venerdì, Maggio 14

Renzi snobba la Camusso ‘Incontro surreale’ tra Governo e sindacati su Lavoro e jobs act. Presente la leader Cgil. Il Premier non si fa vivo

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Renzi Camusso

Non accenna affatto a sopirsi l’eco dello scontro fratricida esploso nel fine settimana tra le due anime del Pd, diviso tra ‘quelli della Leopolda’ e la ‘Piazza Rossa’ della Cgil. Si trasforma in una farsa il nuovo faccia a faccia tra Governo e Sindacati disertato dal Premier Matteo Renzi. Domani la delega sul jobs act arriva alla Camera, Stefano Fassina: «Se rimane così non la voto. Scissione molecolare in atto». Caro Katainen ti scrivo: il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan risponde alla lettera di chiarimenti della Commissione Ue sulla legge di stabilità. Domani la trattativa Stato-mafia entra al Quirinale con la deposizione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Re Giorgio era a conoscenza della trattativa?

Leopolda, il giorno dopo. Ernesto Guevara de la Serna, il guerrigliero argentino eroe della rivoluzione cubana storicamente noto come il ‘Che’, si starà certamente rivoltando nella tomba dopo che l’ex capogruppo di Scelta Civica alla Camera Andrea Romano, fresco di tessera Pd, lo ha paragonato niente di meno che a Gennaro Migliore, il parlamentare di Sel anch’egli passato armi e bagagli nel magico mondo renziano. Il ‘Che’ dalla Sierra Maestra alla selva boliviana, Migliore dal comunismo da salotto di Rifondazione/Sel ai tavoli tematici della Leopolda. Sta tutto in questo episodio, o parabola, il senso confuso del Partito della Nazione, un movimento-contenitore con cui Matteo Renzi spera di rimanere a Palazzo Chigi fino almeno al 2023.

Intanto, il rischio di scissione tra l’anima renziana e quella di sinistra del Pd aumenta ogni giorno di più. Nel pomeriggio di oggi il ‘Comandante Matteoha ripreso la suaguerra de guerrillacontro le residue resistenze dei Sindacati alla rottamazione dell’articolo 18 e dei diritti dei lavoratori decidendo di non presentarsi al vertice sul Lavoro. Sgarbo politico a Camusso. Governo rappresentato all’incontro tenuto al Ministero del Lavoro dal Sottosegretario Graziano Del Rio, dai Ministri Pier Carlo Padoan (Economia), Giuliano Poletti (Lavoro) e Marianna Madia (Funzione Pubblica). Dall’altra parte della barricata, pardon, del tavolo, i rappresentanti delle sigle sindacali confederali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl) i quali hanno dovuto prendere atto con amarezza che i Ministri presenti «non avevano mandato a discutere». «Mandateci una mail, si potrebbe tradurre così l’atteggiamento del Governo. Questo è il rispetto», ha commentato la ‘rivoluzionaria di San Giovanni’, «non ci pare una disponibilità all’ascolto. Incontro surreale».

Ma già dalla mattinata le voci di una deflagrazione piddina si rincorrevano. «Se il Pd diventa quello di chi dice che bisogna mettere dei paletti al diritto di sciopero, il Pd non esiste più», dichiara Gianni Cuperlo al ‘Corriere della Sera’ per rispondere alla sparata contro lo sciopero fatta alla Leopolda dal ‘Clark Kent della finanza italiana’ Davide Serra, AD del fondo di investimenti Algebris. «Scissione nel Pd? Il semplice fatto che se ne parli così di frequente significa che il rischio c’è», rincara la dose il presidente del partito Matteo Orfini, appena tornato dalla fuga tattica in Cina. Il punto lo coglie una rediviva Rosi Bindi. «Il mio partito non può diventare il partito di Serra e dire no alla piazza di sabato», affonda il colpo la donna politica definita da Silvio Berlusconi ‘più bella che intelligente, «se è così, si sbaglia e si aprono praterie a sinistra, perché‚ nel Pd molti si sentono più vicini alle ragioni di Landini che a Serra». Le truppe renziane, se pur coperte dalla versione soft offerta dai Media di Regime, sembrano spiazzate dal bagno di folla di piazza San Giovanni contrapposto alla claque della Leopolda orchestrata ‘a mano’ come nelle trasmissioni tv (guardare le immagini per credere). È il fedelissimo Davide Faraone a cercare di smorzare i toni («Non credo ci sia alle porte la scissione. Non si può puntare al bipartitismo, come fa Renzi, e poi puntare alla scissione»), dimostrando per la prima volta la paura dei figli della Leopolda di venire travolti e non abbracciati dalla reazione del ‘popolo della sinistra’.

