le primarie obbligatorie. Emendamento sostenuto solo dalla minoranza del Pd data l’allergia di Berlusconi al concetto di primarie. Renzi, molto accortamente, ha fatto sapere che il Pd adotterà comunque queste regole al suo interno. 

In conclusione si potrebbe dire che Renzi ha sofferto ma ha vinto la prova di forza con l’opposizione interna. La partita si sposta al Senato dove i numeri sono più risicati ma dove non esiste il voto segreto. Chi vuole opporsi al proprio segretario dovrà farlo apertamente. Dipende dal futuro che Renzi ha intenzione di regalare ai senatori: ha capito che continuare a parlare di «abolizione del Senato» non aiuta. Ai senatori dovrà concedere qualcosa per il via libera. Quantomeno fargli scegliere come morire.

 

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