Il già citato Ministro Padoan è stato costretto a prendere carta e penna virtuali per rispondere alla lettera di chiarimenti sulla legge di stabilità inviata la scorsa settimana all’Italia dal vicepresidente della Commissione Ue Jyrki Katainen. Il titolare di via XX Settembre ha messo nero su bianco un pacchetto di misure per ridurre in modo strutturale di 0,3 punti il deficit nel 2015 attraverso interventi del valore di 4,5 mld, così come da accordi intercorsi tra Renzi e il presidente uscente della Commissione Josè Barroso. Iniziativa apprezzata sia dai tanto vituperati ‘burocrati e tecnocrati’ di Bruxelles, sia dal ‘Wall Street Journal’, la bibbia del neoliberismo mondiale che invita Renzi a «tenere duro» contro la Cgil definita con disprezzo il «Movimento del Suicidio Economico italiano». Parere diametralmente opposto quello di Renato Brunetta che, insieme ai nemici di Sel, «pretende il ritorno in Aula della Nota al Def» perché, di fatto, «il Governo è stato chiamato dalla Commissione europea a riscrivere la manovra».

A poche ore dalla deposizione che il Presidente Giorgio Napolitano dovrà rendere al Quirinale ai PM di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-mafia, cresce la tensione negli ambienti istituzionali, soprattutto in quelli più legati alle sacre stanze del Colle. Non è un caso, allora, che il ‘Corriere della Sera’ apra in prima pagina con un articolo di Marzio Breda in cui il giornalista, oltra ad ostinarsi nel definire ancora «presunta» una trattativa ormai divenuta un ‘segreto di Pulcinella’, cerca di mettere le mani avanti evocando il «diritto di cronaca» per un’udienza al momento vietata a telecamere e taccuini. L’interesse degli ‘uomini del Corriere’ non è, naturalmente, la tutela del ‘diritto alla verità’ dei cittadini italiani rispetto al periodo stragista 1992-93. I Poteri Forti, al contrario, vedono come fumo negli occhi la possibilità che non meglio precisati «professionisti di una controinformazione a caccia di scandali», possano leggere nei silenzi e nei divieti imposti da Napolitano l’indizio del suo coinvolgimento diretto/indiretto nella trattativa. Invito alla trasparenza mediatica del giornale di via Solferino raccolto subito da Maurizio Gasparri. A questo proposito è illuminante una nota scritta il 20 luglio del 1993 (agli atti dell’inchiesta palermitana) in cui l’allora capo del Sisde Domenico Salazar individua una probabile trattativa in atto con Cosa Nostra collegandola alla «notizia fornita dal Sismi su possibili attentati agli onorevoli Spadolini e Napolitano». Il Presidente sapeva? E domani vuoterà il sacco? Sulla vicenda trattativa prende nettamente posizione Beppe Grillo che sul suo blog ospita un duro post anti-Napolitano firmato da Sabina Guzzanti. E pensare che solo ieri il capo del M5S, giunto in Sicilia per lo #SfiduciaDay contro il presidente della Regione Rosario Crocetta, era stato, appunto, messo in croce per l’ennesima provocazione in cui aveva definito i «valori che una volta aveva la mafia corrotti dal potere politico e finanziario». Sarà Grillo il nuovo Andreotti?

 

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